Maturità significa cercare soluzioni e non colpevoli

· 23 novembre 2015
Non c’è problema tanto tremendo da non poterci aggiungere un po’ di senso di colpa e farlo diventare ancora peggiore.
(Bill Watterson)

Ricordate quando eravate bambini? L’infanzia è un periodo meraviglioso, ed è per questo che vorremmo sempre tornare indietro e proviamo sempre nostalgia per questa tappa. È il momento in cui scopriamo il mondo e, allo stesso tempo, ci sentiamo protetti dagli adulti.

Nell’infanzia e nell’adolescenza, sono i nostri genitori o tutori che hanno il dovere di proteggerci, di soddisfare le nostre necessità e, cosa non da poco, di prendere le decisioni al posto nostro. È per questo che crescere è un esperienza agrodolce; perdiamo le comodità e la sicurezza, ma guadagniamo qualcosa di estremamente importante: la libertà.

mano bambino e adulto

Con il passare degli anni, progressivamente prendiamo in mano le redini della nostra vita. La prima cosa che facciamo è lavorare, per farci carico dei nostri bisogni fondamentali; ma ci sono altri aspetti dei quali dobbiamo responsabilizzarci: i nostri legami affettivi, ad esempio, o la nostra salute mentale.

È il modo in cui gestiamo questa responsabilità che segna la differenza tra crescere e maturare. Il tempo passa inesorabilmente e tutti cresciamo, ma il modo in cui ci responsabilizziamo delle nostre emozioni ci permetterà di affermare che, oltre a crescere, siamo maturati.

Maturare è imparare a trovare la soluzione e non il colpevole

Prendere delle decisioni implica sperimentare emozioni relazionate con la paura di sbagliare e con l’incertezza. Tant’è che a volte ci blocchiamo e ci è molto difficile scegliere una strada piuttosto che un’altra.

Ciò che è sicuro è che tutti commettiamo degli errori, parte del processo di apprendimento. Ricordate quando stavate imparando a contare a scuola? Inizialmente era complicato e commettevate molti errori, ma con la pratica contare diventa un’abilità basilare.

Assumersi la responsabilità di aver sbagliato comporta un complesso processo di riflessione e analisi dei fatti, e per questo a volte è più facile cercare motivazioni esterne che giustifichino i nostri erroriE proprio qui che entra in gioco la colpa. Quando abbiamo un problema, la nostra mente si crogiola nella ricerca  di un colpevole.

A volte, ad esempio, quando sbattiamo contro un qualsiasi oggetto, diamo la colpa allo stesso di trovarsi in mezzo ai piedi. Non vi è mai successo? Camminate distratti per il corridoio e improvvisamente andate a sbattere contro un oggetto che non doveva essere lì, facendovi male al piede. Senza pensarci direte “Maledetto oggetto”, non doveva stare lì.

È naturale, la frustrazione ha bisogno di un colpevole. 

Tuttavia, cosa succede con gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada, quando sono qualcosa di molto più importante che un oggetto dimenticato per sbaglio in corridoio? Potrebbe trattarsi di un esame che continuate a non passare e che avete preparato diverse volte oppure che non vi abbiano rinnovato il contratto di lavoro, che abbiate problemi a comunicare con il vostro partner o che vostro padre si arrabbi con voi quando esprimete la vostra opinione.

Se non riflettiamo, se ci lasciamo trasportare dalle emozioni, la colpa è una specie di neon, che si illumina improvvisamente nella nostra mente. Fermatevi un momento a pensare in cosa aiuta la colpa? 

Quando incolpiamo qualcuno o noi stessi di quello che succede, ci stiamo concentrando sulle nostre emozioni e atteggiamenti negativi: veniamo pervasi dall’ira e dalla frustrazione, proviamo tristezza o rancore, e non andiamo avanti. Per farla breve, siamo infelici.

ragazza incolpata da tutti

Tuttavia, se oltrepassiamo queste emozioni negative e andiamo avanti, ci renderemo conto che invece di cercare un colpevole, esiste qualcosa di molto più utile: intraprendere un’azione che ci aiuti a cambiare la situazione. Se cerchiamo delle soluzioni, manderemo a noi stessi un messaggio, ovvero che se qualcosa è andato male, possiamo provare a rimediare e lavoreremo per risolvere la situazione.

Preoccupiamoci  più di essere padri del nostro futuro che figli del nostro passato.
(Miguel de Unamuno)

Sicuramente ricorderete una situazione simile a questa: siete vittime di un’ingiustizia, ad esempio, siete stati bocciati ad un esame che credevate sarebbe andato bene. Vi sentite male ripensando nella vostra testa alla situazione e ve la prendete con il professore o con voi stessi. Cercate un colpevole.

Siete stanchi di ripensare a quanto è appena successo, è qualcosa che appartiene al passato e non può essere modificato. La colpa ci blocca. 

Tuttavia, se cambiate atteggiamento e decidete di mettervi a studiare meglio le parti in cui probabilmente non eravate preparati, le vostre emozioni cambieranno. 

La prossima volta che qualcosa non andrà bene e che vi metterete a cercare dei colpevoli, pensate che la cosa migliore che potete fare è voltare pagina. Le emozioni negative sono inevitabili, ma se cerchiamo soluzioni invece che colpevoli, ci renderemo conto che sono cose passate e che bisogna continuare ad andare avanti per raggiungere i nostri obbiettivi.