Siamo noi che diamo peso alle azioni della gente

9 gennaio 2017 in Psicologia 6909 Condivisi

La gente fa cose che non sempre incontrano i vostri gusti, i vostri principi o i vostri valori. Tuttavia, siete voi a decidere se ciò vi tange oppure no. Amareggiarsi per qualcosa che non si può cambiare significa perdere qualità di vita. In fin dei conti è semplice quanto “vivi e lascia vivere”.

In fisica quantistica esiste un concetto conosciuto come “correlazione quantistica”, che ha da sempre tormentato Albert Einstein e che può, in qualche modo, essere applicato al comportamento umano. Secondo questo principio, quando due particelle entrano in contatto, cambiano per sempre alcuni aspetti. Non solo: pur non stando l’una vicina all’altra, ciò che hanno creato insieme influisce anche sulle altre particelle.

Questa correlazione quantistica caratterizza anche tutti noi. È un concetto semplice da capire; facciamo un esempio. Immaginate di avere un collega con una fissa molto particolare, quella di seminare critiche. Il malumore che vi provoca il suo comportamento si inserisce ogni giorno nel vostro bagaglio emotivo, fino al punto che il vostro malessere influisce sulle relazioni con la vostra famiglia.

Tutti siamo come particelle caotiche che si scontrano le une con le altre, attirando magneticamente determinate cariche emotive. Ciò che fa qualcuno viene subìto da qualcun altro, il quale dà inizio ad una catena di contagio di tale sofferenza. È necessario spezzare quest’interconnessione che decima, giorno dopo giorno, la qualità dei nostri rapporti. Dobbiamo educare la nostra mente affinché sia in grado di prendere le distanze e rompere questo gioco di forza.

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Ci sono cose che non mi toccano più: il principio della galleggiabilità

Siamo certi che, a questo punto della vita, ci sono molte cose che oramai non vi scompongono più. Avete imparato che non è positivo aspettarsi tanto dalle persone, che è meglio essere cauti e lasciare che il comportamento quotidiano vi riveli la vera essenza dei vostri presunti amici.

Tuttavia, e nonostante il vostro bagaglio di esperienza, continuate ad inciampare sulla stessa pietra: quella della delusione. Perché nelle vostre selve comportamentali, la famosa massima “vivi e lascia vivere” si trasforma spesso in un “vivo e non ti lascio vivere”.

Come evitare che gli atteggiamenti di questo tipo influiscano su di voi? Il punto non è affatto essere passivi o mettere in pratica la “non-resistenza”, con cui vi trasformereste poco a poco nei bersagli di tutte le frecce avvelenate. Lo scrittore e famoso analista del lavoro Daniel Pink ha introdotto un termine molto interessante e assai utile in questo contesto: la galleggiabilità.

Per comprenderlo, è sufficiente visualizzare una bellissima boa sospesa nel mare. Questo oggetto sa molto bene cos’è e come viene trattato dall’oceano; tuttavia, non affonda mai. È sempre a galla, in superficie, senza badare ai sussulti dell’oceano e alle tormente. Questa resistenza mentale deriva da un delicato punto di equilibrio e forza in cui si conoscono bene i propri valori, le proprie convinzioni interiori e i propri ormeggi emotivi.

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C’è armonia tra ciò che sono io e ciò che sei tu

Le persone si aspettano e si meritano rispetto, considerazione e riconoscenza. Quando uno di questi pilastri viene meno, hanno il pieno diritto di difendersi, di reagire e di proteggersi. Tuttavia, bisogna tenere a mente diversi aspetti.

  • “Tu sei tu e io sono io”. Ciò che gli altri dicono o pensano di noi non determina ciò che noi siamo. Non importa quanto fuoco venga sputato dalle loro bocche, né che tipo di veleno ci stiano lanciando addosso. Siamo noi a decidere se vogliamo scottarci oppure no, noi che abbiamo il potere di ritirare la mano e di scegliere di avvelenarci o meno.
  • “Ti accetto per come sei”. Accettare una persona non vuol dire essere d’accordo con ciò che dice e ciò che fa. Significa smettere di lottare con lei per accettarla come qualcuno di diverso da noi. Vuol dire, dunque, rinunciare a investire ulteriore tempo, sforzo e sofferenza in nuove guerre.

In questa rinuncia, che porta ad accettare una persona per come è per essere liberi, c’è anche una certa armonia. C’è lo stacco da una situazione che ci fa recuperare un equilibrio interiore e tornare di nuovo a galla.

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All’inizio dell’articolo abbiamo parlato del principio della correlazione quantistica. Sappiamo di non essere soli nel nostro ambiente, in quel campo gravitazionale in cui tutti ci scontriamo con tutti in un ballo spesso disarmonico.

In questo gioco di forze e interazioni, come lo chiamava lo stesso Einstein, quasi sempre ci portiamo via qualcosa degli altri. Cerchiamo, quindi, di non farci attrarre solo dalla carica negativa, quella con cui possiamo contagiare i nostri cari.

Dobbiamo semplicemente permettere agli altri di essere come vogliono essere. Dobbiamo permettere al chiacchierone di parlare e al disordinato di perdere il suo tempo in mezzo al caos. Dobbiamo lasciare l’amareggiato a rattristarsi la vita e il criticone ad avvelenarsi con la sua stessa lingua. Dobbiamo permettere loro di essere come preferiscono, ma quando sono vicino a noi, non dobbiamo dimenticarci di come siamo fatti.

Agite come quella boa sicura in mezzo all’oceano, ben salda ai suoi principi, ai suoi punti di forza interiori. Prima o poi, la tormenta passa.

Immagini per gentile concessione di Willoughby Owen, Nature PhotoSky, Paul Scott Fawler

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