Le lacrime non versate fanno male

19 febbraio 2015 in Emozioni 81 Condivisi

Tutti sappiamo che ridere fa bene e che non solo è piacevole vedere una persona con il volto illuminato da un sorriso, ma che è anche benefico per il nostro organismo: il cervello libera endorfine che aumentano il livello di adrenalina e che aiutano a stimolare l’immaginazione, libera la dopamina, che favorisce l’attività mentale, e libera la serotonina che possiede effetti calmanti e che diminuisce l’ansia. È un gesto favoloso che è accettato e valorizzato a livello sociale, ma piangere? Le lacrime?

Solo i bambini piccoli piangono apertamente senza dissimulazioni, mentre noi adulti ci rifugiamo nella solitudine per sfogarci o, ancora peggio, evitiamo di farlo. Preferiamo trattenere le lacrime e andare avanti stringendo i pugni, ma fa bene alla salute?

Piangere per essere felici?

Esistono diversi studi che assicurano di sì, che qualcosa di così inerente all’essere umano come la capacità di piangere è necessario per essere felici. Il dottor William Frey, del Saint Paul Ramsay Medical Center, in Minnesota, assicura che le lacrime sono tanto necessarie quanto i sorrisi; alleggeriscono le tensioni, attenuano la tristezza e permettono a una persona di conoscersi molto meglio e di relazionarsi in modo più aperto con gli altri.

Non solo questo, ma esistono molte ricerche che affermano che le persone depresse sono quelle che piangono meno: lo psichiatra Cristian Prado, master in Neuroscienze dell’Università di Chile, spiega questi dati sottolineando che “una percentuale dei depressi smette di esprimere”, ossia una parte della struttura del cervello si spegne a livello funzionale e sfocia in un’indifferenza al dolore e in una ricerca disperata di restare isolati.

Piangere non è una debolezza

Assolutamente. Le lacrime sono parte di noi, fanno parte del nostro io e sono un meccanismo di fuga e sollievo; è un modo di bilanciare le emozioni, di riordinare i sentimenti. Svolgono una funzione vitale nello sviluppo umano e non dobbiamo impegnarci nel metterle a tacere né di ingoiarle.

É curioso vivere quei momenti in cui, senza volerlo, finiamo per piangere davanti ad altre persone, istante in cui ci vediamo assaliti da quella reazione comune per cui cercano di consolarci dicendo “non piangere, non succede nulla, piangere non risolverà il problema, calmati”. È vero che le lacrime non risolveranno quello che ci fa stare male o che ci offusca, ma di certo sono un inizio.

Piangere sfoga e dona tranquillità; il corpo si rilassa e, in molte occasioni, si finisce addirittura per addormentarsi. È un modo di liberare quell’accumulo di emozioni negative che ci sopraffanno in un determinato momento della vita, ci aiuta a stare bene dopo e diventa un insegnamento su come gestire le nostre emozioni. Una volta che ci siamo calmati e che abbiamo recuperato le forze, inizieremo sicuramente a vedere le cose in un altro modo; probabilmente iniziamo a sentirci più sicuri di aprire quelle porte che riempiono di oscurità la nostra esistenza. Dunque, non bisogna immagazzinare le lacrime in piccoli laghi invisibili, stagni che finiscono per avvelenarci con la tristezza negativa.

Basta cercare un attimo un angolo in cui immergerci nella nostra privacy e semplicemente piangere…

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