Quentin Tarantino e l’estetica della violenza

23 Marzo 2019
Esploriamo in questo articolo gli elementi chiave del cinema di Quentin Tarantino, il suo marchio di identità e scopriamo cosa significa la violenza che sfocia in estetica.

Quentin Tarantino è uno dei registi che è riuscito a creare il proprio marchio, la sua identità personale.

Quando guardiamo uno dei suoi film, sappiamo perfettamente cosa troveremo: violenza, musica, attori feticci, primi piani di piedi femminili, scene riprese dal portabagagli, abbondanti tributi, etc.

Una mix di aspetti che piacciono al regista, dai tributi a registi del calibro di Alfred Hitchcock ai film di kung fu, di categoria B e spaghetti western, fino a Gli antenati.

Quentin Tarantino fa ciò che vuole. Realizza cammei, gioca con il colore, ricicla piani, reinventa scene…  e mescola tutto fino a costruire quello che cercava.

Le influenze su Quentin Tarantino

Molti potrebbero accusarlo di plagio, ma dobbiamo domandarci se è giusto quando è totalmente riconosciuto e l’intenzione dell’autore è proprio quella di trasferire una scena a un altro film, a un altro contesto, costruendo qualcosa di completamente diverso.

Tutti, assolutamente tutti, attingiamo dai nostri gusti e influenze. Al momento di creare qualcosa di totalmente nuovo in pieno secolo XXI, ricorriamo a una citazione o reinventiamo qualcosa già esistente.

La passione di Tarantino

Tarantino ha bisogno di attingere ad altri film perché, prima di tutto, è un cinefilo.

In più di un’occasione ha sottolineato che per fare un buon cinema, non è necessario frequentare nessuna scuola. Semplicemente bisogna avere una vera passione per quello che si fa.

Dalla passione nasce il cinema, nascono i suoi film e gli indimenticabili bagni nella salsa di pomodoro cui ci sottopone.

E allora dovremmo chiederci: perché piace tanto la violenza? Cos’ha il cinema di Tarantino da renderlo così speciale?

Elementi chiave del cinema di Quentin Tarantino

Nonostante non possieda una formazione da regista, l’amore per il cinema lo ha condotto a dirigerlo. Tarantino ha studiato recitazione e ha lavorato in una cineteca, luogo che ha citato come fonte di ispirazione.

Tra amici, e con l’intento di creare un film semplice, nacque Le iene, o per meglio dire, quello che sarebbe diventato Le iene. Tarantino non credeva davvero possibile la realizzazione di un film in quel momento, giacché pensava di adattarsi a una produzione economica e tra amici.

Scena del film Le iene

Tuttavia, il produttore Lawrence Bender lesse il copione e gli propose di tradurlo nella pellicola che oggi conosciamo.

Tarantino aveva appena creato un marchio di identità che lo avrebbe consacrato come regista e condotto a seminare un’infinità di successi e applausi in futuro.

Il plagio o ispirazione

Riguardo al plagio, Tarantino riutilizza le sue fonti di ispirazione conferendogli un significato nuovo, situandole in un nuovo contesto e creando qualcosa di nuovo e originale partendo da esse.

Non nasconde le fonti di ispirazione, bensì le innalza, rende esse omaggio e le mostra al pubblico. Così abbiamo la famosa scena del ballo in Pulp Fiction ispirata a 8 1/2 di Fellini o il vestito di Uma Thurman in Kill Bill che ricorda enormemente Bruce Lee.

Guardare una pellicola di Tarantino diviene un autentico esercizio di intellettualità. I suoi film possiedono argomento e identità propri, ma sono infarciti di allusioni e riferimenti.

I suoi film

Con Pulp Fiction (1994), Tarantino si consacrò come regista e sceneggiatore, attirò l’attenzione del pubblico e della critica e vinse il primo Oscar per la migliore sceneggiatura originale

Altri titolo come Jackie Brown (1997), Bastardi senza gloria (2009) o Kill Bill (2003) hanno suggellato il marchio di Tarantino.

Infine, gli ultimi film sottintendono una dichiarazione d’amore verso un genere dimenticato oggigiorno: lo spaghetti western, con Django Unchained (2012) e The Hateful Eight (2015). Con essi recupera l’essenza del genere e di registi come Sergio Leone, oltre alla figura di Ennio Morricone, compositore di alcune delle colonne sonore più memorabili del cinema.

Attualmente, Tarantino sta lavorando a  un nuovo film e ha dichiarato che la sua filmografia si comporrà di sole dieci pellicole.

