Psicologia clinica e neuropsicologia

10 Gennaio 2020
Sebbene la psicologia clinica e la neuropsicologia siano approcci che condividono molti aspetti, bisogna conoscere le differenze tra le due branche. Proprio questo consente di capire in che modo e perché si completano.

La psicologia è una scienza nata dal bisogno di conoscere e di capire l’essere umano. Con il trascorrere del tempo, sono emerse diverse branche, ognuna delle quali sempre più specializzata nell’area di studio a cui si dedica. In questo contesto parliamo delle differenze tra psicologia clinica e neuropsicologia.

Con la comparsa dei diversi approcci è aumentato anche il grado di specializzazione, nonché il numero di interrogativi. In questo articolo si cercherà di mostrare le differenze tra la psicologia clinica e la neuropsicologia. 

Psicologia clinica e neuropsicologia

Psicologia clinica

Sono in molti a ritenere che la psicologia clinica sia nata nel 1896, per mano di Lightner Witmer, fondatore della prima clinica di psicologia. Questa nuova branca ha consolidato la sua presenza con la fondazione dell’American Psychological Association, conosciuta oggi come APA.

In un primo momento, l’obiettivo della psicologia clinica era quella di ricercare tratti o fattori interni che inducessero le persone a sviluppare una condizione psicopatologica. E questo studiando non solo le condizioni, ma anche i fattori che controllano e che intervengono sui comportamenti. Seguendo questo percorso, tale approccio della psicologia emerse come settore di studio di ciò che è “anomalo”, quindi il suo campo di azione si mosse nel tentativo di dare una spiegazione e di intervenire sul problema.

Con il passare degli anni, iniziò a farsi spazio non solo il concetto di guarigione, bensì anche quello di prevenzione dello sviluppo di malattie mentali. Di conseguenza, ebbe inizio un lavoro di studio sulle tecniche per prevenire lo sviluppo di patologie mediante l’insegnamento di sane abitudini mentali.

Allo stesso tempo, si iniziò a perfezionare la cosiddetta terapia del consiglio. Sulla base di questa, viene insegnato alle persone a risolvere in modo efficace i propri problemi, dando priorità a situazioni che possono presentarsi nella loro vita quotidiana. Il risultato è che si inizia a dare un sostegno emotivo.

Neuropsicologia

La neuropsicologia sorge ufficialmente all’inizio del XX secolo, dalla mano di A.R. Luria. Nelle sue ricerche sviluppò tecniche per studiare il comportamento di persone che presentavano lesioni del sistema nervoso centrale. Questi studi permisero ai neurologi di contare su dati a sufficienza per individuare il punto e l’estensione della lesione, definendo il metodo di intervento più idoneo.

Sulla base di questo principio, il suo lavoro si concentrava su persone che presentavano danni cerebrali, che sfociavano in un’alterazione delle funzioni cognitive. Questo approccio ha come obiettivo la valutazione e la riabilitazione di funzioni cognitivo-comportamentali. Oggi non si lavora solo con persone che hanno subito un danno, ma anche con bambini che manifestano difficoltà nello sviluppo neuronale.

Qual è la differenza tra psicologia clinica e neuropsicologia in ambito clinico?

La psicologia clinica approfondisce la diagnosi e il trattamento dei disturbi della sfera emotiva, della personalità e dei problemi comportamentali. Di conseguenza, ha il compito di intervenire su problemi come la depressione o l’ansia. Per quanto riguarda la prevenzione, la psicologia clinica ha il compito di dimostrare:

  • Strategie per affrontare situazioni complesse.
  • Abilità sociali.
  • Comprensione e controllo delle emozioni.

Tutto questo affinché la persona impari a conoscersi e possa crescere al meglio da un punto di vista sociale e cognitivo. Grazie a ciò, gli sarà possibile godere di una vita migliore.

