Teoria della dissociazione strutturale nel trauma

La dissociazione è un meccanismo di difesa che la mente attiva a seguito di un evento traumatico. Spieghiamo in cosa consiste e come funziona.
Teoria della dissociazione strutturale nel trauma

Ultimo aggiornamento: 23 giugno, 2021

La mente umana è complessa e la sua capacità di adattamento può sorprendere non poco. Quando una persona vive un grave trauma, si attivano diversi meccanismi di difesa allo scopo di offrire un supporto allo stress emotivo. Uno di questi è la dissociazione, che permettere di suddividere la coscienza in più parti in modo che possa continuare a funzionare nonostante i gravi traumi vissuti. Ciò può essere spiegato con l’interessante teoria della dissociazione strutturale.

Quando si parla di personalità dissociata, in genere viene in mente il cosiddetto disturbo di personalità multipla. Sebbene questo fenomeno sia il principale rappresentante di una delle forme più gravi di dissociazione, esistono altre condizioni altrettanto rappresentative.

Per esempio, il disturbo post-traumatico da stress o il  disturbo borderline di personalità. Persino gli individui sani possono sperimentare fenomeni dissociativi in momenti ben precisi della loro vita.

Donna riflessa allo specchio.

In cosa consiste la dissociazione?

La dissociazione è un meccanismo per cui elementi che normalmente sono associati l’un l’altro si disconnettono. Questo fenomeno può coinvolgere la percezione, le emozioni o l’identità e manifestarsi in diversi modi.

Fino a un certo grado non patologico, tutti possiamo vivere momenti di dissociazione in svariate circostanze, come quelle che seguono:

  • Quando guidiamo, siamo assorti nei nostri pensieri e raggiungiamo comunque la nostra meta. Sappiamo che è trascorso del tempo da quando ci siamo messi in viaggio, ma la nostra mente ha rimosso tutto quello che è successo nel frattempo.
  • Mentre si realizza un’attività che assorbe la nostra attenzione (per esempio, quando si dipinge o legge), può capitare che qualcuno ci rivolga la parola, ma non riusciamo a elaborare le informazioni pur avendole ascoltate.
  • Quando riceviamo una notizia sconvolgente, che provoca una forte ansia, potremmo arrivare a dissociarci dalle nostre emozioni o dal nostro contesto.

La dissociazione, quando diventa patologica, è un meccanismo di difesa rispetto a un trauma e nonostante abbia il ruolo di preservare la sopravvivenza e le funzioni della specie, può dare causare diversi problemi.

La teoria della dissociazione strutturale

La teoria della dissociazione strutturale, elaborata dallo psicologo Onno van der Hart, prova a dare una definizione della dissociazione della personalità dovuta a un evento traumatico.

Questo modello difende l’esistenza di due sistemi della personalità che abitano in ogni individuo e che sono parte integrante delle personalità sane:

  • Il sistema d’azione orientato alla sopravvivenza: alimenta la vicinanza a stimoli piacevoli, gradevoli e necessari. Per esempio, ci spinge a nutrirci, a socializzare, a divertirci, a mantenere la nostra igiene o a lavorare.
  • L’azione orientata alla difesa: ci protegge da minacce e situazioni pericolose e spiacevoli. Per esempio, ci spinge ad affrontare chi non ci piace, a fuggire dagli aggressori o a chiedere aiuto se ne abbiamo bisogno.

Le due parti della personalità

A seguito di un’esperienza traumatica questi due sistemi si dissociano e la personalità inizia a funzionare a sé. In questo modo emergono due parti distinte della personalità:

  • La parte apparentemente normale (PAN), che ha il compito di orientare una vita più normale e più funzionale possibile. Per riuscirci, avviene la separazione del trauma e così di tutto quanto sia a esso associato.

L’individuo potrebbe non avere accesso a quel tipo di ricordi o non connettersi emotivamente a essi (parla del trauma senza provare dolore). Inoltre, spesso eviterà “in modo fobico” qualunque stimolo, luogo o situazione potrebbe ricordargli quanto accaduto.

  • La Parte Emotiva (PE): quella che sostiene il peso emotivo negativo e che è rimasta agganciata al momento del trauma. Proprio per questo compaiono flashback e nuovi episodi, il cui obiettivo principale consiste nel rimanere vigili dinnanzi a possibili nuovi pericoli. Dunque, questa parte non è funzionale alla vita quotidiana.
Donna a occhi chiusi dissociata.

I diversi livelli a seconda della teoria della dissociazione strutturale

In base alla gravità del trauma, al momento della vita in cui lo si vive e ad altri fattori, possono entrare in gioco diversi livelli di dissociazione:

  • La dissociazione strutturale primaria, caratterizzata dalla presenza di un’unica PAN e di un’unica PE. Questo livello è proprio del disturbo post-traumatico da stress e di altri disturbi dissociativi semplici.
  • Nella dissociazione strutturale secondaria si manifestano un’unica PAN e diverse PE che hanno il compito di svolgere svariate funzioni. Per esempio, una PE può agevolare la lotta e un’altra la sottomissione. Questo stato è proprio del disturbo post-traumatico da stress grave o del disturbo borderline della personalità dovuto a un trauma.
  • Infine, nel caso della dissociazione strutturale terziaria entrano in gioco diversi PAN e molteplici PE. Si tratta del massimo livello di dissociazione ed è proprio del disturbo dissociativo dell’identità (un tempo noto come disturbo di personalità multipla).

La dissociazione è la conseguenza

Questo modello teorico è utile a comprendere i complessi meccanismi che la mente mette in funzione per affrontare l’evento traumatico.

Ci ricorda che la dissociazione non è il problema, bensì la conseguenza estrema che si genera per difendersi da un dolore estremo. Ecco che l’elaborazione di quel trauma (causa iniziale) deve essere lo scopo principale dell’intervento psicologico.

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  • Nijenhuis, E., van der Hart, O., & Steele, K. (2010). Trauma-related structural dissociation of the personality. Activitas Nervosa Superior52(1), 1-23.
  • Steele, K., van der Hart, O., & Nijenhuis, E. R. (2004). Tratamiento secuenciado en fases de la disociación estructural en la traumatización compleja: superar las fobias relacionadas con el trauma. Journal of Trauma & Dissociation6(3), 11-53.