I segreti dell’autocontrollo

25 aprile 2015 in Psicologia 0 Condivisi

La questione dell’autocontrollo è più complicata di quanto sembri a prima vista. Talvolta si dice che è un tema relazionato con la buona educazione o con la forza di volontà. È normale che a volte vi sorprendiate a darvi degli ordini severi per evitare di realizzare qualcosa che volete assolutamente fare, come per esempio rispondere in maniera aggressiva a un’offesa o mangiare una squisita tavoletta di cioccolato in piena dieta.

Purtroppo spesso si finisce per cedere alla tentazione che si voleva controllare. È in quel momento che si rischia di diventare facili prede dei sensi di colpa, perché probabilmente spenderete molto tempo ed energia per giustificare questo piccolo “tradimento” delle vostre intenzioni.

“Non potevo restare zitto”, dite dopo essere andati su tutte le furie per un’offesa. “È successo stavolta, ma non accadrà più”, assicurate se infrangete la promessa di non bere più o di avere un’alimentazione sana. Può essere che pensiate di non avere abbastanza forza di volontà e quindi che vi sentiate peggio. Quel che è certo è che l’autocontrollo è una condizione che richiede lo sviluppo di meccanismi del cervello molto sofisticati. Inoltre, è necessario avere una riserva di energia sufficiente per superare il conflitto che scoppia quando volete fare qualcosa e dovete scegliere di trattenervi.

Dal punto di vista fisico, c’è una serie di processi che si attiva nel cervello per far scattare l’autocontrollo. Alcuni ricercatori dell’Università di Iowa hanno scoperto che al momento di decidere come agire entrano in gioco due zone del cervello. Una di esse è come un allarme che vi avvisa della necessità di dare una risposta a un determinato stimolo. In una frazione di secondo appaiono varie opzioni d’azione. L’altra parte svolge una funzione di valutazione: vi dice quale fra le diverse possibili reazioni è la più conveniente, a seconda delle circostanze.

La cosa interessante è che gli esperti hanno scoperto che questa seconda zona non è sempre operativa al 100%. Dopo vari esperimenti, hanno verificato che, quando una persona è stanca, questa zona cerebrale è molto meno attiva e quindi la capacità di autocontrollo si riduce sensibilmente. La stanchezza può essere dovuta ad un’estenuante giornata di lavoro o di scuola, ma anche ad un’elevata attività intellettuale o emotiva. Questo accade quando, per esempio, avete un pensiero fisso in mente che vi angoscia e vi porta a rimuginare continuamente.

In questo caso accade quindi che ciò che chiamiamo comunemente “volontà” non è disponibile per essere usata. È per questo che, nonostante siate coscienti che è meglio essere tolleranti e non reagire in modo aggressivo di fronte ad un’offesa o ad un attacco, vi lasciate trasportare dai vostri impulsi e finite in una lite alla quale non eravate interessati oppure bevete un cocktail che non dovevate bere o cedete al richiamo di un hamburger che non dovevate mangiare.

Vi consigliamo di concedere al vostro corpo un po’ di relax, soprattutto quando sapete che dovrete affrontare delle situazioni per voi stressanti. Non c’è niente di meglio che fare un riposino, giocare un po’ oppure ascoltare una musica rilassante per un paio d’ore prima di entrare in una complessa riunione di lavoro, o in una qualsiasi altra situazione faticosa.

Il riposo non è solo fisico. Ricordatevi che se avete dei problemi in sospeso sicuramente state consumando una buona parte delle vostre energie per rifletterci su in continuazione. Questo dispendio di energie, spesso inconscio, vi priva della possibilità di agire in modo più controllato.

Nel caso dei bambini e dei giovani, la corteccia cerebrale non ha raggiunto uno sviluppo pieno, per questo non dispongono di tutte le risorse anatomiche di un adulto per mantenere il controllo. Ricordatevi di questo dato quando starete esigendo loro dei comportamenti che probabilmente non sono in grado di sostenere.

Quindi, se vi sembra di avere un problema di autocontrollo, o vi accorgete che ce l’ha una persona a voi cara, è consigliabile verificare se è operativo il fattore “stanchezza”. Ricordatevi che delle buone abitudini di riposo hanno un effetto decisivo sulla vostra vita, e per questo dovete rispettarle proprio come rispettate i ritmi di lavoro.

Immagine per gentile concessione di NalaRaZ

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