Pregiudizio intergruppi: che cos’è, come sorge?

12 Febbraio 2019
Il pregiudizio intergruppi, chiamato anche favoritismo, può essere definito come la tendenza a favorire, beneficiare o valutare meglio i membri del nostro gruppo di appartenenza

La psicologia sociale ci insegna che l’essere umano crea categorie e le utilizza per suddividere le persone. Queste categorie possono essere nazionali, etniche, religiose, di genere, di lavoro, di interessi personali. Questo significa che alcune persone rientreranno nel nostro gruppo e altre no, fatto che darà origine al pregiudizio intergruppi.

Il pregiudizio intergruppi, chiamato anche favoritismo, può essere definito come la tendenza a favorire, beneficiare o valutare meglio i membri del nostro gruppo di appartenenza a discapito di chi ne è escluso.

Il pregiudizio intergruppi e il conflitto

Questo tipo di pregiudizio è considerato un prodotto del conflitto, causato dall’avere interessi diversi oppure obiettivi incompatibili. L’obiettivo da perseguire può anche essere lo stesso, ma se uno dei due gruppi lo raggiunge, significa che l’altro fallirà.

Pregiudizio intergruppi rappresentato da omini su due tasselli d un puzzle

Un esempio è rappresentato dal mondo calcistico. Il tifoso si identifica con una squadra; crea, cioè, una categoria che include i tifosi della propria squadra ed esclude tutti gli altri. L’obiettivo è vincere la partita o il campionato e questo può essere ottenuto solo da una squadra. La mia squadra è, quindi, in contrapposizione con le altre. Questo avviene soprattutto se le percepiamo come una minaccia quando hanno più opportunità di vincere la partita o il campionato.

Il conflitto sarà più o meno forte a seconda del grado di coinvolgimento con il gruppo e in base ad altri fattori. Il pregiudizio intergruppi è in grado di condizionare l’atteggiamento, la percezione, la reazione e il comportamento. Tenderemo a vedere con antipatia i tifosi delle altre squadre, a considerarli di gusto pessimo; li tratteremo, quindi, con ostilità, mentre saremo ben disposti verso i tifosi della nostra squadra.

Cosa dicono le ricerche?

Le ricerche suggeriscono che non è necessario che vi siano interessi diversi o conflittuali perché sorga il pregiudizio intergruppi. Basta la semplice appartenenza a una categoria diversa per far scattare il disprezzo. E se non si presenta necessariamente il disprezzo, è inevitabile il favoritismo. Si privilegia il nostro gruppo nella distribuzione dei premi e si è più generosi nel valutare le qualità e le performance.

Le nuove ricerche ci forniscono una spiegazione al pregiudizio intergruppi. Lo fanno partendo da due principi: abbiamo bisogno di ottenere o mantenere un’opinione positiva di noi stessi, e ci sentiamo definiti dal gruppo di appartenenza. Se vogliamo godere di una buona immagine, dobbiamo fare in modo che anche l’immagine del nostro gruppo di appartenenza sia positiva.

Immagine speculare di uomo che grida

Come si ottiene una valutazione positiva del proprio gruppo?

Le valutazioni avvengono tramite confronto. Non diciamo che il nostro gruppo è bravo, ma che è più bravo di altri o il migliore. Così facendo, se il nostro gruppo “vince”, otteniamo una conferma positiva e la nostra autostima aumenta.

È nel nostro interesse pensare o fare in modo che il gruppo a cui apparteniamo si distingua, sia il migliore. Questo prende il nome di distintività positiva.

D’altra parte, affinché si produca il pregiudizio intergruppi e la tendenza alla distintività positiva cambi la nostra percezione, valutazione e condotta, devono essere soddisfatte quattro condizioni:

  • L’individuo deve sentirsi identificato nel proprio gruppo e deve utilizzarlo per definire l’immagine che ha di se stesso.
  • Il confronto con altri gruppi deve avvenire in base a una caratteristica considerata importante.
  • Il gruppo con cui si entra in competizione deve essere percepito come significativo.
  • La posizione reale dei gruppi con cui ci confrontiamo è soggetta a un certo grado di ambiguità.

Appartenere a un gruppo ha conseguenze di cui non sempre siamo consapevoli. Favorire chi è dentro rispetto a chi è fuori, è una di queste. Conoscere gli effetti causati dall’identificarsi in un gruppo è il primo passo per gestirli e controllarli.