La trappola della depressione

· 18 settembre 2015

Tu hai creato la tua depressione, nessuno te l’ha regalata. Perciò, distruggi la tua depressione.

Albert Ellis

Essere depressi è molto più che sentirsi tristi, giù di morale e con una grande voglia di piangere. Molte volte diciamo di essere depressi perché abbiamo vissuto una situazione stressante o particolarmente delicata, ma, dopo esserci adattati a un normale periodo di tristezza, alla fine riusciamo a superarlo e a continuare la nostra vita come prima.

Se, al contrario, non ne siamo capaci, non sappiamo come fare o non abbiamo le risorse per superare una determinata situazione, di qualunque natura essa sia, corriamo il rischio di cadere nelle grinfie della depressione.

La depressione è caratterizzata da uno stato d’animo negativo, da una profonda mancanza di interesse per le cose che prima invece piacevano o risultavano piacevoli. Si perde la capacità di godere delle piccole cose e non si ha voglia di fare nulla, arrivando all’inibizione comportamentale. A livello fisiologico, si riscontra stanchezza, insonnia o ipersonnia e assenza di desiderio sessuale.

Ma perché non capita a tutti di deprimersi? Perché, nonostante le situazioni siano ugualmente stressanti, non reagiamo tutti allo stesso modo?

È evidente che la nostra mente gioca un ruolo importante in questo senso. Le persone depresse interpretano in modo diverso e soggettivo le situazioni della vita di tutti i giorni.

Siamo realisti, ci sono situazioni molto difficili nella vita che influenzerebbero chiunque in maniera significativa. Tuttavia, sono i nostri pensieri e le nostre credenze che alla fine ci fanno deprimere oppure ci permettono di superare le difficoltà.

Questa è una buona notizia. È possibile che la situazione sia irrisolvibile o immutabile, ma questo non vale per i pensieri, perché, in questo senso, possiamo dire di avere un certo margine di azione e abbastanza controllo.

Come ci deprimiamo?

Fino a pochi anni fa, si pensava che la depressione fosse una malattia fisica per cui una serie di carenze a livello di neurotrasmettitori nel cervello determinava lo stato d’animo di una persona. È certo che sostanze chimiche come la serotonina hanno una certa influenza, ma non è l’unico fattore da tenere in considerazione ed è per questo che spesso la terapia farmacologica non dà i risultati sperati.

Perché una persona arrivi a deprimersi è necessario che nel suo ambiente si registrino dei cambiamenti vitali che la persona in questione percepirà come sgradevoli. Si parla di perdita dei rinforzatori, vale a dire, la persona perde qualcosa che prima percepiva come importante e indispensabile, come ad esempio il partner, il lavoro, un trasferimento o la propria autostima.

Quando la persona non affronta la situazione, inizierà a sentirsi sopraffatta e triste e la sua mente sarà invasa da pensieri negativi su se stessa, il mondo e il futuro. Logicamente, se uno si sente in questo modo, non avrà certo voglia di uscire, relazionarsi con la gente o rilassarsi e opterà per chiudersi in casa, senza fare nulla e stando tutto il tempo a letto.

Ed è a quel punto che cade nella trappola della depressione e si ritrova in una spirale da cui è molto difficile uscire se non è consapevole dell’importanza dei suoi pensieri, emozioni e azioni.

Il circolo vizioso potrebbe essere riassunto in questo modo: la persona ha pensieri negativi su di sé, come “non servo a nulla”, sul mondo, come “le persone sono cattive e non posso fidarmi di nessuno”, sul futuro, come “non troverò mai un lavoro che mi soddisfi e non sarò mai realizzato come persona”. Questi pensieri provocano sintomi piuttosto sgradevoli, disperati e tristi che portano ad una totale mancanza di interesse verso qualsiasi cosa.

Non fare nessuna attività, non uscire, non cercare lavoro, non conoscere persone nuove con cui relazionarsi non fa altro che confermare i pensieri negativi. “Non servo a nulla” viene confermato dal fatto che la persona sta a letto tutto il tempo senza voglia di fare nulla. Inoltre, questo atteggiamento implica una maggiore perdita di rinforzatori, da aggiungere alla perdita iniziale.

Ad esempio, una persona che perde il partner perde uno dei suoi principali rinforzatori. Non perde solo il partner, perde l’andare a cena insieme, i baci, gli abbracci, etc., che a loro volta sono altri rinforzatori. La tristezza è così grande che la persona in questione non interessa per niente fare cose piacevoli, uscire, conoscere gente nuova, dedicare tempo a nuove passioni.

Ed è qui che sta l’errore, perché, oltre a perdere il partner, questa persona perde anche la possibilità di conoscere nuove persone, di divertirsi e di fare cose nuove, di trovare lavoro… Queste sono ulteriori perdite che si sommano a quella iniziale.

Questo circolo vizioso deve essere spezzato in qualche modo per poter uscire dallo stato depressivo e il modo per farlo è che la persona si attivi ed inizi a fare cose che non implichino troppi sforzi e che risultino piacevoli. Qui sorgono i “non ho voglia”, “non posso” e frasi simili. Può che essere che non abbia voglia, ma per fare qualcosa non è necessario averne voglia, ma obbligarsi ad averla.

La motivazione non deve per forza precedere l’azione, dopo l’azione la motivazione verrà da sé e anche la voglia di fare crescerà sempre di più.

Anche il lavoro cognitivo è molto importante, ma si lavorerà in una fase successiva all’inizio dell’attivazione comportamentale. Le persone depresse vedono il mondo nero ed interpretano la realtà in maniera disfunzionale.

La ristrutturazione cognitiva sarà la tecnica prescelta che permetterà alla persona depressa di imparare ad identificare i suoi pensieri automatici negativi, a valutarne l’utilità e veridicità e a cambiarli con altri più realistici ed adattivi. Questa tecnica prevede una serie di domande che la persona si pone con l’obiettivo di capire se quello che pensa è realistico o se è mediato dalle sue interpretazioni soggettive.

La soluzione, quindi, è nelle nostre mani. Non dobbiamo permettere che la nostra felicità dipenda dall’esterno, da qualsiasi situazione, per quanto sia orribile. Abbiamo la capacità di andare avanti se lo vogliamo. Quindi, diamoci da fare e dimostriamo a noi stessi che la vita ci sta aspettando a braccia aperte!