Trattare con affetto significa toccare con rispetto l'anima altrui

Ultimo aggiornamento: 24 marzo, 2016

Trattare con affetto è il miglior segno di rispetto verso gli altri. È sinonimo di bontà, di amabilità, di rispetto e d’amore. Perché? Che senso avrebbe se non trattassimo con dolcezza le persone che amiamo? La risposta è semplice: nessuno.

Questa affermazione tanto lampante, tuttavia, molte volte non è sinonimo di realtà. Di fatto ci si dimentica facilmente dell’importanza del trattare con delicatezza, di poggiare le nostre mani emotive sugli altri, dedicando azioni o parole di affetto quotidianamente.

Risposte brusche, mancanza di rispetto, insolenze, grida, pretese… Sicuramente ognuna di queste reazioni risulta troppo presente nelle nostre relazioni e nella nostra maniera d’interagire.

Come ci connettiamo emotivamente

Una parola, una domanda, un gesto, uno sguardo, un tocco… Ogni espressione costituisce un tentativo di connessione emotiva con la quale diciamo “Voglio sentirmi connesso a te”. In base a ciò riceveremo una risposta positiva o negativa alla nostra richiesta.

Se ci fermiamo a pensare, è impressionante con quanta frequenza ignoriamo o diamo risposte sgradevoli a tali tentativi di connessione. Da qui l’importanza di imparare a trattare gli altri con affetto e rispetto.

Così, i tentativi di connessione emotiva sarebbero molto più producenti se sapessimo riconoscere le necessità emotive degli altri. Molti litigi sono conseguenza di interpretazioni sbagliate e della sensazione di disconnessione che si possono evitare con una conversazione.

Se non parliamo partendo dal rispetto verso gli altri, le nostre relazioni sfioriscono e si deteriorano. Conversazioni non sostenute, gesti d’affetto privi di cura, litigi, mancanza di empatia, ecc. Quando lasciamo da parte l’importanza della connessione, siamo soliti favorire il nostro proprio isolamento, la nostra insoddisfazione e la nostra instabilità.

Le risposte ai tentativi di connessione emotiva

Le relazioni complete e soddisfacenti non si ottengono da un giorno all’altro, hanno piuttosto bisogno di svilupparsi poco a poco, con vari gesti che creino stabilità e affetto nei nostri schemi di interazione.

Diciamo che ogni giorno e con ogni piccolo gesto aggiungeremo mattoni al nostro castello e che, sicuramente, tali scambi costituiscono i pilastri dell’informazione emotiva che alimenta il nostro affetto.

Le risposte positive conducono a un’interazione continua e salutare. Costituiscono gli scambi di una partita di ping pong alla quale entrambi i partecipanti giocano con piacere. Tuttavia, le risposte negative cancellano qualsiasi tentativo di connessione. Cioè, se uno lancia la pallina e l’altro non muove la racchetta la partita è finita.

Riassumendo, abbiamo varie opzioni per rispondere ai tentativi di connessione e, a seconda di quale seguiamo, giocheremo più o meno a lungo a ping pong. Vediamo quali modi abbiamo di rispondere dinanzi a un gesto altrui:

  • Rispondere con empatia verso l’altro: per esempio quando una persona fa un commento giocoso e l’altra ride. Se favoriamo tale tipo di connessioni, otterremo come ricompensa relazioni durature e piene di buone sensazioni.
  • Rispondere con ostilità: le persone che rispondono in tal modo si possono definire belligeranti o polemiche. Usare questo tipo di risposte denota sarcasmo e disprezzo. Un esempio sarebbe: “Mi piacerebbe comprarmi una macchina” e la risposta ostile: “Col tuo stipendio te la sogni”.
  • Ignorare l’altro: ciò è sinonimo di indifferenza verso l’atteggiamento altrui, il che ovviamente distrugge le nostre relazioni.

Trattare con affetto le persone che apprezziamo non dev’essere un’eccezione, ma una regola. Molte volte trascuriamo questi dettagli e sfibriamo le nostre relazioni, che si deteriorano senza soluzione.

Quindi svegliamoci e curiamo le risposte che diamo nel nostro quotidiano. Non lasciamo che i brutti gesti si alimentino e soddisfiamo i tentativi di connessione emotiva come dobbiamo, con rispetto e tolleranza.

NOTA: Se il lettore vuole saperne di più riguardo questo argomento può leggere autori come John Gottman o Deborah Tannen.

Le immagini sono cortesia di Puung e Claudia Tremblay