Sono ipocondriaco?


Revisionato e approvato da la psicologa Gema Sánchez Cuevas
Quante volte cerchiamo di risolvere su internet dubbi sulla nostra salute? Lo facciamo in modo ossessivo come un ipocondriaco? La paura di ammalarsi è universale. Tuttavia, essa varia in frequenza e intensità, oltre che in quantità di stimoli che la mettono in primo piano nei nostri pensieri o invadendoli. Le persone ipocondriache provano questa paura in modo costante e, in molti casi, arrivano a somatizzarla…
Si dice che il 70% degli studenti di medicina attraversi una fase, nel corso degli studi universitari, in cui pensano di essere affetti da tutte le malattie che studiano: arrivano a identificarne la sintomatologia. Entrano in una fase di “ipocondria transitoria”.
Sicuramente, avremo qualche amico che soffre costantemente di diverse malattie diagnosticate dal Dr. Google. E, di certo… quanti amici affetti da tutte le malattie che vedono in televisione? Per loro, è del tutto logico: un dolore al petto quando si tossisce è sicuramente mortale. E la nostra risposta in genere è: “No, sei ipocondriaco!”
A prescindere dalla gravità dei sintomi sviluppata dalle persone con questo problema, vi sono alcuni consigli per controllare la propria “ipocondria”. Osservarsi di continuo, interpretando ciò che capita o cercando informazioni su Google prima di consultare il proprio medico, ha il solo effetto di aumentare l’ansia.
Comportarci così ci riserverà solo previsioni negative, senza alcuna prova reale. Rispettando i tempi e non anticipando gli eventi, riusciremo a trovare l’equilibrio e la tranquillità emotiva di cui abbiamo bisogno quando parliamo della nostra salute.
Quante volte cerchiamo di risolvere su internet dubbi sulla nostra salute? Lo facciamo in modo ossessivo come un ipocondriaco? La paura di ammalarsi è universale. Tuttavia, essa varia in frequenza e intensità, oltre che in quantità di stimoli che la mettono in primo piano nei nostri pensieri o invadendoli. Le persone ipocondriache provano questa paura in modo costante e, in molti casi, arrivano a somatizzarla…
Si dice che il 70% degli studenti di medicina attraversi una fase, nel corso degli studi universitari, in cui pensano di essere affetti da tutte le malattie che studiano: arrivano a identificarne la sintomatologia. Entrano in una fase di “ipocondria transitoria”.
Sicuramente, avremo qualche amico che soffre costantemente di diverse malattie diagnosticate dal Dr. Google. E, di certo… quanti amici affetti da tutte le malattie che vedono in televisione? Per loro, è del tutto logico: un dolore al petto quando si tossisce è sicuramente mortale. E la nostra risposta in genere è: “No, sei ipocondriaco!”
“I medici tagliano, bruciano, torturano il malato e per questi servizi chiedono immeritatamente di essere pagati”
Primo problema: esperti nell’interpretare l’ambiente
Molte persone tendono a interpretare tutto quello che capita loro amplificando qualsiasi segnale percepiscano, soprattutto se proviene dal loro corpo. Molti hanno a che vedere con la nostra personalità, il modo in cui siamo stati educati, le esperienze vissute nella fase dello sviluppo e le credenze e gli schemi di vita personali. Esempi potrebbero essere:
- Pietro, il mio collega di lavoro, non mi ha detto “ciao” quando è passato. Di sicuro è arrabbiato con me.
- Il vicino sta facendo rumore un’altra volta. Vuole darmi fastidio.
- Non mi ha chiesto di andare alla festa. Secondo me gli sto antipatico.

Ci comportiamo da interpreti esperti, poiché non riusciamo a tollerare l’incertezza. Dare un significato a tutto ciò che ci circonda allevia lo stress cerebrale. Tuttavia, le interpretazioni che abbiamo scritto sopra hanno delle alternative. Per esempio:
- Pietro si è precipitato nell’ufficio del capo perché era preoccupato.
- Ci sono i nipoti del mio vicino di casa che corrono e giocano a più non posso.
- Ha mandato gli inviti per posta elettronica e ha scritto male la mia e-mail.
Quando le interpretazioni ruotano attorno alla famiglia, agli amici o ai colleghi di lavoro, possono generare preoccupazione e, di solito, finiamo per risolverle parlando e chiedendo conferma delle nostre idee ad altre persone. Quando si tratta di problemi di salute, però, i livelli di ansia di fronte all’incertezza possono subire un’enorme impennata.
“Il mondo è una sintesi delle nostre sensazioni, delle nostre percezioni e dei nostri ricordi. È comodo pensare che esista obiettivamente, di per sé. Ma la sua semplice esistenza non basterebbe, comunque, a spiegare il fatto che esso ci appare.”
Mi danno dell’ipocondriaco, esagerano?
Un dolore, la febbre, la tosse…tutti, in un dato momento, possiamo spaventarci di non sapere e, dunque, interpretare e formulare ipotesi.
L’attesa dei risultati medici, rivolgersi ad altri specialisti, le opinioni di chi ci sta vicino… Sì, posso avere dei dubbi. Questo fa di me un ipocondriaco? Assolutamente no. No, se si continua a svolgere il proprio lavoro, ad andare alle riunioni di famiglia, a viaggiare e a fare comunque tutto ciò che caratterizza la propria normale vita quotidiana; senza che l’ansia impedisca di andare avanti.
Ciò che prima si chiamava ipocondria, ad oggi si conosce come “disturbo da ansia di malattia”. Con questo cambiamento si vuole ridurre l’aspetto offensivo e l’uso caricaturale della parola ipocondriaco. La cosa certa è che le persone con questo problema si distinguono principalmente per:
- Preoccupazione e paura di avere, o di essere affetti da una grava malattia sulla base di un’interpretazione personale dei sintomi.
- La preoccupazione persiste nonostante ricerche e spiegazioni mediche.
- La preoccupazione provoca malessere e deterioramento sociale, lavorativo e di altre aree.
- La durata di questo stato è di almeno 6 mesi.
- Non vi è una spiegazione a tutto ciò che abbiamo elencato sopra: non si soffre di altri disturbi di tipo ansioso, somatoformi, depressione o disturbo delirante.

Se lo sento e lo penso, lo soffro?
In realtà, parlare in modo razionale con queste persone di tale problema ci può esasperare perché, di solito, non vogliono sentire ragioni, ignorando l’evidenza che contraddice l’ipotesi che li preoccupa. Tendono a recarsi da medici diversi in cerca di diagnosi, ascoltano in modo selettivo, solo ciò che gli interessa, interpretano i cambiamenti corporei in modo negativo e non si fidano degli esperti. La preoccupazione li induce a cercare informazioni e a controllare costantemente come si sviluppa la sintomatologia.
“Quell’agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi: l’idea di essere malati.”

A prescindere dalla gravità dei sintomi sviluppata dalle persone con questo problema, vi sono alcuni consigli per controllare la propria “ipocondria”. Osservarsi di continuo, interpretando ciò che capita o cercando informazioni su Google prima di consultare il proprio medico, ha il solo effetto di aumentare l’ansia.
Comportarci così ci riserverà solo previsioni negative, senza alcuna prova reale. Rispettando i tempi e non anticipando gli eventi, riusciremo a trovare l’equilibrio e la tranquillità emotiva di cui abbiamo bisogno quando parliamo della nostra salute.
Questo testo è fornito solo a scopo informativo e non sostituisce la consultazione con un professionista. In caso di dubbi, consulta il tuo specialista.

Revisionato e approvato da la psicologa Gema Sánchez Cuevas







