La mente modifica i nostri ricordi

· 11 maggio 2015

Quando raccontiamo un aneddoto o cerchiamo di ricordare un avvenimento passato, crediamo di narrare le cose esattamente come sono avvenute. La verità, però, è che di solito la nostra mente modifica i ricordi.

Se prendiamo un gruppo di persone che hanno presenziato lo stesso avvenimento e chiediamo loro di raccontarlo, ognuno lo farà in modo diverso e parziale, mai esatto. La mente non funziona come una telecamera in cui rimane registrata la realtà: è molto più complessa, e nella memoria entrano in gioco anche la nostra capacità di interpretare, le nostre idee, le paure, i valori, lo stato d’animo, ecc.

Interpretiamo il passato a seconda del nostro stato d’animo attuale

Se chiediamo a una donna sposata di raccontarci il giorno del suo matrimonio, sul suo racconto interferirà il suo stato d’animo al momento. Se oggi è felice con suo marito, ci dirà che è stata una giornata meravigliosa e da sogno, anche se magari quel giorno in realtà era nervosa o non tutto è filato liscio come l’olio. La sua mente, però, lo ricorda così, in seguito allo stato di felicità in cui si trova adesso.

Al contrario, se la donna sta attraversando un momento difficile, o addirittura se si è separata dal marito, tenderà a ricordare il giorno del matrimonio come un momento meno felice, sminuirà le cose belle e cercherà di trovarvi degli aspetti negativi.

Lo stesso vale per una persona molto soddisfatta del suo lavoro: se le chiediamo com’è stato il suo percorso lavorativo, probabilmente sorvolerà sugli aspetti negativi, vedrà il tutto da un punto di vista positivo e ricorderà i momenti di maggior soddisfazione nel suo passato. Se invece si tratta di una persona che sta attraversando un brutto momento, o è disoccupata, potrebbe riassumere il suo percorso in modo negativo e sottolineando la sua sofferenza.

La mente, quindi, modifica i ricordi in base al presente, perché cerca di far sì che tutti i pezzi siano coerenti con il momento attuale. La zona del cervello che si incarica di editare queste informazioni si chiama ippocampo.

Minore coinvolgimento emotivo, maggiore realismo

Vi è mai capitato di avere un problema in famiglia e di chiedere l’opinione di una persona esterna al vostro nucleo familiare per osservare la questione da un altro punto di vista? Lo facciamo perché siamo consapevoli del fatto che, quando ci sono in gioco sentimenti e affetti, non riusciamo a vedere le cose in modo obbiettivo. Una persona esterna, invece, riesce a essere più realista.

A molti di voi sarà capitato anche di avere amici o conoscenti che proprio non riescono a vedere le cose come stanno. In questi casi, per quanto cerchiamo di dare loro consigli sensati, la loro condizione di “cecità”, dovuta per esempio all’innamoramento, fa sì che le nostre parole non vengano tenute in considerazione. Alcune persone possono persino arrabbiarsi quando diamo loro delle opinioni troppo realiste, perché la percezione degli avvenimenti può essere fortemente distorta quando ci sono in gioco dei sentimenti.

La mente può persino confondere invenzione e realtà

La nostra personalità gioca un ruolo importante quando si tratta di costruire dei ricordi. Potremmo persino arrivare a confondere la realtà con delle cose inventate. Questo è il caso delle persone molto sognatrici, che di fronte ad avvenimenti positivi possono esagerare i fatti accaduti o inventare piccoli dettagli che rendano il ricordo ancora più bello. Queste persone non sono coscienti di mentire, perché per loro è naturale “abbellire” i ricordi in modo che nella mente rimangano impresse queste nuove immagini più piacevoli.

Può però accadere anche il contrario: di fronte a un avvenimento negativo, una persona molto pessimista e piena di paure potrebbe esagerare in negativo ciò che è accaduto, e ricordare fatti che in realtà non sono mai avvenuti.

Nelle persone che hanno un forte istinto protettivo, alcuni eventi traumatici vengono in parte o in tutto cancellati dalla memoria. Questo le aiuta a proteggersi da ricordi che farebbero troppo male: la mente elabora quanto accaduto e cerca di renderlo meno traumatico.

Il potere delle domande suggestive

Ma non è solo la nostra mente a manipolare i ricordi da sola. Quando veniamo sottoposti a domande suggestive, che nascondono già dentro di loro delle risposte e cercano di condizionarci, può accadere che la nostra narrazione di un evento venga distorta. Per questo nei processi penali, per esempio, porre questo tipo di domande all’imputato è proibito.

Non è la stessa cosa dire a qualcuno “Raccontami che cosa è successo esattamente”, o partire già con un’idea di che cosa è accaduto. Un esempio di domanda suggestiva è: “Quando hai deciso di non convalidare il biglietto del treno, l’hai fatto perché sapevi che a quell’ora non c’era nessun controllore?”. Questo tipo di domanda già insinua come sono andate le cose, mentre in realtà potrebbe passare un’idea completamente errata: magari quella persona non ha fatto apposta a non convalidare il biglietto, o ha un’altra spiegazione per il suo comportamento. Formulando la domanda in questo modo, però, potrebbe essere portata a sorvolare su alcuni dettagli e rispondere solo al secondo punto, lasciando intendere che l’affermazione presente nella prima parte della domanda è vera.

Le domande che ci manipolano sono quelle che danno già un’informazione dando per scontato che sia vera, come: “È vero che si sentiva molto spaventato?”. Questa domanda spinge tutti i tasti giusti per far rispondere “sì”. Una domanda che invece non nasconde nessuna intenzione manipolatrice e lascia totale libertà d’espressione può essere: “Come si sentiva?”. Queste domande non danno informazioni, e lasciano che chi risponde si esprima senza condizionamenti.

Molte persone si lamentano, per esempio, del fatto che gli psicologi non le aiutano a chiarirsi le idee, perché fanno domande a cui è difficile rispondere. Ma una spiegazione è proprio questa: un bravo psicologo non vuole manipolare le risposte, anche se per alcune persone sarebbe più facile avere delle linee guida da seguire. Ma le domande suggestive passano delle idee che potrebbero far sì che il paziente non risponda raccontando davvero come si sente, e lasci invece che siano gli altri a guidare le sue risposte.

Immagine per gentile concessione di siripong siriwongnak