La musica

La musica è un altro pilastro su cui si costruisce il suo cinema. Egli stesso si incarica di scegliere personalmente la colonna sonora.

Ne consegue, ancora una volta, una grande mescolanza di influenze e stili. Anche se siamo nella Francia occupata dai nazisti, Tarantino ci diletta con un cinema che arde al ritmo di Cat People, di David Bowie.

A Quentin Tarantino non importano troppo gli anacronismi, si occuperà poi di far incastrare i pezzi del puzzle.

Scena kill bill

Quentin Tarantino e il gusto per la violenza

Se c’è qualcosa che definisce il cinema di Tarantino è senz’altro la violenza. Una violenza totalmente esplicita, bagni di sangue che, a volte, sfiorano l’assurdo e il ridicolo.

Non importa troppo se un personaggio muore o vive, poiché la verità è che davvero difficile essere empatici con loro. Un buon esempio lo troviamo in The Hateful Eight.

Quando andiamo a vedere un film di Tarantino, non ci aspettiamo di trovare personaggi commoventi o che sopravvivono a lungo nello schermo. Andiamo a vedere sangue, violenza e a riderne.

La musica, insieme alla narrazione disordinata e a una violenza esplicita, che risulta persino bella, ci fornisce scene che, lungi dal disgustarci, ci piacciono.

La famosa scena dell’orecchio tagliato ne Le iene, per esempio, è ravvivata dalla musica e dal ballo. A sua volta si tratta di una “replica” di una scena del film Django (Corbucci, 1996). In tal modo, la violenza non è più scomoda e si tramuta in oggetto di diletto.

Può la violenza essere divertente? Dov’è il limite? A tal proposito, Tarantino ha sottolineato in diverse occasioni che il suo cinema non è altro che fantasia, una finzione con cui divertirsi.

Non dobbiamo domandarci se questa violenza sia morale o meno, dobbiamo solo divertirci. Una violenza che, ravvivata dalla musica  e infarcita di giochi di contrasto, risulta attraente, estetica.

La violenza come intrattenimento

Non è lo stessa cosa guardare un film in cui la violenza si presenta come realtà, in forma cruenta, che vedere una pellicola in cui la violenza non è altro che una scusa per intrattenere.

Scena di bastardi senza gloria di Quentin Tarantino

Tarantino, inoltre, allude ai film di kung fu, nei quali la violenza è presente e nessuno si interroga sulla loro moralità, poiché sono puro intrattenimento.

Dinanzi a una pellicola di violenza cruenta, ingiusta o reale come La passione (Mel Gibson, 2004), The Experiment – Cercasi cavie umane (Oliver Hirschbiegel, 2001) o Irréversible (Gaspar Noé, 2002), non proveremmo nessun piacere. Al contrario, solo disagio.

Questo non accade guardando un film di registi come Martin Scorsese o Quentin Tarantino. Qui la violenza è catarsi, liberazione e purificazione attraverso le immagini.

La tragedia greca

Nulla di nuovo. Già Aristotele lo aveva sottolineato nella sua Poetica, nella quale formulò una profonda analisi della tragedi greca e dei suoi presupposti.

Perché i greci andavano a vedere rappresentazioni teatrali in cui la violenza e l’incesto comparivano sulla scena? Proprio perché si trattava di temi tabù per la società. Di passioni che appartengono all’essere umano e che vengono represse dalla società.

Partecipando a uno spettacolo del genere, si produce la catarsi, la purificazione delle emozioni. Questo argomento sarebbe stato sviluppato in seguito da alcuni autori psicoanalitici come Freud. Sembra, quindi, che il gusto per la violenza non sia prerogativa della contemporaneità, né del cinema, ma di è da sempre vincolato agli esseri umani. E, in un modo o nell’altro, abbiamo cercato di plasmare con l’arte.

Quentin Tarantino sottolinea sempre che il suo cinema non è altro che fantasia, non è reale. Per questo piace tanto. Si tratta di una catarsi, di un gioco con il nostro subconscio, con le passioni e le emozioni. E, senza dubbio, è un cinema con cui divertirsi.

“Non sono mai andato ad una scuola di cinema; sono andato a vedere film.”

-Quentin Tarantino-

  • Corral, J.M., (2013): Quentin Tarantino, glorioso bastardo. Palma de Mallorca, Dolmen.
  • Serrano Álvarez, A., (2014): El cine de Quentin Tarantino. Caracas, Universidad Católica Andrés Bello.