Semina odio e raccoglierai violenza

26 giugno 2016 in Psicologia 8 Condivisi

La principale fonte della violenza è l’odio, perché solo questo sentimento le dà continuità. L’odio è come un appetito incontrollabile, che sembra non potersi saziare mai. È fatto di ira e rancore e trova sempre un motivo per accendersi di nuovo. Senz’altro, si tratta di una delle emozioni che più tiene in pugno l’essere umano.

Come si suol dire, “chi semina raccoglie”. Si tratta di una frase volta a stimolare un comportamento positivo e produttivo, ma in realtà si può applicare anche come spiegazione di una situazione negativa. Vale a dire che chi semina amore forse potrà raccogliere amore, ma chi semina odio molto probabilmente raccoglierà solo altro odio o violenza.

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L’odio si moltiplica velocemente

Quando una persona aggredisce qualcun altro, per qualsiasi motivo, genera in lui/lei un sentimento di rabbia e afflizione: una ferita difficile da curare e che ha diversi livelli di profondità a seconda della gravità dell’offesa ricevuta e delle precedenti ferite racchiuse nel cuore di entrambi.

Naturalmente, quante più lungo sarà l’elenco di torti subiti in passato, più grandi e profonde saranno le ferite che troveremo. Perché molte persone tendono a ricordare meglio i brutti momenti rispetto a quelli belli e a sottolineare sempre gli errori, piuttosto che i successi degli altri.

Dall’aggressione all’odio, il passo è breve. Una catena di aggressioni renderà il terreno fertile perché l’odio cresca e metta definitivamente le radici nel cuore. Il legame nato da questo inquietante sentimento potrebbe essere più forte di quello nato dall’amore. E ciò porta ad una crescita esponenziale del numero di aggressioni, perché ci sarà sempre un conto da “saldare”.

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Non c’è praticamente nulla che giustifichi la violenza

La violenza non porta mai a nulla di positivo. In generale, nasce dalla codardia, dall’ignoranza o da entrambe queste carenze messe insieme. È un comportamento che denigra e ferisce la dignità umana, almeno sul piano etico e sociale.

La violenza, in generale, porta solo a ulteriore violenza. E le sue conseguenze sono quasi sempre le stesse: odio, rancore ed un’irresistibile desiderio di vendetta. Potrebbe persino generare un infinito circolo vizioso, che non porterà mai a niente di buono.

Eppure, anche se ci sono alcuni casi in cui la violenza si può comprendere o addirittura “accettare” come mezzo di difesa, continua a generare seri dubbi sulla sua validità. Dovrebbe sempre essere l’ultima strategia a cui ricorrere, quando proprio non ci sono altre alternative. Dovrebbe essere una scelta da compiere solo quando il rischio è troppo alto e non utilizzarla porterebbe a conseguenze ben peggiori.

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Dall’odio alla violenza

Ma la violenza non è solo aggressione fisica o verbale. Ci sono gesti profondamente violenti che non richiedono di pronunciare nemmeno una parola, come denigrare qualcuno con uno sguardo di disprezzo oppure essere complici di un’ingiustizia soltanto perché ci fa comodo, perché denunciarla potrebbe causarci dei problemi.

Tuttavia, per quanto si cerchi di nascondere o mascherare questo tipo di violenza, i suoi effetti saranno sempre visibili. Ciò che segue, poi, è una catena di risentimento e di voci che echeggiano nella nostra testa e non lasciano cicatrizzare la ferita. Si dà così vita ad un circolo drammatico in cui due persone rimangono profondamente legate da un sentimento malato.

Quasi tutte le persone che fanno uso della violenza sentono di averne il diritto. Se si analizza quel sentimento di odio che dura da anni, quella violenza nata secoli fa e che non si è mai fermata, si scopre, però, che entrambe le parti credono che le loro aggressioni non siano altro che un mezzo di difesa del tutto giustificato.

Vogliono evitare che venga fatto loro del male e, quindi, fanno del male per primi. Vogliono essere rispettate e, quindi, fanno di tutto per intimorire l’altro e riuscirci. Vogliono portare la pace e credono di riuscire a farlo zittendo chi la pensa in modo diverso da loro. E se vengono aggrediti per questo, considerano l’aggressione una prova del fatto che avevano ragione.

Perché, per esempio, quando diciamo una bugia pianifichiamo tutto così bene da raggiungere il nostro obiettivo, ma quando diciamo la verità ci troviamo a doverci scontrare con così tanti ostacoli, rifiuti, “ma” e “però”?

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Rompere il circolo dell’odio e della violenza

Il perdono libera. La pace è la condizione sine qua non della felicità. Ma né il perdono né la pace sono una conseguenza automatica. Richiedono un processo profondo, che deve iniziare dal riconoscimento dei propri sbagli ed errori.

Il mondo ha bisogno di persone forti e coraggiose, che non abbiano paura di fare un passo indietro pur di evitare un conflitto. Che siano in grado di stare in silenzio ed attendere che l’altro si calmi, per poter intavolare un dialogo costruttivo, che cerchino di imparare dall’altro prima di giudicarlo, condannarlo o persino castigarlo.

Forse ciò di cui abbiamo davvero bisogno è di persone disposte a rischiare e ad abbandonare le cattive abitudini. Persone che compiano azioni in grado di gettare i semi per una crescita personale: un modo interessante di opporsi al livello esagerato di violenza, tensione e aggressività in cui viviamo… E che non ci permette di toglierci la benda che ci copre gli occhi.

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