Il delirio nel morbo di Alzheimer

· 17 Febbraio 2019
Una delle manifestazioni del morbo di Alzheimer è il delirio, che può assumere forme distinte. Ne parliamo in questo articolo

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza e il deterioramento delle funzioni cognitive sembra essere all’origine di questa malattia. Tuttavia, altri sintomi possono svolgere un ruolo importante. Tra questi, ricordiamo il delirio nel morbo di Alzheimer.

Questo disturbo neurocognitivo è caratterizzato da cambiamenti a livello di cognizione e attenzione. Di solito, è la conseguenza fisiologica di una complicanza medica. Il morbo di Alzheimer consiste in un processo degenerativo caratterizzato dalla perdita di recettori colinergici, essenziali per il corretto funzionamento cerebrale.

Il delirio nel morbo di Alzheimer, e in generale, è un disturbo clinico che colpisce l’attenzione e la cognizione. Tuttavia, la sua fisiopatologia non è del tutto nota. Sebbene il deterioramento cognitivo e la demenza siano sistematicamente identificati come i principali fattori di rischio per il delirio, i meccanismi che contribuiscono a un aumento della sua incidenza sono ancora poco chiari.

Secondo uno studio pubblicato nel 2009, gli stati deliranti possono influenzare la cognizione umana. Inoltre, interessano tra il 66 e l’89% dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer. Sembra, quindi, che queste due patologie possano andare di pari passo.

Lo studio appena citato evidenzia che il delirio nel morbo di Alzheimer accelera il declino cognitivo nei pazienti ospedalizzati.

Il delirio

Dal punto di vista patologico, il delirio deriva da una diffusa disfunzione cerebrale. Apparentemente, esistono diverse cause che favoriscono questo disturbo del contenuto del pensiero. Gli autori Blass e Gibson ne hanno individuate due:

  • Uso e abuso di droghe.
  • Alterazione del metabolismo cerebrale.

Tuttavia, sembra che molte condizioni cliniche che possono causare stati deliranti tendono anche a sfociare in demenza se prolungate. Ad esempio, l’ipossia o l’ipoglicemia possono causare disfunzioni e delirio cerebrali. Ma se sono gravi e prolungati, possono provocare anche danni permanenti al cervello e, quindi, demenza.

 

Donna che si tiene la testa tra le mani

Delirio nel morbo di Alzheimer

Al giorno d’oggi, delirio e demenza sono classificati come processi diversi. Tuttavia, tra il 1930 e il 1970 vennero classificati entrambi in diverse forme o fasi dello stesso processo. Ad esempio, nel 1959 Engel e Romano scrissero:

“Come succede nei casi di malfunzionamento di un organo, l’insufficienza cerebrale si verifica quando un elemento interferisce con la sua funzione di insieme. La causa di ciò va ricercata in due processi sottostanti: la disfunzione dei processi metabolici o la loro perdita totale (dovuta alla morte). Il delirio è ricollegabile al disturbo più reversibile, mentre la demenza al disordine di tipo irreversibile. Questi due stati devono quindi essere considerati come livelli diversi di uno stesso problema.”

Si può affermare che sia il delirio sia il morbo di Alzheimer sono associati a ridotti tassi metabolici cerebrali. Inoltre, entrambe le patologie sono correlate a una trasmissione colinergica seriamente compromessa.

Nella demenza, a differenza del delirio, c’è anche l’evidenza di un danno cerebrale strutturale. Tuttavia, se si realizzasse un’autopsia su un paziente con delirio e questa mostrasse lesioni tipiche della demenza, la diagnosi verterebbe verso il  morbo di Alzheimer (per lo meno negli Stati Uniti).

Anziano con alzheimer guarda dalla finestra

 

Trattamento

Gli inibitori delle colinesterasi sembrano essere il trattamento più indicato per la gestione del delirio nel morbo di Alzheimer. Questi farmaci possono essere particolarmente utili per i pazienti in ambiente postoperatorio o in altri in cui il delirio presenta significativi problemi di attenzione.

In Svezia, il Dr. Bengt Winblad ha già condotto studi pionieristici su questa possibilità. Tuttavia, gli inibitori delle colinesterasi devono essere assunti con cautela, poiché potrebbero causare broncospasmo o un’aritmia rara (la cosiddetta sindrome del seno malato). In questo senso, occorre prudenza: sono necessari ulteriori studi per verificare se il trattamento colinergico protegge il cervello contro le encefalopatie metaboliche e le loro conseguenze.

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