Jurassic Park, la coscienza oltre la fantasia

· 28 Maggio 2019
Jurassic Park si avvicina notevolmente alla nostra realtà e ci propone una riflessione etica riguardo alle nostre azioni e allo specismo che emerge nella società

Se siete cresciuti negli anni Novanta, probabilmente c’è stato un periodo della vostra infanzia in cui avete subito un grande fascino per i dinosauri. È stato il periodo della “dinosauromania”, una moda che impazzò tra i più giovani e che fu incentivata dall’inizio della saga di Jurassic Park.

Il primo film, diretto da Steven Spielberg e basato sull’omonimo romanzo di Michael Crichton, uscì nel 1993. Ebbe un budget di milioni di dollari, diventando uno dei film più costosi che siano mai stati realizzati. Il successo fu straordinario. Jurassic Park divenne anche il film con i migliori incassi della storia del cinema (fino al 1997, quando fu superato da Titanic).

Il successo dei dinosauri

Qual è la vera chiave del suo successo? Oltre a una fantastica campagna di marketing, Jurassic Park arrivò in un momento davvero fortunato. Negli anni 70 e 80 gli effetti speciali, per quanto potessero stupire, erano ancora piuttosto rudimentali. Ma le nuove tecnologie che cominciarono a svilupparsi nell’era pre-Internet fecero sì che Jurassic Park ci offrisse degli effetti mai visti prima.

Noi bambini rimanemmo affascinati da questi strani animali estinti. Sembravano così reali che ci rimasero impressi nella memoria. Anche se facevamo fatica a pronunciarli, tutti noi sapevamo cosa fosse un Velociraptor, un Triceratopo e, ovviamente, un Tirannosauro. Sapevamo distinguere tra carnivori ed erbivori e conoscevamo un’infinità di dati su degli animali che non avremmo mai visto al di fuori degli schermi cinematografici.

Il fascino e il successo che generarono portarono alla produzione di diversi sequel, più o meno fortunati. Vennero realizzati anche degli adattamenti rivolti a un pubblico più infantile come Alla ricerca della Valle Incantata, prodotto anch’esso da Spielberg.

Gli anni 90 sono stati segnati dai dinosauri, siamo cresciuti con loro, ma poco dopo, con l’arrivo del nuovo secolo, sembrava che l’epidemia fosse ormai passata. Fino a quando, nel 2015, uscì il quarto capitolo del franchise, intitolato Jurassic World. Non ottenne lo stesso successo del primo film, ma la curiosità di quei bambini (oggi adolescenti e giovani adulti) si risvegliò, e i dinosauri tornarono a far riempire le sale dei cinema.

Recentemente è uscito un nuovo capitolo di questa nuova era dei dinosauri e la cosa curiosa è che, guardandola con occhi adulti, ci accorgiamo che la saga di Jurassic Park è molto più che ruggiti e fantascienza.

Rex uomo

Jurassic Park e la questione etica

Un’altra chiave del successo di Jurassic Park è senza dubbio la situazione del sapere scientifico dell’epoca. Non dimentichiamo che gli anni 90 furono i tempi della pecora Dolly e che le notizie ci parlavano di possibili progressi che, fino ad allora, ci sembravano impossibili. Per questo, l’idea che da una zanzara fossilizzata si potesse estrarre sangue di dinosauro e quindi ottenerne la clonazione ci apparve verosimile, oltre che affascinante.

Allora non sapevamo ancora che i dinosauri avevano le piume, né che il temibile Tirannosauro probabilmente non ruggiva, ma emetteva un suono più simile a quello caratteristico degli uccelli (i parenti più stretti dei dinosauri). Ciononostante, molti scienziati collaborarono per ottenere delle immagini che fossero più realistiche possibile.

Nel primo film vediamo un miliardario che decide di realizzare un particolare parco su Isla Nublar. Il suo staff di scienziati “risuscita” dei dinosauri combinando le tracce di DNA trovate nelle zanzare con il DNA di rana per “riempire i buchi” che rimanevano. Il proprietario del parco decide di chiedere al paleontologo Alan Grant e alla paleobotanica Ellie Sattler di entrare a far parte del comitato di valutazione.

