La terapia strategica di Jay Haley

25 Maggio 2020
Con la sua terapia, Jay Haley intendeva andare oltre al momento e non centrarsi esclusivamente su sintomi, stati mentali e d'animo.

La terapia strategica di Jay Haley si differenzia dalle altre in quanto il terapista ha molta più iniziativa e si occupa di identificare una serie di aspetti chiave. Il suo compito va dal riconoscere problemi risolvibili fino a progettare interventi, fissare obiettivi, offrire feedback e fare una valutazione.

Con la sua terapia, Jay Haley intendeva andare oltre al momento e non centrarsi esclusivamente su sintomi, stati mentali e d’animo. Le reali intenzioni erano quelle di lavorare sulle situazioni sociali e non focalizzarsi sul lavoro individuale.

I postulati della terapia strategica di Jay Haley

Le intenzioni di Jay Haley erano dimostrare che il problema del paziente che si reca dallo psicoterapeuta non risiede soltanto in lui, ma ha radici nel contesto in cui la sua vita si sviluppa in quanto essere sociale.

L’unità di intervento non si centra quindi esclusivamente sul paziente, ma prende in considerazione il nucleo familiare ristretto ed esteso, e/o il gruppo sociale. Nella sua ottica include anche i professionisti che, per un motivo o per un altro, si trovano a contatto con il paziente e il suo problema.

All’interno della famiglia, Haley studiava le gerarchie stabilite, le regole e i ruoli di potere che la reggono. Ci sono regole e ruoli primari rispetto ad altri e analizzarli permette di comprendere meglio la vita del paziente.

Talvolta il risentimento, il comportamento inadeguato o il motivo della visita è dato da confusioni e squilibri all’interno della gerarchia che perturbano le capacità dell’individuo di adattarsi al ciclo di vita familiare. Se, per esempio, all’interno di una famiglia la figlia si occupa di mediare i conflitti tra i genitori, emerge un grande squilibrio del tutto inadatto al ruolo adattativo che corrisponde a una figlia.

Mani con sagome di carta

La storia del modello strategico-comunicativo

L’antropologo Gregory Bateson fu il primo grande teorico della psicologia sistemica, il cui obiettivo di studio erano le relazioni umane. In quest’ottica applicò alcuni paradigmi teorici come la Teoria del Sistema Generale e la cibernetica.

Grazie al lavoro di Bateson, fu fondato il Mental Research Institute (MRI) a Palo Alto (California). Da qui passarono importanti teorici che sidedicarono alla psicologia sistemica: John Weakland, Don D. Jackson, Virginia Satir, Jay Haley e Paul Watzlawick.

Inizialmente il lavoro di autori quali John Weakland e Jay Haley fu molto influenzato dalle idee di Erickson, psichiatra nordamericano che riscosse enorme successo a metà del XX secolo. La storia della terapia familiare era dapprima conosciuta come Terapia Strategica e associata al modello sviluppato da Haley; poiché era molto simile ai postulati del Mental Research Institute, i due modelli vengono rappresentati insieme.

La visione di Jay Haley sulla persona

I sistemici come Jay Haley inquadrano la condotta delle persone all’interno di un contesto interazionale, il quale diventa molto più rilevante (dal maggior potere esplicativo) rispetto a qualsiasi altra variabile della personalità.

La teoria del sistema generale e la teoria della comunicazione umana sono i modelli di partenza per comprendere e analizzare il funzionamento dei gruppi umani e di come l’interazione sia innanzitutto comunicativa.

Da un lato, un sistema è formato da una serie di elementi e regole che ne determinano le relazioni. Dall’altro, le relazioni possono essere osservate in maniera circolare, secondo il cosiddetto modello interattivo, per cui A produce B e B mantiene A.

La complementarietà tra il MRI e la terapia strategica di Haley

La differenza tra il modello sistemico rispetto ad altre correnti teoriche risiede nella concezione dei comportamenti disadattivi come il prodotto di un’interazione e non soltanto come il risultato di variabili della personalità.

Dal Mental Research Institute appare chiaro che i problemi appaiono quando l’individuo somatizza sequenze interattive disadattive che si ripetono. La terapia strategica stabilisce che i problemi nascono a causa di una particolare distribuzione del potere all’interno del sistema familiare.

Mani con famiglia di carta

Un’altra differenza tra la terapia strategica e il MRI è che secondo quest’ultimo i tentativi falliti di trovare una soluzione non fanno che alimentare il problema. I problemi sono ritenuti dunque in parte il risultato di soluzioni tentate e non andate a buon fine.

Secondo la terapia strategica di Jay Haley, al contrario, i sintomi compiono una funzione, anche se non adattativa. Possono essere intesi dunque come un modo disfunzionale di comunicare qualcosa.

In definitiva, si tratta di considerare che viviamo in un contesto sociale e che tale contesto influisce su di noi e viceversa. Formulare una terapia psicologica escludendo il contesto sociale è come cercare di studiare un animale senza conoscere il suo habitat.