Neuroetica: caratteristiche e sviluppo

· 8 Giugno 2019
Scoprite cosa è la neuroetica, le sue basi e i suoi principali campi di indagine. Ma anche i motivi per cui questa disciplina presenta enormi implicazioni future. 

La neuroetica è una disciplina che si è fatta strada nella comunità scientifica internazionale per via del grande numero di studi e ricerche sul cervello degli ultimi anni.

Tuttavia, si può parlare di essa come di una disciplina con un’entità propria solo dal 2002, quando un gruppo di specialisti di diverse aree e campi si sono riuniti per studiare le implicazioni etiche e sociali della ricerca in campo neuroscientifico, poiché la bioetica classica era considerata troppo generica.

Nel 2003 la Society for Neuroscience ha organizzato per la prima volta una conferenza sulla neuroetica. Ma solo nel 2006 è stata fondata la Neuroethics Society, un gruppo di professionisti dediti all’interesse delle ripercussioni sociali, legali, politiche ed etiche dei progressi delle neuroscienze.

Lo sviluppo di questa disciplina, come vediamo, è relativamente recente, ma non per questo meno curioso e interessante. A seguire realizzeremo un breve excursus della neuroetica, dalle sue origini fino alla sua situazione attuale per conoscerla più a fondo.

Cervello con ingranaggi

Comparsa delle neuroetica

Per capire la comparsa della neuroetica in quanto scienza, bisogna tenere conto della interdisciplinarità tipica delle neuroscienze. È sorta, infatti, come conseguenza della vasta quantità di discipline che studiavano il sistema nevoso.

Con il tempo, il bisogno di intesa tra queste discipline si è fatto sempre più forte, accompagnato a sua volta dalla preoccupazione su questioni etiche comuni. I classici interrogativi legati al funzionamento del sistema nervoso e alla relazione mente-cervello si trovano quindi alla base della neuroetica.

A tutto questo bisogna sommare il grande sviluppo, in breve tempo, della bioetica. Una branca della scienza orientata, soprattutto, sugli aspetti etici relativi alle scienze della vita, come la biologia o la medicina. Questo ha dato un impulso motivazionale ai neuroscienziati, che non volevano restare indietro.

D’altro canto, il parallelo progresso delle stesse neuroscienze ha avuto come conseguenza che le linee di ricerca venissero indirizzate verso tematiche maggiormente relazionate con l’aspetto interiore dell’essere umano. Per esempio, le sue patologie o le sue funzioni cognitive ed emotive.

A poco a poco, dunque, si è creata la necessità di una disciplina che si preoccupasse di stabilire i precetti adeguati per coordinare la ricerca in questi campi. Ed è così che è nata la neuroetica.

La riunione di San Francisco nel 2002

Nel 2002 le Università di Standford e California hanno organizzato una riunione a San Francisco (California) che ha segnato la nascita della neuroetica come disciplina scientifica. Le basi di suddetta disciplina sono state gettate in seno a un congresso al quale hanno preso parte circa 150 neuroscienziati.

In questa riunione gli specialisti sono giunti a un accordo sulla definizione della disciplina e il suo campo di studio. Il risultato è stata la seguente definizione:

“Lo studio delle questioni etiche, legali e sociali che sorgono quando le scoperte scientifiche sul cervello vengono trasferite in campo medico, nelle interpretazioni legali e nelle politiche sanitarie o sociali. Queste scoperte stanno avvenendo in campi che vanno dalla genetica o neuroimaging alla diagnostica e predizione delle malattie. La neuroetica dovrebbe esaminare come medici, giudici e avvocati, dirigenti di compagnie assicuratrici e politici, così come la società in generale, trattano tutti questi risultati.”

Anche se la neuroetica dava così i suoi primi passi, restavano ancora molti aspetti da concretare e definire; come il fatto che ogni approccio di questa disciplina si riferiva quasi esclusivamente alle malattie del sistema nervoso.

Un altro problema era la scarsa attenzione prestata alla prevenzione e all’aspetto funzionale del sistema nervoso, in chiaro detrimento di scienze come la psicologia. Come vediamo, resta ancora molta strada da percorrere per ottenere una visione più ampia e sintetizzatrice di questa disciplina.

Testa con ingranaggi apprendimento significativo

Caratteristiche e sviluppo della neuroetica

Lo sviluppo della neuroetica e le sue caratteristiche sono un riflesso dell’evoluzione di quattro grandi aree di lavoro:

  • Le neuroscienze e l’Io: tratta temi come la relazione delle neuroscienze con la libertà e le responsabilità umane. Studia, inoltre, le basi biologiche della personalità, della condotta e delle emozioni.
  • Neuroscienze e pratiche sociali: in questo caso la ricerca si concentra sulle patologie sociali, affrontando anche i processi di apprendimento e memoria, così come temi riguardanti la responsabilità personale e criminale. Ciò porta a toccare alcuni aspetti della neuropsichiatria forense.
  • Etica e pratica delle neuroscienze: si preoccupa dell’etica applicata alla pratica clinica, coprendo aspetti come la neurochirurgia, gli psicofarmaci, la terapia genetica, le protesi neurali, etc. Cerca anche di orientare sia la ricerca sia la approssimazione terapeutica alle patologie nervose.
  • Neuroscienze e discorso pubblico: riguarda la relazione delle neuroscienze con la formazione accademica dei ricercatori, così come alcuni aspetti relazionati con la ricerca; senza dimenticare la relazione con i social media.

La neuroetica può essere definita come una giovane scienza multidisciplinare, dalle grandi implicazioni e con obiettivi di lavoro a lungo termine. È, e sarà, un prolifico campo di ricerca. In fin dei conti, verte sull’elemento più puramente umano.

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  • Marcus, S.J (2002). Neuroethics. Mapping the Field. The Dana Press.
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