Velociraptor

Entrambi gli esperti si mostrano affascinati dalla scoperta di queste specie, avendo dedicato tutta la loro vita a studiarle. Tuttavia, fin dall’inizio li vediamo mettere in discussione alcune decisioni prese e la moralità del parco. Le specie create sono tutte femmine, in modo da evitare la riproduzione e poter mantenere sotto controllo la popolazione di dinosauri. Il DNA di alcune rane utilizzate, però, proviene da una specie che, trovandosi in un ambiente unisessuale, è in grado di cambiare sesso.

Natura e intervento umano

I dinosauri riescono a riprodursi nello stesso modo in cui lo fanno le rane, dimostrando, così, che la vita trova sempre una via, che la lotta per la sopravvivenza è presente in ogni specie e si adatterà ai cambiamenti secondo la teoria dell’evoluzione. Così, il film riapre l’eterno dilemma della scienza, il «giocare a essere Dio», e ci porta a chiederci se noi umani dobbiamo davvero decidere sulla vita di altre specie.

Nel corso della storia, abbiamo visto un’infinità di animali scomparire dal pianeta per l’intervento e i capricci dell’uomo. I dinosauri, invece, si sono estinti per natura, senza l’intervento umano. Perché resuscitarli? Ha senso riportare in vita una specie già estinta? O è solo un altro capriccio dell’uomo?

Al di là della fantasia, Jurassic Park si avvicina notevolmente alla nostra realtà e ci propone una riflessione etica riguardo alle nostre azioni e allo specismo che emerge nella società. Ci crediamo capaci di decidere sulla vita degli animali, sulla loro riproduzione, sulla loro alimentazione. Assegniamo loro perfino un ruolo per metterli al nostro servizio: il maiale è cibo, le volpi sono cappotti, i cani sono amici e le scimmie un intrattenimento.

Scienziati dinosauro

Jurassic Park e il business

Gli ultimi capitoli della saga hanno risvegliato la nostra curiosità, ma in questa sede approfondiremo il vero messaggio che ci trasmettono. In Jurassic World (2015) i dinosauri continuano a vivere su Isla Nubar. L’isola è stata trasformata ora in un parco a tema con una tecnologia degna del nostro tempo.

Un parco che esibisce i suoi animali come se si trattasse di un vero e proprio zoo. Tutto questo per soddisfare la curiosità umana e il guadagno di pochi. Qualsiasi parco a tema che voglia continuare ad attirare il pubblico deve innovare, deve creare attrazioni nuove… E cosa c’è di meglio che cercare di mutare un dinosauro ottenendo l’esemplare più temibile che si sia mai visto? Una specie creata dagli umani per gli umani: l’Indominus rex, con un nome accattivante in modo che vecchi e nuovi visitatori decidano di passare un fine settimana di avventure su Isla Nubar.

Jurassic World Super Bowl trailer

Come nei film precedenti, questo business indurrà molti a dimenticare che gli abitanti del parco sono esseri viventi, esseri che non devono essere esposti al pubblico come un’attrazione. Ma tutto questo gioco avrà, come nei film precedenti, conseguenze catastrofiche che ci faranno riconsiderare non solo i limiti della scienza, ma soprattutto la nostra coscienza etica nei confronti delle altre specie.

L’ultimo capitolo della saga

Nell’ultimo film, Jurassic World – Il regno distrutto (2018), questo argomento prende una piega diversa. L’isola è stata abbandonata, ma i dinosauri la abitano ancora, mentre un vulcano in eruzione ne minaccia l’esistenza. Emergono, quindi, due correnti: da una parte, coloro che ritengono che la natura stia correggendo l’errore che ha commesso chi ha deciso di clonarli. Dall’altra, c’è chi crede che una volta tornati in vita bisogna impedirne l’estinzione.

Si tratta di una questione morale che ci ricorda la vita negli zoo, l’abuso che facciamo di tutte le specie non umane, l’egoismo e l’idea della superiorità umana. Una critica che in molti non abbiamo colto da piccoli, ma di cui oggi, in realtà, siamo grati.

Siamo davvero coscienti del nostro impatto sulla natura, sia sull’ambiente che sulle altre specie? Partendo dalla fantasia più pura, Jurassic Park mette in discussione molte azioni quotidiane e ci invita a pensare che se desideriamo un pianeta migliore dovremmo riflettere sul trattamento che riserviamo al resto delle specie che lo abitano.

«Il segreto per una vita felice è accettare il fatto che non si ha mai veramente il controllo.»

-Jurassic Park-