La musica: una terapia per l’anima

8 aprile 2016 in Psicologia 97 Condivisi

Provate a pensare a ciò che sentite quando state guidando e alla radio inizia a suonare una canzone che vi piace molto. Ricordate la sensazione che vi invade ogni volta che riascoltate una canzone della vostra infanzia. Rammentate quella melanconia che vi abbraccia quando ascoltate quella canzone che avete ballato con quella persona speciale che ora se n’è andata dalla vostra vita. La musica provoca sentimenti, sensazioni, allegria, tristezza, melanconia. Evoca ricordi, belli e brutti.

James Rhodes è uno scrittore britannico, autore di un libro sorprendente: “Le variazioni del dolore. La vita, dopo l’inferno, grazie alla musica”. Questo scrittore ha alle spalle una storia molto dura, fatta di abusi sessuali, tentativi di suicidio, permanenze in ospedali psichiatrici, prostituzione… Ma, allo stesso tempo, Rhodes è la prova che la musica e la sua bellezza hanno poteri curativi.

“La musica è una legge morale. Essa dà un’anima all’universo, le ali al pensiero, uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza, e la vita a tutte le cose.”

(Platone)

Rhodes è un pianista, ma ha iniziato a studiare tardi; ha poi abbandonato il piano per 10 anni, per riprenderlo quando aveva già quasi trent’anni. Nel 2010 è diventato il primo autore di musica classica a firmare un contratto di 6 album con la multinazionale Warner. In generale, una persona che smette di suonare uno strumento non lo riprende in mano, ma lui sì, ed è stato proprio il potere curativo della musica a riportarlo in vita, aprendo le porte alla bellezza.

I benefici della musica

Il famoso neurologo Oliver Sacks, nel suo libro “Musicofilia”, spiega la relazione esistente tra musica e cervello, e ci mostra come la musica possa svegliare alcune zone cerebrali danneggiate. Nel libro, Sacks ci parla di persone e non di pazienti; ci racconta di casi molto inquietanti come quello di François Lhermite, in grado di identificare un’unica melodia (la Marsigliese), o quello di Martin, un individuo con un forte ritardo mentale che sa a memoria più di duemila opere complete.

cervello e cuffie

Una delle storie più commoventi raccontate da Sacks in questo libro è quella di Clive Wearing, un musicista inglese che a 45 anni ha sofferto un’infezione cerebrale, la quale ha gravemente colpito la sua memoria; a partire da quel momento, il raggio coperto dalla sua memoria si è ridotto a soli 7 secondi. Tuttavia, quando Clive si siede a suonare il piano, tutto fluisce ed egli riprende il contatto con la sua memoria e con la sua sapienza musicale, perché la sua capacità di suonare il piano e l’organo, di cantare e di dirigere è rimasta intatta.

“La musica esprime tutto ciò che non può essere detto a parole e su cui è impossibile rimanere in silenzio”

(Victor Hugo)

Oliver Sacks non è stato il solo a dimostrare scientificamente i benefici della musica per l’essere umano: altri esperti, come Sarah Jhonson, hanno persino creato una disciplina universitaria negli Stati Uniti.

La musicoterapia è in grado di produrre dei sostanziali cambiamenti a livello fisiologico nell’organismo: accelera o ritarda delle funzioni organiche (la respirazione, la circolazione, la digestione, ecc.), stimola le emozioni a livello psicologico (facilita la loro espressione o produce un effetto calmante), aiuta a trovare la concentrazione a livello intellettuale, stimola l’immaginazione e favorisce l’apprendimento delle abilità sociali.

La magia di suonare uno strumento

Negli ultimi decenni, sono stati realizzati numerosi esperimenti per studiare il modo in cui l’ascolto della musica influenza positivamente il cervello. Sono state effettuate delle risonanze magnetiche su delle persone mentre risolvevano dei problemi matematici e mentre ascoltavano musica e, nel secondo caso, è stato possibile verificare che nel cervello si attivavano numerosissime zone contemporaneamente.

Inoltre, sono state condotte delle ricerche su cervelli di persone che suonano uno strumento musicale e si è dimostrato che suonare uno strumento equivale, per il cervello, ad un’attività fisica completa. I neuroscienziati hanno notato che diverse zone del cervello funzionavano rapidamente e simultaneamente.

uomo suona chitarra

Suonare uno strumento attiva praticamente tutto il cervello, soprattutto le cortecce visive, uditive e motrici; per questo, suonare con costanza uno strumento musicale può apportare benefici anche in altre attività.

La differenza tra ascoltare musica e suonare uno strumento è che la seconda attività richiede un’attenta motricità controllata da entrambi gli emisferi del cervello e combina una precisione linguistica e matematica. Perciò, in questo secondo caso, l’emisfero sinistro è molto più sviluppato e in quello destro abbonda la creatività.

Per tutti questi motivi, è stato dimostrato che suonare aumenta il volume e l’attività del corpo calloso del cervello, cioè ciò che connette i due emisferi. Questo permette ai musicisti di risolvere problemi di ogni tipo in maniera creativa.

I musicisti hanno una memoria più sviluppata e sono in grado di categorizzare i loro ricordi (attraverso il contesto, le emozioni, l’udito, ecc.), quasi come un motore di ricerca su internet. Altre attività, come lo sport e la pittura, apportano altri tipi di benefici.

“Si dice che, quando il silenzio cala tra due persone, è perché è passato un angelo a rubare loro la voce”.

(Silvio Rodriguez)

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