Liberarsi dalla tristezza accettando quello che ha da dire


Revisionato e approvato da la psicologa Gema Sánchez Cuevas
Sentire la tristezza percorrere tutto il corpo è naturale. Turbare la mente e lottare per uscire. Tuttavia, molti di noi si ostinano a reprimere e a nascondere quello che provano, in un vano affanno che sparisca senza lasciare traccia. Questo peggiora la situazione e non permette di liberarsi dalla tristezza, anzi le consente di mettere radici nei nostri pensieri, dei quali inizia a nutrirsi.
La società ci ha insegnato ad agire in un modo ideale. Talmente ideale che possiamo considerarlo artificiale. Cerchiamo di muoverci nel campo emotivo tra confini molto stretti. La risata, ad esempio, è un ottimo segnale di allegria, ma può divenire fastidiosa e indesiderata quando assume sfumature stridenti o dimostra scarso contenimento, di proposito o per mancanza di autocontrollo.
Se si verifica con un’emozione positiva, tutte quelle negative, come piangere o essere depressi, vengono proprio evitate. Questo contenimento viene portato ad un punto tale che nemmeno nel calore di casa nostra, nella più totale solitudine, ci permettiamo di dare briglia sciolta a quello che ci tormenta. Abbiamo paura che si avveri quel mantra che i nostri genitori ci ripetevano quando eravamo piccoli: ripetere fuori quello che facciamo in casa.
Sentire la tristezza percorrere tutto il corpo è naturale. Turbare la mente e lottare per uscire. Tuttavia, molti di noi si ostinano a reprimere e a nascondere quello che provano, in un vano affanno che sparisca senza lasciare traccia. Questo peggiora la situazione e non permette di liberarsi dalla tristezza, anzi le consente di mettere radici nei nostri pensieri, dei quali inizia a nutrirsi.
La società ci ha insegnato ad agire in un modo ideale. Talmente ideale che possiamo considerarlo artificiale. Cerchiamo di muoverci nel campo emotivo tra confini molto stretti. La risata, ad esempio, è un ottimo segnale di allegria, ma può divenire fastidiosa e indesiderata quando assume sfumature stridenti o dimostra scarso contenimento, di proposito o per mancanza di autocontrollo.
Se si verifica con un’emozione positiva, tutte quelle negative, come piangere o essere depressi, vengono proprio evitate. Questo contenimento viene portato ad un punto tale che nemmeno nel calore di casa nostra, nella più totale solitudine, ci permettiamo di dare briglia sciolta a quello che ci tormenta. Abbiamo paura che si avveri quel mantra che i nostri genitori ci ripetevano quando eravamo piccoli: ripetere fuori quello che facciamo in casa.
“Va bene essere tristi a volte, essere rotti ogni tanto. Va bene non essere sempre la persona allegra che tutti vogliono che tu sia. Va bene non voler parlare con nessuno. Va bene far piangere il cuore finché non si asciughi. Va bene essere umano”
Perché la tristezza si è insediata nella nostra vita?
La tristezza può comparire per diversi motivi: un licenziamento, una rottura amorosa, un’ingente perdita di denaro o persino una malattia inaspettata.
Sono situazioni normali e più comuni di quanto vogliamo credere. Il problema si presenta quando non gestiamo l’emozione -per pigrizia, perché non sappiamo come fare o perché vi rinunciamo volontariamente- così dal sentirci tristi passiamo a esserlo. L’emozione smette di essere emozione e passa a uno stato con profonde e forti radici.
È per questo motivo che la tristezza si è potuta insediare nella nostra vita. È persino possibile che metta le tende per sempre se non siamo capaci di guardarla, osservarla e analizzare il messaggio che ci vuole trasmettere.
Facciamo qualche esempio:
- La tristezza che si presenta dopo una rottura amorosa è un’emozione naturale del processo di lutto che probabilmente dovremo affrontare. Provarla e sperimentarla ci aiuterà a voltare pagina e ad andare avanti.
- Se sorge a causa di un malattia, la tristezza ci permette di acquisire coscienza della nostra vulnerabilità in quel momento. Può essere lo stimolo per smettere di guardare fuori e passare a guardare dentro di noi.
- In seguito a una perdita economica, essere tristi ci può aiutare a fermarci un attimo per pensare ad altre possibilità per recuperare quei soldi. Forse non abbiamo sfruttato al massimo le nostre capacità.
Essere triste può essere un’opportunità per fermarsi e riflettere su quello che ci sta succedendo. Ma, soprattutto, per valorizzare quello che prima non apprezzavamo. Tuttavia, se la tristezza ci ha bloccato del tutto, se ci troviamo a un passo dalla depressione, perché non riusciamo a scrollarcela di dosso, allora è necessario fare un passo avanti e passare all’azione.
“Un’anima triste può uccidere più in fretta, molto più in fretta di un germe.”
Strategie intelligenti per liberarsi dalla tristezza
Per liberarsi dalla tristezza che demotiva, che invece di disegnare ogni mattino un sorriso sul viso disegna una smorfia di sconforto e che fa apparire la vita priva di senso, è necessario adottare alcune strategie.
Le principali sono accettare la tristezza e non evitarne le tipiche manifestazioni, come il pianto o l’introspezione. Non serve a nulla negarla, incapsularla o esiliarla.
Dobbiamo accettare di essere tristi e, soprattutto, darci il permesso di esprimere tale sentimento. Non importa se ci lamentiamo, se ci vengono sempre le lacrime agli occhi, se scoppiamo a piangere. Questi momenti in cui l’immagine che possiamo proiettare passa a essere secondaria sono necessari: la catarsi emotiva perde tutta la sua funzione quando sbatte contro muri forti e rigidi che le impediscono di agire.
Il pianto ci restituisce la pace, è il punto di partenza per ricordarci quanto è importante prenderci cura di noi. Fare sport, mangiare sano, stabilire orari fissi per mangiare e dormire, uscire con gli amici…In definitiva, anche se non abbiamo voglia di fare nulla di tutto ciò, perché desideriamo abbandonarci del tutto, non è tutto perduto. A poco a poco possiamo introdurre piccoli cambiamenti che ci attivino e che inizino a motivarci.
Infine, non fa male cercare in parte delle nostre attività una motivazione intrinseca, un piacere che vada oltre il risultato che possano offrirci. In questo modo, anche quando non ci piacerà, non potremo comunque parlare di una perdita di tempo. Possiamo ricorrere anche alla mindfulness, un’attività davvero piacevole che ci aiuterà a distanziarci da quello che sembra superarci.
Tuttavia, quando le ferite che riportiamo superano la nostra capacità di sopportare il dolore o quando ci sentiamo schiacciati da un peso e non troviamo una leva per sollevarlo, allora dobbiamo senz’altro rivolgerci a un professionista. Perché sebbene oggi non crediamo che la nostra situazione possa peggiorare, ogni tormenta finisce per far zoppicare il sole.
“La pioggia cade perché la nuvola non ne sopporta più il peso. Le lacrime cadono perché il cuore non riesce più a sopportare il dolore.”
Immagini per gentile concessione di Brooke Shaden
Questo testo è fornito solo a scopo informativo e non sostituisce la consultazione con un professionista. In caso di dubbi, consulta il tuo specialista.

Revisionato e approvato da la psicologa Gema Sánchez Cuevas









