Il potere delle carezze

· 21 marzo 2015

Nessun altro senso ci garantisce un contatto così diretto con gli altri esseri umani quanto il tatto. Di fatto, le persone sono puro tatto: la pelle ricopre tutto il nostro corpo e le mani, la sede principale della funzione tattile, sono delle parti del corpo complesse, che ci rendono totalmente diversi dagli altri animali.

Non è esagerato dire che la lingua del tatto è uno dei fattori che ci rende unici tra gli altri esseri. Si dice, per esempio, che un neonato che non viene mai accarezzato ha un rischio molto alto di morire.

Quando la Seconda Guerra Mondiale si era conclusa da poco, si verificò un fenomeno che suscitò la curiosità dei ricercatori. In due orfanotrofi statali, venne segnalato il fatto che i bambini che crescevano in uno dei due avevano in media un’altezza e un peso migliore rispetto all’altro. La situazione era strana, visto che entrambe le strutture erano sotto la stessa direzione.

Quando si fecero delle indagini, si scoprì che la differenza era dovuta alla persone responsabili dei bambini. Mentre la signora Grun aveva l’abitudine di giocare e coccolare i bambini di cui si occupava, la signora Schwarz aveva una relazione molto più distaccata con i piccoli che crescevano nella sua struttura.

Per puro caso, le due donne furono trasferite, e ognuna di loro si ritrovò a dirigere l’orfanotrofio che prima era sotto la direzione dell’altra. A quel punto, venne confermato ciò che già si pensava: i bambini che prima presentavano un indice di crescita molto favorevole, iniziarono a perdere peso e a crescere più lentamente. Nel frattempo, gli altri crebbero e ingrassarono di più.

Anche l’Università di Miami ha condotto uno studio che ha dato risultati simili. In quel caso, si osservò che la crescita dei bambini nati prematuramente si interrompeva mentre stavano nelle incubatrici. Per questo venne proposto di farli uscire per quindici minuti tre volte al giorno, durante i quali i neonati venivano accarezzati. I risultati furono straordinari: in poco tempo i bambini raggiunsero un livello di maturità nella norma e furono dimessi dall’ospedale una settimana prima di altri neonati che non venivano accarezzati.

I genitori di oggi molto spesso non hanno abbastanza tempo da dedicare ai loro bimbi e, per questo motivo, un gruppo di ricercatori sta iniziando a chiedersi se la crescita esponenziale della violenza tra i giovani potrebbe avere una relazione diretta con questa mancanza di contatto del neonato con mamma e papà nelle prime fasi della vita.

Nel Regno Unito è stato realizzato uno studio su questo argomento, diretto dalla dottoressa Penelope Leach, che ha deciso di analizzare i diversi tipi di cure destinate ai bambini al di sotto dei cinque anni, e le relative ripercussioni sul loro sviluppo.

Gli esperti analizzarono la saliva dei bambini che non ricevevano nessuna risposta quando piangevano, e scoprirono che vi era un’alta presenza di cortisolo nel loro organismo. Il cortisolo è un ormone che si produce quando siamo sotto stress.

Questa sostanza ha un effetto altamente nocivo quando agisce su un cervello in fase di sviluppo. Inoltre, altera la capacità di risposta del sistema immunitario. Per questo, si dedusse, che questi bambini erano più propensi ad ammalarsi.

In questo modo si è scoperto anche che lo stress non deriva solo da stimoli minacciosi, ma anche da situazioni di carenza oppure dalla tensione che generano le necessità affettive non soddisfatte. Questa frustrazione potrebbe trasformarsi nella causa di una successiva aggressività, latente o espressa.

La scienza, quindi, conferma ciò che tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo intuito. Il contatto affettivo attraverso il tatto ci rende persone migliori e più forti. Questo non vale soltanto per i neonati, anche se in quella fase della vita è particolarmente importante. Il bisogno di carezze continua per tutta la nostra vita e, anche negli adulti, producono esattamente lo stesso effetto che hanno nei bambini.

Immagine per gentile concessione di Xavi Talleda