La terapia familiare per la schizofrenia

La schizofrenia non colpisce solo il malato, ma spesso ha un impatto considerevole anche sulla cerchia più intima. Di solito questa rete di sostegno è costituita dalla famiglia.
La terapia familiare per la schizofrenia

Ultimo aggiornamento: 25 maggio, 2021

Il ruolo della famiglia nel trattamento della schizofrenia ha iniziato ad acquisire importanza intorno agli anni ’50. Brown osservò nei suoi studi che i pazienti che tornavano nell’ambiente familiare presentavano molte più recidive rispetto a chi viveva solo o con altre persone. È così nato l’interesse verso la terapia familiare per la schizofrenia.

Si è concluso, quindi, che la famiglia potrebbe essere una variabile stressante in grado di generare nuovi scompensi. Lo scopo è sviluppare degli interventi finalizzati al controllo di tale stress. Brown e altri due ricercatori, Birley e Wing, ha ideato la Camberwell Family interview (CFI) della durata di quattro ore per prevedere e recidive.

La terapia familiare nel modello di Brown

Questi ricercatori hanno proposto il nuovo concetto di emozione espressa (EE), distribuito su 5 grandi scale, vale a dire: critica, ostilità, insoddisfazione, calore e coinvolgimento emotivo. L’indice delle emozioni espresse (SE) sarebbe una funzione della critica, dell’ostilità e dell’eccessivo coinvolgimento.

  • La critica si basa sui commenti critici che la famiglia fa costantemente sul comportamento del paziente.
  • L’ostilità, più generalizzata, implica un rifiuto totale del paziente come persona, non solo del suo comportamento specifico.
  • Infine, il coinvolgimento si riferisce all’eccessiva protezione del paziente da parte della famiglia, alla drammatizzazione di situazioni non importanti e all’esibizione di un grande disagio emotivo.

Ad oggi, si può concludere che l’elevata emotività espressa a livello familiare è il fattore di stress cronico che predice meglio le recidive. È per questo motivo che, a livello psicologico, la terapia familiare è essenziale per la schizofrenia.

Donna con grave disturbo mentale.

Si tratta di terapie che di solito durano diversi anni – circa due per essere efficaci – ed è necessario un contatto regolare con i membri della famiglia. In questo articolo presenteremo i principali trattamenti psicologici orientati alla famiglia.

Si tratta di modelli di intervento che si sono concentrati principalmente sul dare informazioni sulla malattia, sulla modifica di alcune risposte emotive, sulla riduzione del contatto famiglia-paziente, sul miglioramento della comunicazione, sul fornire alle famiglie delle strategie valide per affrontare e risolvere i problemi e offrire supporto.

Modello di Anderson

Si basa sulla teoria della vulnerabilità e il suo obiettivo principale è la psico-educazione. Si articola in cinque fasi altamente strutturate i cui obiettivi sono promuovere un clima familiare adeguato, favorire l’adesione alle cure, evitare l’isolamento sociale così come le situazioni stressanti per il paziente. Le fasi sono le seguenti:

  • Legame con la famiglia. È un intervento monofamiliare in cui può essere presente il paziente. Si lavora principalmente sull’alleanza terapeutica, il senso di colpa, l’emozione espressa e le strategie per risolvere i problemi passati e presenti.
  • Workshop psico-educativo o seminario sulle abilità di sopravvivenza. È di natura multifamiliare e il paziente non è presente. Si tratta di un laboratorio psico-educativo in cui vengono fornite alla famiglia informazioni utili sulla malattia, sui farmaci e sull’importanza di prendersi cura di se stessi.
  • Reintegrazione nella comunità. Famiglia e paziente insieme nelle sedute. Durante questa fase, si lavora su come mettere in pratica quanto appreso nelle fasi precedenti. Ci possono essere sessioni di routine, telefoniche ed eccezionali nei momenti di scompenso.
  • Riabilitazione sociale e professionale.
  • Fine del trattamento. Le sessioni verranno interrotte una volta che il paziente e la famiglia avranno raggiunto gli obiettivi e li avranno seguiti nel tempo.

Modello di Leff

Offre un pacchetto di interventi socio-familiari volti a modificare le emozioni espresse. Gli obiettivi principali di questo modello sono: ridurre l’EE e il contatto con il paziente; aumentare il contatto con i familiari; ridurre le aspettative irrealistiche; migliorare la comunicazione. È organizzato in tre fasi:

  • Programma psico-educativo. Serve ad aumentare la consapevolezza della malattia. Si svolge nella stessa casa familiare e si realizza attraverso delle letture a cui segue un dibattito.
  • Gruppi inter-familiari. Integrato con famiglie con EE basso e alto in modo che quelle con EE basso fungano da modello per gli altri e possano imparare. La tecnica principale di questa fase è il problem solving, considerando diverse situazioni e cercando di trovare tra tutte il modo di affrontare le cose più realistico ed efficace.
  • Gruppi unifamiliari. L’obiettivo è diminuire l’EE e il contatto sociale. Si lavora in modo monofamiliare con il paziente.

