Odori dell’infanzia: una porta sul passato emotivo

12 maggio 2016 in Emozioni 29 Condivisi

Matite colorate, torta al cioccolato, l’erba appena tagliata in estate, la stanza dei nonni dove non si poteva entrare, il profumo di nostra madre quando ci abbracciava… Gli odori dell’infanzia vivono nella nostra mente assumendo le sembianze di una porta semiaperta, il potente collegamento ad un passato emotivo a cui facciamo ricorso per far tornare alla memoria quei momenti felici.

Gli psicologi lo definiscono “Fragrant Flashbacks”, termine con il quale cercano di dimostrare l’intima relazione tra la memoria, l’olfatto e la nostra infanzia. Fino ai cinque anni, i bambini integrano i loro ricordi attraverso il senso dell’olfatto; man mano che crescono, tuttavia, acquisiscono sempre maggiore rilevanza la vista e l’udito.

L’infanzia ha un modo tutto suo di sentire e capire il mondo. Non possiamo sostituirlo con quello degli adulti: i bambini devono riempire il proprio “bagaglio di esperienze” di stimoli positivi, di affetto e scoperte meravigliose.
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Il tema degli odori e la loro relazione con la memoria infantile è un ambito appassionante che non è stato ancora studiato a fondo. Tuttavia, studiosi come la dottoressa Maria Larsson ci rivelano come in realtà il naso sia un vero e proprio “accesso fisico” al nostro mondo emotivo. In esso si celano processi meravigliosi e sconosciuti di cui oggi vorremmo parlarvi.

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Odori dell’infanzia: un legame diretto con le nostre emozioni

Helen Fields, scrittrice esperta in medicina per l’istituto di ricerca Smithsonian, nel suo libro Fragrant Flashbacks spiega che durante la prima infanzia l’odore e il gusto sono i “canali chimici” più importanti per la nostra comprensione del mondo. Superati i 5 anni, non avvertiamo più il bisogno di metterci gli oggetti in bocca, e il naso stesso cessa di essere così ricettivo.

L’olfatto, quel senso che fino a poco tempo fa rimandava quasi esclusivamente ai sommelier e ai creatori di profumi, è in realtà il legame più significativo con il nostro cervello, ed è a sua volta capace di attivare emozioni e ricordi molto concreti. Approfondiamo insieme questo concetto.

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Meccanismo attraverso cui un odore attiva un’emozione

Quando le molecole dell’odore di un fiore o la fragranza della terra bagnata, per esempio, si congiungono con l’epitelio del nostro naso, si invia un segnale al bulbo olfattivo (piccola e sofisticata struttura situata leggermente più in alto dei nostri occhi).

Ecco che ha inizio un viaggio affascinante che farà arrivare il segnale a due canali concreti:

  • In primo luogo, fino alla corteccia olfattiva primaria, affinché questa possa identificare e classificare l’odore.
  • Di seguito, il segnale olfattivo sarà trasportato verso l’amigdala, un’area collegata alle emozioni, per poi finire nell’ippocampo, anch’esso responsabile della nostra memoria.

Ma ecco un dato ancora più sorprendente: stando ad uno studio portato a termine negli anni ’90 presso il Monell Chemical Sciences Center di Philadelphia, i neonati reagiscono agli odori quando sono ancora nell’utero. Attraverso un’amniocentesi, si scoprì che attraverso il liquido amniotico la dieta materna è percepibile anche in termini di odori e che il feto inizia dunque ad immagazzinare ed apprendere informazioni in fase molto anticipata. Un dato senz’altro affascinante.

Proprio come si è visto, esistono motivi concreti per credere che l’olfatto vada di pari passo con le emozioni. Un odore piacevole non si limita a generare un senso di benessere o ad evocare ricordi positivi, ma può anche spingerci a “consumare di più”. Per questo motivo, molte aziende hanno cominciato ad utilizzare la tecnica del neuromarketing per approfittare del potere dell’olfatto sulle nostre emozioni.

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La memoria olfattiva come terapia

Tutti siamo stati colti almeno una volta da quegli odori dell’infanzia che arrivano d’improvviso, quando meno ce lo aspettiamo: abbiamo aperto un libro vecchio provando uno strano déjà vu oppure abbiamo associato il profumo di cannella a quella torta che ci faceva sempre la nonna.

Dovremmo preoccuparci per il giorno in cui potremmo perdere quel “magico sentiero” che collega gli odori alle nostre emozioni. Un dato curioso è che uno dei primi sintomi dell’Alzheimer o del Parkinson è proprio la perdita dell’olfatto.

  • Esistono terapie particolarmente interessanti volte a fermare la perdita della memoria olfattiva attraverso la somministrazione di stimoli. Simili meccanismi intendono anche frenare, entro i limiti del possibile, la perdita della memoria stessa.
  • È risaputo che nei casi di Alzheimer l’elemento emotivo continua a persistere vivo ed attivo; per questo, utilizzare l’olfatto per riattivare la memoria attraverso le emozioni, è un interessante aspetto di cui tenere senz’altro conto.

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Esercizi che prevedono che i pazienti vadano a passeggio quando ha appena piovuto, che annusino le fragranze presenti in cucina o il profumo della biancheria appena lavata sono allentamenti quotidiani con i quali si cerca di frenare quanto possibile l’avanzamento della malattia; il loro principale scopo è, però, quello di regalare al paziente attimi di benessere in cui evocare istanti significativi del suo passato.

Gli odori della sua infanzia, per esempio.

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