Quando i “non arrabbiarti” e i “perdonami” finiscono per distruggerci

· 9 dicembre 2016

Passiamo la vita a prenderci cura delle nostre parole e di ognuno dei nostri gesti per non infastidire una determinata persona. Tuttavia, quando i “perdonami” e i “non arrabbiarti” diventano le note quotidiane nelle partiture della nostra vita, l’unica cosa che ricaviamo è una lenta auto-distruzione.

Siamo tutti trottole che girano in una sala piena di gente.  A volte ci sfioriamo l’uno con l’altro, è normale. Tuttavia, in questa nervosa danza delle relazioni, spesso incontriamo persone con una pelle estremamente sottile. Sono così sensibili e suscettibili che, nella loro vita, non fanno altro che accumulare un’offesa dietro l’altra.

“Tutti possono arrabbiarsi, è comprensibile. Tuttavia, arrabbiarsi con la persona giusta, al momento opportuno e nel grado giusto non è così semplice”.

(Aristotele)

Stiamo ovviamente parlando delle persone ipersuscettibili. Sono specializzate nel soffrire e regalare sofferenza. Tendono ad essere personalità abitate da delicati veli di mancanza di autostima, di vittimismo e insicurezza. Caratteri suscettibili, schiavi delle opinioni altrui ed eterni trafficanti di colpa.

Se vi capita di instaurare rapporti affettivi con profili di questo genere, dovete fare attenzione, perché potreste passare la vita a prendervi cura di ogni minimo dettaglio. A scegliere la parola giusta, il gesto corretto, l’azione migliore per non sollevare offese o preoccupazioni.

Fino a che, poco a poco, non saboterete la vostra autostima attraverso gli “scusami, è colpa mia”. Non è positivo, è bene evitare le dinamiche di questo tipo. Vi proponiamo di rifletterci su.

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Quando il “non arrabbiarti” degenera in senso di colpa

“Non ti arrabbiare, non lo farò più”. “Tranquillo, davvero, non ti arrabbiare, è stato un errore mio”. Dietro a queste frasi, si nasconde un tortuoso labirinto psicologico in cui potreste perdervi del tutto. Fate uso dello “scusa” come una risorsa estrema per cercare di alleviare l’offesa, quasi sempre ingiustificata. Pensate persino che sia meglio farvi carico della colpa se, in questo modo, riuscite ad ammansire la rabbia del soggetto ipersensibile.

Sopportare sulle spalle pesi di questo calibro sgretola giorno dopo giorno la vostra integrità emotiva. Attivate la cosiddetta “colpa difensiva”. Si tratta di un meccanismo usato da molte vittime del ricatto emotivo per proteggersi dall’impotenza.

Senza dubbio è un tema davvero complesso. Dobbiamo anche considerare che il soggetto ipersuscettibile è molto vulnerabile. Nonostante la sua bassa autostima lo porti a fare interpretazioni sulla base della sua soggettività e del suo vittimismo, non possiamo dimenticarci che, a volte, questi architetti dell’infelicità possono diventare aggressivi.

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Alla fine, il rapporto con le persone di questo tipo diventa una sorta di rito. Tutto andrà bene se ci faremo trascinare da loro, se abbasseremo la testa e onoreremo per mezzo di parole e gesti la persona amata; in questo modo, eviteremo che emerga il demone della sua suscettibilità.

Se rimarremo immersi in questo circolo, senza reagire, saremo come quelle fragili farfalline notturne che svolazzano attorno alle fonti di luce. E continueremo così fino a che, un po’ alla volta, non ci si bruceranno le nostre ali.

Convivere con le persone ipersuscettibili

La cosa giusta non è fuggire e porre fine alla relazione senza prima aver lottato. La distanza senza almeno una battaglia combattuta può portare a un posteriore pentimento. Pertanto, è sempre meglio fare tutto il possibile prima di prendere una decisione così radicale. Se si ama, si lotta. Se la lotta, alla fine, si rivela inutile, allora non c’è alternativa alla distanza per salvaguardare la propria integrità personale ed emotiva.

È interessante specificare che, negli anni ’90, sono stati svolti diversi studi sull’ipersuscettibilità: è stato stabilito che non si tratta di un disturbo, ma di una caratteristica della personalità. Per comprendere meglio tutto questo, è necessario fare una distinzione tra i due tipi di suscettibilità e sensibilità esistenti.

La prima è una sensibilità orientata verso i sentimenti degli altri: si entra in connessione con le emozioni altrui e si prova empatia. Il secondo tipo, la cosiddetta “ipersuscettibilità”, si concentra sulla propria individualità in reazione a ciò che fanno gli altri. Si vive sempre nello stesso stato: quello dell’autodifesa.

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Strategie per relazionarsi con gli ipersuscettibili

C’è un aspetto su cui dovete concentrarvi. Non potrete mai adattarvi come un guanto alle manie, alle ossessioni o alle inquietudini di queste persone. Se vi ossessionate con i “non arrabbiarti” fino al punto da controllare ogni più piccolo dettaglio affinché quella persona non sbotti, perderete tutto.

  • Dovete far capire al soggetto in questione che chi vive perennemente offeso ottiene solo l’infelicità e la distanza dei suoi cari.
  • Ditegli che prima di dare un giudizio o un’opinione, deve meditare. Siete stanchi di essere i loro obiettivi, di sopportare tutte le colpe, di essere gli spaventapasseri volti a scacciare dalla sua testa neri uccelli per conferirgli calma.
  • Dovete essere capaci di rafforzare la sua autostima e, allo stesso tempo, far sì che lui/lei valorizzi la vostra. La pelle dell’ipersuscettibile può essere molto sottile, ma la vostra è già stata troppo lesa dalle ferite.

Chiedete, in primo luogo, riconoscimento e rispetto. Perché vi stancherete di camminare per quei campi minati in cui anche la cosa più piccola scatena rabbia e rimproveri. Nessuno può passare ogni giorno della sua vita in uno stato di allerta continua, di stress interminabile.

La vita è troppo corta per essere vissuta con paura.