Frieda Fromm Reichmann e la terapia a orientamento psicanalitico

Frieda Fromm-Reichmann riuscì a curare molti pazienti con diagnosi di schizofrenia attraverso la psicoterapia e senza ricorrere ai farmaci. La sua opera, purtroppo, ha perso attualmente di visibilità.
Frieda Fromm Reichmann e la terapia a orientamento psicanalitico

Ultimo aggiornamento: 21 agosto, 2021

Frieda Fromm-Reichmann fu una psichiatra al di fuori delle righe per i suoi tempi. Riuscì a trovare un modo di operare diverso dalla repressione fisica o dai farmaci per curare chi all’epoca veniva etichettato come malato di mente. Negli Stati Uniti fu una delle divulgatrici più convinte delle teorie psicoanalitiche.

Considerata una rivoluzionaria nella storia del trattamento della schizofrenia, dovette parte della sua notorietà al famoso caso di Joanne Greenberg. La donna, considerata non trattabile e catalogata come “demente” non solo riacquistò la salute mentale grazie alla terapia con Frieda Fromm-Reichmann, ma si affermò come scrittrice.

La dottoressa Fried: è intelligente… Ma dopo averla conosciuta, ti rendi conto che per la piccola Clara Fried il cervello è solo l’inizio”.

-Joanne Greenberg su Frieda Fromm-Reichmann-

La sua opera più importante è Principles of Intensive Psychotherapy pubblicato nel 1950. Sono in molti a pensare che Frieda Fromm-Reichmann meriti un posto più rilevante nella storia della psicoanalisi, trattandosi di una delle menti neofreudiane più prolifiche e importanti.

Testa composta da quadratini neri.

Frieda Fromm-Reichmann, una giovane brillante

Frieda Fromm-Reichmann nacque il 23 ottobre 1989 in Germania. Di famiglia borghese, ebrea e molto conservatrice, Frieda era la maggiore di numerosi fratelli, tutti maschi. Il padre, per questo motivo, le concesse privilegi non comuni per una donna a quel tempo.

Uno di questi fu la possibilità di studiare medicina alla facoltà di Könisberg, dove si laureò a soli 19 anni. A 22 anni aveva già un dottorato in neurologia e psichiatria. Amava il suo lavoro e lo dimostrò dedicandovisi con passione fino alla morte.

Il suo primo lavoro si concentrò su soldati che avevano subito lesioni cerebrali durante la Prima Guerra Mondiale. Di questa fase sono i suoi primi articoli dal marcato accento scientifico. Terminato questo studio, prospettiva e lavoro ebbero una svolta.

La pratica della psicoanalisi di Frieda Fromm-Reichmann

Frieda Fromm-Reichmann smise di interessarsi all’aspetto biologico della sua professione per intraprendere un percorso diverso. J. H. Schults le aveva procurato alcuni saggi sulla psicoanalisi freudiana, che avevano acceso il suo interesse. In particolare restò affascinata dal tema del rapporto in terapia, del transfert e controtranfert.

Al suo studio si presentò un giorno un paziente speciale, Erich Fromm, già incontrato in alcuni circoli psicoanalitici. Il brillante paziente divenne in seguito suo marito con cui ebbe una burrascosa relazione che durò fino alla sua morte. La psichiatra mantenne  sempre il doppio cognome, anche dopo il divorzio.

A causa delle sue origini ebraiche, fu costretta a lasciare la Germania quando iniziò l’ascesa del nazismo. Visse in diversi paesi per stabilirsi infine, con il marito, negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra, iniziò a divulgare la teoria psicoanalitica.

Una paziente speciale

Frieda Fromm-Reichmann cominciò a lavorare per la clinica privata di Chesnut Lodge (Rockville, Maryland), dove esercitò la sua professione per più di 22 anni. In questa sede sviluppò anche la sua psicoterapia intensiva, che considerava elemento portante nel trattamento della schizofrenia.

In questo stesso luogo ebbe in terapia Joanne Greenberg, un’adolescente ricoverata in maniera permanente. Nella mente della ragazza vivevano otto personaggi con cui aveva elaborato un linguaggio comune che nessuno poteva comprendere. Era una specie di caso “perso”.

La terapia faceva progressi e ad un certo punto la psichiatra strinse un patto con la paziente. Le due donne avrebbero elaborato proprie memorie del processo, secondo la propria prospettiva. Alla fine avrebbero pubblicato un libro con entrambe le versioni.

Frieda Fromm-Reichmann ideatrice della psicoterapia intensiva.

Non ti ho mai promesso un giardino di rose

Il trattamento di Joanne Greenberg fu sorprendente, ma la Reichmann mori il 28 aprile del 1957, all’età di 67 anni, senza vederne i risultati finali. Fu stroncata da un attacco di cuore che i medici attribuirono alla sua dipendenza fuori controllo dal fumo e dall’alcol. Il progetto si interruppe quindi bruscamente.

Per Joanne, la perdita fu devastante, ma restò volle mantenere la promessa. Ricordando ciò che aveva imparato in terapia, scrisse Non ti ho mai promesso un giardino di rose, uno straordinario viaggio dalla follia alla ragione. Un viaggio intrapreso con la guida di Frieda Fromm-Reichmann, e senza ricorrere ai farmaci.

La proposta terapeutica di Frieda Fromm-Reichmann era di entrare in empatia con i suoi pazienti e raggiungere una comprensione rispettosa della causa dei sintomi. Aveva infatti notato che una relazione profonda e amorevole può produrre cambiamenti significativi nel paziente.

Attualmente il suo lavoro è passato in secondo piano, certamente a causa dei progressi compiuti dalla farmacologia che lasciano poco spazio alla proposta della psichiatra americana.

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  • Delahanty, G. (2006). Frieda Fromm-Reichmann y la psicoterapia intensiva en la esquizofrenia. Neurología, Neurocirugía y Psiquiatría, 39(1), 12-23.