Il codice deontologico degli psicologi

· 17 aprile 2018

La psicologia è la scienza che studia il comportamento umano e i suoi processi cognitivi. Il suo principale fine è migliorare la nostra qualità di vita, incentivando e prendendosi cura della nostra salute mentale. Ma chi ci assicura che gli psicologi seguano questi principi? Ecco che entra in gioco il codice deontologico degli psicologi.

Il codice deontologico degli psicologi è una guida volta a orientare l’etica professionale di qualsiasi persona che si dedichi alla psicologia. In Italia, il codice deve essere periodicamente aggiornato al fine di accompagnare l’evoluzione del profilo che identifica la comunità degli psicologi, e con lo scopo di scongiurare la pratica della professione in termini poco etici.

Il codice deontologico consta di 42 articoli che regolano la competenza professionale, l’intervento, la ricerca e la docenza, l’ottenimento e l’uso delle informazioni, la pubblicità, la remunerazione e le garanzie processuali. L’inadempimento di uno qualsiasi di questi articoli supporrà la valutazione del professionista negligente da parte di un comitato; dopo aver giudicato la gravità della mancanza, si applicherà la sanzione corrispondente, che potrà essere di lieve entità o grave, come il ritiro del titolo o della licenza per esercitare.

Oggi faremo un piccolo ripasso dei principi generali del codice deontologico nel tentativo di ottenerne una visione generale degli obiettivi.

Paziente dallo psicologo

Il codice deontologico degli psicologi: principi generali

I principi generali sono raccolti nel primo gruppo (art 1-art 21) e trattano il tema della finalità della psicologia. Questa è orientata verso obiettivi umani e sociali come il benessere, la salute, la qualità della vita, ecc. Qualsiasi pratica psicologica che vada contro uno di questi principi andrebbe contro l’etica professionale stessa.

In questa prima parte si parla anche della sincerità del medico. Uno psicologo che sia a conoscenza di dati certi, non può alterarli né trasmettere una versione fraudolenta degli stessi. L’attività professionale deve basarsi su responsabilità, onestà e sincerità nei confronti dei clienti e del pubblico. Oltre ad avvalersi unicamente di strumenti e tecniche con un fondamento scientifico e obiettivo.

Il seguente principio che vogliamo proporvi parla dell’uso della psicologia con fini negativi. È tassativamente proibito usare le nozioni apprese in questa disciplina per limitare la libertà individuale o esercitare qualsiasi tipo di maltrattamento. In nessun caso la cattiva applicazione della psicologia può essere giustificata; che sia a causa di conflitti armati, per obbligo, guerra civile, rivolte, terrorismo o qualsiasi altro caso che cerchi di giustificare il delitto.

Il codice deontologico dice poi che qualsiasi psicologo deve rendere noto, almeno agli organi collegiali, qualsiasi caso di violazione dei diritti umani, maltrattamenti o condizioni gravi di reclusione di cui venga a conoscenza. Il segreto professionale o la confidenzialità con il cliente può venire meno in questi casi. Purtroppo, questo è uno degli articoli del codice più spesso infranti.

Più avanti si fa riferimento al rispetto dei criteri morali o religiosi dei pazienti. Pur avendo l’obbligo di rispettarli, non impedisce di metterli in discussione se ciò si rivela necessario all’interno del trattamento.

Psicologa e paziente

Un ulteriore articolo proibisce allo psicologo, in fase di prestazione dei suoi servizi, di fare uso di discriminazione per razza, genere, sesso, credo, ideologia o qualsiasi altro elemento differenziante. L’applicazione della psicologia è universale, pertanto la sua pratica deve rispettare il principio di non discriminazione.

Fra i principi generali si fa riferimento anche al fatto che lo psicologo non può approfittare del suo status di potere o superiorità nei confronti dei suoi pazienti; che sia per beneficio suo o di terzi. Approfittarsi del suo status significherebbe allontanarsi dagli obiettivi della disciplina psicologica.

Più avanti si parla della cautela con cui stilare i propri report o diagnosi. I disturbi mentali o i qualificativi in psicologia molto spesso sono accompagnati da etichette e marchi all’interno della società. Per questa ragione, occorre usare il linguaggio con cautela, cercando di non portare il paziente alla denigrazione sociale.

Lo psicologo deve evitare la monopolizzazione dei pazienti o l’indirizzamento sbagliato. È possibile indirizzare il paziente a un altro professionista soltanto seguendo le vie legali al riguardo, al fine di assicurarsi che il malato venga seguito dalla persona più competente per il suo caso.

È vietato prestare il nome o la firma dello psicologo professionista a terzi. L’unica persona che può firmare, all’interno della pratica professionale, è lo psicologo stesso. Con questo si evita l’abusivismo o lo svolgimento di pratiche fasulle o pseudoscientifiche.

Infine, il codice deontologico degli psicologici si tratta dei conflitti di interessi. Quando si verificano, lo psicologo dovrà svolgere la sua attività con la massima imparzialità di cui è capace. E dovrà, nelle situazioni in cui stia procedendo con legittimità, far valere i suoi argomenti di fronte alle autorità istituzionali.

L’importanza del codice deontologico degli psicologi

Adesso che conosciamo i principi generali del codice deontologico degli psicologi, perché è così importante seguire una guida sull’etica professionale? Non dimentichiamo che la psicologia clinica è una professione sanitaria, e che pertanto i suoi pazienti richiedono che i servizi siano competenti e affidabili. In fondo, nella pratica di ciascuno psicologo si riscontra quella dell’intera professione.

Il codice deontologico degli psicologi

Bisogna anche tener conto di come un codice etico possa aiutare a orientare le aspirazioni e il regolamento da seguire all’interno della disciplina psicologica. Se vogliamo una scienza a favore del progresso e del benessere, diventa necessario creare limiti alla condotta professionale che impediscano che ci si distanzi da tali obiettivi.

Infine, occorre aggiungere che è dovere di ogni psicologo realizzare una riflessione critica riguardo alla propria condotta professionale e al proprio codice deontologico. Il dibattito continuo tra un collettivo di psicologi impegnati ci aiuterà a migliorare una linea d’azione a favore della scienza e del benessere delle persone che richiedono assistenza.