Modello di Fallon

È una terapia comportamentale. Trova la sua giustificazione nel modello stress-vulnerabilità-reazione-concorrenza. Il modello di Fallon è altamente strutturato e direttivo e si basa sull’apprendimento sociale e sul comportamentismo. Sostiene che la capacità di affrontare la malattia rende la persona competente a reagire nel modo giusto di fronte alle sfide della vita. È organizzato in 5 fasi:

  • Valutazione comportamentale del nucleo familiare. Ha lo scopo di analizzare funzionalmente il modo in cui la famiglia comunica e risolve i suoi problemi e anche le possibilità, i bisogni e i deficit che ogni membro della famiglia presenta.
  • Educazione alla malattia. Si basa su un formato di intervento monofamiliare con la famiglia e il paziente. Il contesto dell’intervento è la casa. Vengono fornite informazioni sulla malattia, attraverso la presentazione dei contenuti, il dibattito e le esperienze personali. Lo stile del terapeuta deve essere aperto e lontano da critiche e colpe.
  • Formazione sulla comunicazione. Basato su un formato di intervento monofamiliare con la famiglia e il paziente. La formazione nelle abilità sociali e comunicative viene effettuata per ridurre le tensioni nell’ambiente familiare e promuovere l’adattamento.
  • Formazione finalizzata alla risoluzione dei problemi.
  • Strategie comportamentali specifiche. Ci sono problemi che non possono essere risolti con la formazione sulla risoluzione dei problemi della fase precedente. In questa fase, alle famiglie vengono insegnate altre strategie comportamentali che possono essere utili, come: gestione operante, definizione dei limiti, abilità sociali, contratto di emergenza, terapia sessuale e di coppia, rilassamento, time out, ecc.
Psicologo con il paziente.


Modello di Tarrier

Si tratta di un modello cognitivo-comportamentale finalizzato a rispondere ai problemi e ai bisogni familiari e alla riduzione dell’EE, per fornire ai familiari – “agenti riabilitativi”- delle competenze in relazione al paziente. Ridurre lo stress familiare e imparare a gestire il modo in cui reagisce la famiglia quando si verifica una crisi è importante. Le fasi sono le seguenti:

  • Programma educativo. Durante la prima sessione, si lavora solo con i membri della famiglia attraverso un opuscolo educativo e vengono analizzate le convinzioni sbagliate sulla malattia. Nell’altra sessione, sarà presente anche con il paziente.
  • Gestione dello stress e delle tecniche di risposta.
  • Programma di definizione degli obiettivi. Ai membri della famiglia viene insegnato ad affrontare i problemi in modo più costruttivo e a cambiare i vecchi schemi in altri più vantaggiosi per tutti.

Conclusioni sulla terapia familiare per la schizofrenia

A lungo la schizofrenia è stata considerata una malattia psichiatrica curabile solo attraverso l’uso di farmaci. Questo ha generato una sensazione di impotenza sia nei pazienti che nelle loro famiglie: sembrava che “tutto fosse perduto” e che né il paziente né la sua famiglia potessero esercitare alcun controllo su questa patologia così devastante.

Grazie alle numerose indagini nel campo dell’emozione espressa, oggi sappiamo che non è così. La terapia familiare per la schizofrenia può aiutare i pazienti a gestire i loro problemi in modo più positivo, a integrarsi nella società e a comunicare in modo più efficace. D’altra parte, la famiglia, che può essere un grande fattore di stress, può anche imparare dalle terapie e di conseguenza apportare benefici al paziente e all’ambiente in generale.

Una volta che il paziente è stabile, bisogna avviare trattamenti psicologici empiricamente validi con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e infondere speranza di miglioramento. Quest’ultimo dipende anche dal paziente, non solo dal trattamento farmacologico.

Potrebbe interessarti ...
Classificazione di Crow per la schizofrenia 
La Mente è MeravigliosaLeggilo in La Mente è Meravigliosa
Classificazione di Crow per la schizofrenia 

In questo articolo presentiamo il modello di classificazione di Crow, psichiatra inglese che nel 1980 isolò due varianti di questo disturbo.



  • Ruiz Jiménez, M.T., Nuñez Partido, J.P. Jódar Anchía, R y Peón Meana, R (2008). Calidad de vida y esquizofrenia. Madrid: AMAFE
  • Vallina Fernández, O. y Lemos Giráldez, S. (2000). Dos décadas de intervenciones familiares en esquizofrenia. Psicothema, 12, 671-681