La differenza tra la psicologia clinica e la neuropsicologia risiede nella loro funzione dal punto di vista clinico. Quest’ultima ha il compito di valutare il funzionamento cognitivo ed emotivo associati alle anomalie cerebrali. Allo stesso tempo, sviluppa processi di riabilitazione delle funzioni superiori, affinché il soggetto possa sviluppare una certa autonomia e possa preservare la propria qualità della vita.

Di conseguenza, il neuropsicologo si occupa tendenzialmente di persone con problemi di memoria, di attenzione, di prassia, gnosia, linguaggio di funzioni esecutive. A contempo, lavora sugli aspetti cognitivi in relazione a malattie mentali, quali la schizofrenia o il disturbo ossessivo compulsivo.

Tra gli obiettivi della riabilitazione vi è il recupero di quanto danneggiato, ad esempio con la stimolazione delle funzioni, affinché queste si sviluppino adeguatamente. Allo stesso tempo, bisogna trovare strategie per compensare le funzioni che non possono essere recuperate.

Psicologa e paziente in terapia

Qual è la differenza tra psicologia clinica e neuropsicologia nella ricerca?

Attualmente uno dei campi di ricerca della psicologia clinica si concentra sull’approfondimento e sulla comprensione dei disturbi psicopatologici. Lo scopo è individuare le differenze tra coloro che adottano linee di condotta affini a ciò che chiede la società e coloro che ne adottano altre.

Prova anche a comprendere e a teorizzare in modo approfondito sullo sviluppo personale degli individui. Di conseguenza, il suo campo di analisi è rivolto a fattori che possono predisporre l’individuo a sviluppare disturbi della sfera emotiva.

Un altro degli approcci della ricerca è la psicoterapia. In questo caso, si punta a trovare gli strumenti atti a migliorare i metodi di diagnosi e di intervento sui disturbi della sfera emotiva. Si vogliono, dunque, sviluppare strumenti più precisi e adatti a ogni disturbo.

Al polo opposto, la neuropsicologia concentra i propri studi su aspetti diversi. Da una parte, sta iniziando a lavorare corpo a corpo con le neuroscienze cognitive con l’obiettivo di definire il ruolo delle funzioni cognitive superiori nello sviluppo di patologie psichiatriche e psicologiche. Si concentra anche sullo sviluppo di strategie atte a una guarigione più efficace da questi disturbi.

Le ricerche si sono concentrate sull’analisi delle conseguenze riportate dalle persone affette da difficoltà nel neurosviluppo. Così, gli ultimi studi riguardano patologie che hanno dimostrato di essere associate a difficoltà dello sviluppo cerebrale, come l’autismo e ADHD.

Infine, la riabilitazione neuropsicologia rappresenta un altro dei suoi punti focali. In questo caso, l’obiettivo è assimilare un numero sempre maggiore di strumenti tecnologici al fine di ottenere un migliore adattamento delle terapie alla realtà. Grazie a ciò, si cerca di ottenere migliori risultati, visto che è possibile sviluppare attività molto più affini alla vita quotidiana del paziente.

Riflessioni conclusive

È importante mettere in chiaro che queste due specializzazioni, anche se diverse, sono tra loro complementari, sia nella pratica clinica che nel campo della ricerca. Un’accurata diagnosi e un intervento su qualsiasi malattia psicologica o neuropsicologica deve prevedere il punto di vista di entrambe le branche. Questo significa che arrivano a completarsi a vicenda per raggiungere l’obiettivo di dare autonomia e una vita migliore alla persona.

Ciononostante, esistono alcune differenze tra la psicologia clinica e la neuropsicologia, dato che sono specializzate in ambiti clinici distinti. La prima si occupa dei disturbi della sfera emotiva e del comportamento, la seconda si concentra sui deficit cognitivi e sui danni cerebrali.

Infine, la ricerca segue percorsi diversi, concentrandosi sugli aspetti rilevanti per l’una e per l’altra. Eppure, saranno i progressi di entrambe ad aiutarci a trovare strumenti migliori o spiegazioni a molteplici aspetti relativi alla salute mentale.

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