Trattare con affetto significa toccare con rispetto l’anima altrui

· 26 marzo 2016

Trattare con affetto è il miglior segno di rispetto verso gli altri. È sinonimo di bontà, di amabilità, di rispetto e d’amore. Perché? Che senso avrebbe se non trattassimo con dolcezza le persone che amiamo? La risposta è semplice: nessuno.

Questa affermazione tanto lampante, tuttavia, molte volte non è sinonimo di realtà. Di fatto ci si dimentica facilmente dell’importanza del trattare con delicatezza, di poggiare le nostre mani emotive sugli altri, dedicando azioni o parole di affetto quotidianamente.

Risposte brusche, mancanza di rispetto, insolenze, grida, pretese… Sicuramente ognuna di queste reazioni risulta troppo presente nelle nostre relazioni e nella nostra maniera d’interagire.

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Come ci connettiamo emotivamente

Una parola, una domanda, un gesto, uno sguardo, un tocco… Ogni espressione costituisce un tentativo di connessione emotiva con la quale diciamo “Voglio sentirmi connesso a te”. In base a ciò riceveremo una risposta positiva o negativa alla nostra richiesta.

Se ci fermiamo a pensare, è impressionante con quanta frequenza ignoriamo o diamo risposte sgradevoli a tali tentativi di connessione. Da qui l’importanza di imparare a trattare gli altri con affetto e rispetto.

Così, i tentativi di connessione emotiva sarebbero molto più producenti se sapessimo riconoscere le necessità emotive degli altri. Molti litigi sono conseguenza di interpretazioni sbagliate e della sensazione di disconnessione che si possono evitare con una conversazione.

Se non parliamo partendo dal rispetto verso gli altri, le nostre relazioni sfioriscono e si deteriorano. Conversazioni non sostenute, gesti d’affetto privi di cura, litigi, mancanza di empatia, ecc. Quando lasciamo da parte l’importanza della connessione, siamo soliti favorire il nostro proprio isolamento, la nostra insoddisfazione e la nostra instabilità.

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Le risposte ai tentativi di connessione emotiva

Le relazioni complete e soddisfacenti non si ottengono da un giorno all’altro, hanno piuttosto bisogno di svilupparsi poco a poco, con vari gesti che creino stabilità e affetto nei nostri schemi di interazione.

Diciamo che ogni giorno e con ogni piccolo gesto aggiungeremo mattoni al nostro castello e che, sicuramente, tali scambi costituiscono i pilastri dell’informazione emotiva che alimenta il nostro affetto.

Le risposte positive conducono a un’interazione continua e salutare. Costituiscono gli scambi di una partita di ping pong alla quale entrambi i partecipanti giocano con piacere. