Siamo quello che mangiamo, ma anche ogni libro che leggiamo

· 23 giugno 2017

Siamo quello che mangiamo, non c’è dubbio, ma siamo anche ogni libro letto, ogni storia vissuta in un mare di lettere ed ogni sensazione provata cavalcando uno, dieci, mille romanzi. Le persone sono fatte di tutto quello che vivono ed evocano tra le pagine di narrazioni che, con i loro personaggi, le loro battaglie e i loro maestosi universi, riescono a donare un altro tipo di felicità.

Jorge Luis Borges diceva che il Paradiso deve essere come una biblioteca infinita. Un’immagine idillica che sicuramente troverà d’accordo tutti coloro che considerano il salutare esercizio della lettura un rituale quotidiano di cui nutrirsi per sopravvivere, per andare avanti, per imparare e, perché no, per essere un po’ più liberi.

 “La vera università di questi giorni è una collezione di libri.”

-Thomas Carlyle-

Affermare che le persone sono fatte anche di ogni libro letto non è poi così assurdo. Nel baule dei nostri ricordi d’infanzia più significativi si celano, spesso, quei titoli e quei romanzi che in qualche modo hanno segnato nella nostra vita un prima e un dopo. Poche volte torneremo a provare l’intensità, l’allegria e il piacere di quelle prime letture che tanto ci ispirarono.

La precoce incursione nel mondo della fantasia, nei boschi del mistero, nei mari dell’avventura o negli universi colorati dalla magia, si conserva parola per parola e immagine per immagine nei meandri più profondi del nostro cervello emotivo, e determina gran parte di quello che siamo adesso. Siamo, dunque, gran parte di tutto quello che non abbiamo visto con gli occhi, bensì sentito con il cuore, tracciato con le nostre menti ed illuminato con le candele della nostra immaginazione e i remi di un confine di lettere…

Ogni singolo libro che abita nelle profondità della mente

Uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Business Administration” ha confermato un dato che tutti diamo per scontato, ma che purtroppo non sempre riscontriamo. Gli studenti universitari abituati a leggere fin dall’infanzia hanno valutazioni molto più alte in ambito di pensiero critico, creatività, riflessione, metacognizione ed espressione scritta. Tuttavia, un fenomeno che appare evidente nell’attualità è che i giovani di oggi leggono, ma non praticano quella che è conosciuta come “lettura profonda”. 

La lettura profonda è quel processo delicato, lento e coinvolgente durante il quale ci immergiamo completamente nelle parole che leggiamo, senza fretta, senza pressioni esterne né alcuna necessità di precipitarci e anticipare gli eventi che si susseguono nelle pagine. Si tratta della speciale capacità di “diventare tutt’uno” con il libro cogliendo la ricchezza del testo, fino al punto in cui la semplice decodificazione delle parole ci consente di arrivare ad un pianto sensoriale ed emotivo.

Attraverso la lettura profonda, possiamo captare anche i dettagli del testo, il piacere della narrativa e l’abilità dello scrittore. Tuttavia, e questa è la parte più interessante, stando a quanto ci spiegano gli esperti, questo tipo di lettura genera nel cervello un processo incredibile: lo sincronizza. I centri cerebrali associati, per esempio, alla parola, alla visione e all’udito si sincronizzano durante la lettura profonda.

Ad esempio, l’area di Broca, responsabile della percezione del ritmo e della sintassi, si attiva intensamente durante la lettura. Proprio come l’area di Wernicke, legata alla nostra percezione delle parole e al loro significato. D’altra parte, anche la circonvoluzione angolare, che regola la percezione e l’uso del linguaggio, presenta una maggiore interconnettività. Tutti questi ed altri processi favoriscono il crearsi di un’armonia impressionante che permette alla lettura profonda di generare in noi tutto un insieme di sensazioni ed emozioni che lasciano un’impronta permanente nel cervello.

Una cosa sensazionale.

La figura del libro in un mondo di menti distratte

Secondo un interessante articolo pubblicato sul “The New York Times”, durante lo scorso anno la vendita di libri per adulti è crollata del 10,3%. Nel caso dei libri per bambini, il calo si è limitato al 2,1%. La vendita di e-book è calata a sua volta addirittura del 21,8 per cento. Tuttavia, e qui rivelano un dato incredibile, la vendita di audiolibri digitali è aumentata del 35,3% e, per nostra sorpresa, sta continuando a crescere.

“Un libro aperto è un cervello che parla, chiuso un amico che aspetta, dimenticato un’anima che perdona, distrutto un cuore che piange.”

-Proverbio indù-

Gli psicologi hanno ben chiaro in mente a cosa sia dovuto il fenomeno che porta una persona a preferire che un libro “le venga letto” piuttosto che leggerlo di persona. Le nostre menti sono sempre più distratte, abbiamo bisogno di fare più cose contemporaneamente: guardare il cellulare, aggiornare i nostri social network, berci un caffè, alzare lo sguardo al televisore, guardare sul tabellone l’orario della metro, leggere la posta in arrivo…

D’altro canto, esiste un altro piccolo dettaglio messo in luce di recente da Stephen King: le persone hanno perso il piacere di sfogliare le pagine di un libro. È sufficiente ascoltarlo nelle orecchie, avendo così le mani libere per usare il telefono – una considerazione di questo tipo è forse all’origine del suo romanzo “Cell”. Tutto questo fa sì che negli ultimi mesi la vendita di audiolibri sia cresciuta enormemente. Sono perfetti per il multitasking, dato che basta indossare gli auricolari per avere occhi e mani pronti ed agili per svolgere molteplici funzioni. È – all’apparenza – perfetto, ma in realtà tremendamente triste, non c’è dubbio.

Stiamo perdendo il piacere della lettura profonda, e probabilmente i nostri figli non conosceranno neanche l’immenso beneficio che deriva dall’immergersi nelle viscere più fisiche e meravigliose di un libro tradizionale: sfogliando le pagine, una ad una, avvolti dal calore di un’immensa biblioteca o sul letto nel silenzio perfetto della notte.

Facciamo in modo che queste abitudini non spariscano. Siamo di fronte ad un patrimonio del benessere e della ricchezza psicologica, emotiva e culturale dell’essere umano che, lo vogliamo o meno, ci permette di essere persone migliori.