In ogni donna vive una lupa

In ogni donna vive una lupa

Ultimo aggiornamento: 17 agosto, 2017

La pubblicazione del libro “Donne che corrono coi lupi”, di Clarissa Pinkola, sembra aver inaugurato un nuovo archetipo di donna: quello della lupa. Il libro è un vero best seller, tradotto in 18 lingue e presente in varie edizioni e ristampe. L’aspetto più interessante del testo è che si presenta come uno strumento magico ed esuberante per comprendere il mondo femminile.

La premessa fondamenta di questo libro è che ogni donna porta dentro di sé uno spirito selvaggio, lo spirito della lupa. In essa risiede un’energia vitale e potente che rende la spontaneità il suo naturale modo di essere. Questo animale così femminile è anche feroce, sa proteggersi dai predatori e si sovrappone alla mancanza di esperienza e all’ingenuità. La lupa possiede la forza e sa tirarla fuori quando è rimasta sopita per diverso periodo.

“Per amare il piacere non ci vuole molto, per amare davvero ci vuole un eroe capace di governare la propria paura”.

-Clarissa Pinkola-

La lupa è stata un animale stigmatizzato e a volte disprezzato. Il suo lato selvaggio non è pura ferocia. Sa essere matriarca del branco, sa guidare il suo gruppo. È in grado di divenire la leader per gli altri, senza timore né complessi. Impara dall’esperienza e sa prendersi cura di se stessa.

La lupa e le donne moderne

Anche se la donna moderna ha raggiunto obbiettivi immensi e incarichi di potere, dista ancora tanto dalla sua essenza di lupa selvaggia. Quest’ultima non si piega all’eredità altrui, come fa la donna moderna nelle pubblicità. Non permette nemmeno agli altri di scegliere il cammino da intraprendere. La lupa è creativa, appassionata, istintiva e saggia.

Essere donna è un privilegio. Tuttavia, la cultura ha seppellito questa realtà, molto spesso per opera delle stesse donne. La civilizzazione è nata intorno alla donna. Inizialmente l’unico legame di sangue riconosciuto era questo. Le società umane si congregavano attorno alle madri, perché si sapeva poco rispetto alla paternità. La donna era l’epicentro.

Agli albori dell’umanità, la lupa occupava davvero il suo posto. Oggigiorno, al contrario, tutto ciò che è femminile viene svalutato. Molte donne provano a percorrere il cammino dell’autonomia lungo il sentiero tracciato dagli uomini. Una lupa selvaggia non è un lupo: è un’animale selvaggio e deciso, che apprezza la femminilità che la caratterizza.

In particolare, una lupa non accetta il dominio degli altri sul suo corpo. Balla da sola o accompagnata. Abbraccia e sostiene. È allegra ed entra in connessione con i suoi desideri ed istinti. Non permette a nessuno di farsi dire quanto deve pesare, quando deve avere dei figli o come deve agire per essere applaudita.

La sfida della lupa

La cultura ha imposto nel corso del tempo prototipi come quelli della “donna buona” e della “donna cattiva”. La prima è rispettabile, un autentico insieme di virtù secondo il giudizio di molti. La donna cattiva, al contrario, mette a rischio la stabilità perché propone la novità. In molte società queste donne vengono soprannominate “prostitute”, ma anche lupe. Sono loro che fanno discutere, che scandalizzano.

Roma, che è stata la capitale del mondo, venne fondata da Romolo e Temo, due bambini abbandonati che sopravvissero allattati da una lupa. Nella Roma classica le prostitute non erano donne che offrivano sesso al miglior offerente.

Erano donne istruite, che conoscevano la politica, l’astrologia, la matematica e molte altre discipline. Non offrivano semplicemente sesso, bensì compagnia integrale. Erano abili oratrici. Il concetto era simile a quello giapponese di geisha. 

La lupa non domanda, offre. Non chiede, dà. Ciò nonostante, non si fa addomesticare. Se agisce così si sente potente, non sottomessa. Sa di potersene andare in qualsiasi momento, senza aver scelto una destinazione prima di partire. Sa di appartenere a se stessa, per questo può concedersi agli altri. Non ha paura perché è libera. Non teme di soffrire, perché sa di essere forte.

La lupa è una grande amica, leale e protettiva. È anche molto spirituale: orienta la sua vita verso valori universali, non verso mete mensili. Ama l’arte, perché è la via migliore per la libera espressione. Ama se stessa, senza cadere nel narcisismo o nell’egolatria. E c’è di più: in ogni donna vive una lupa selvaggia. Bisogna solo avere il coraggio di risvegliarla.

Immagini per gentile concessione di Lucy Campbell


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