Sono io a scegliere le mie battaglie

· 19 maggio 2016

Difendere i propri diritti, ciò che pensiamo sia giusto o ciò che crediamo di meritare, nella maggior parte dei casi è funzionale e pratico. In psicologia, questo tipo di comportamento si conosce con il nome di “assertività” e, di solito, è un obiettivo terapeutico molto comune tra i pazienti che soffrono di bassa autostima o che hanno problemi interpersonali. Infatti, se fossimo sempre delle persone passive e sottomesse e se ci adattassimo a tutto, il mondo sarebbe abbastanza immobile. Tuttavia, una questione diversa sono le battaglie in cui ci cimentiamo.

Per ottenere qualcosa, a volte è necessario “sbattere il pugno sul tavolo”, mostrare il nostro anticonformismo e cercare di far vedere che anche il nostro punto di vista è importante e valido. Fin qui, di sicuro sarete tutti d’accordo. Il problema, però, è che spesso la situazione ci sfugge di mano e creiamo delle “battaglie” dove, in realtà, non dovrebbero esserci.

Perché intraprendiamo delle battaglie assurde?

Agli esseri umani piace sentirsi importanti e, soprattutto, vedere i propri desideri diventare realtà. Spesso diciamo a noi stessi delle frasi assolutiste e dogmatiche, come “non dovrebbe mai esserci la fila al supermercato, i cassieri dovrebbero essere più veloci, sono davvero inutili!”, oppure “l’infermiera avrebbe dovuto essere più gentile”. È così che, in molti casi, finiamo per combattere delle battaglie davvero assurde.

Donna confusa con la testa bassa

I “dovrebbero” non sono altro che delle esigenze che noi presentiamo al mondo e agli altri e che, alla fine, ci conducono a uno stato d’animo abbastanza spiacevole, di solito all’ansia o all’ira. Di conseguenza, finiamo per agire in un modo che non fa bene a nessuno. Ben lontano dal risolvere i nostri piccoli problemi, in realtà li trasformiamo in vere e proprie battaglie feroci.

È tutto nella nostra mente, poiché non esiste al mondo un motivo valido per il quale le cose non dovrebbero essere come sono in realtà, poiché già sono così. E solo noi, tramite un pensiero immaginario e falso, trasformiamo qualcosa di piacevole in un obbligo per gli altri e in una necessità per noi.

Tolleranza o conformismo?

Penserete quindi che, per non finire in stati emotivi patologici, è necessario conformarsi a tutto ciò che accade intorno a noi e che ciò ci rende delle marionette che si muovono al ritmo degli eventi esterni. Non c’è niente di più lontano dalla realtà.

Conformarsi è da codardi, significa non essere assertivi con ciò che importa davvero e lasciarsi trasportare da qualsiasi cosa, che ci piaccia o no, che vada d’accordo o meno con i nostri valori e i nostri interessi.

In realtà, la chiave sta nello sviluppare una tolleranza per quelle cose che non sono affatto importanti o ben poco importanti. Che ci sia o no una lunga fila alla cassa del supermercato è un aspetto poco importante, non possiamo identificarlo come un problema o un disastro. Tuttavia, ci dà fastidio, ci rende nervosi e ansiosi… ne vale davvero la pena?

Spesso, questa tensione ci spinge persino a comportarci in modo infantile, delle azioni che, di sicuro, non porteremo a termine e che, inoltre, ci faranno guadagnare il rifiuto degli altri, a cui importa poco se abbiamo fretta, se siamo nervosi o se ci annoiamo.

Dobbiamo capire chiaramente che ci sono delle cose che possiamo controllare e risolvere d’accordo ai nostri criteri, mentre altre, che sono la maggior parte, non possono essere cambiate. In questi casi, l’unica cosa che possiamo controllare è il nostro modo di interpretare il mondo.

Coppia che parla senza capirsi

Come faccio a tollerare ciò che mi infastidisce?

Per imparare a tollerare tutto ciò che vi dà fastidio, potete seguire questi consigli:

  • Imparate a individuare i vostri pensieri negativi automatici: quando siete in una situazione che, da un punto di vista obiettivo, non è poi tanto importante, come una sera in cui i vostri vicini hanno deciso di ascoltare la musica a un volume più alto del solito, domandatevi cos’è che vi sta passando per la testa. State forse esigendo che le cose siano diverse? Vi state dicendo che si tratta di un comportamento inaccettabile? Se la risposta è sì, state agendo come se foste un dio, un essere superiore che può giudicare gli altri e cambiare qualunque cosa a suo piacimento. Tuttavia, si tratta di una mera fantasia che esiste solo nella vostra testa.
  • Iniziate a modificare questi pensieri e a sostituirli con altri che si adattino al mondo reale e non a quello che, in modo infantile, pretendete che sia. Invece di parlare in termini di “dovrei”, parlate in termini di preferenze. Invece di dirvi che qualcosa è inaccettabile, ditevi la verità e così riuscirete a tollerare e a sopportare ciò che vi dà tanto fastidio.
  • Usate il senso dell’umorismo nelle situazioni che non vi piacciono o che non sono piacevoli: l’umorismo ammortizza quasi tutti i colpi, soprattutto quelli della vita quotidiana, e rende le piccole difficoltà più facili da sopportare.
  • Le relazioni sono come degli ingranaggi, quindi se voi cambiate, anche gli altri cambieranno: se notate che il vostro dottore è antipatico e vi sta trattando in modo poco piacevole, potete sforzarvi di essere simpatici e gentili con lui e vedrete che, probabilmente, anche il suo atteggiamento cambierà. Anche l’amore placa e trasforma le relazioni.

Non lasciatevi trasportare dalle emozioni di una situazione che non vi piace. Dovete essere superiori e imparare a scegliere le battaglie che vale la pena combattere.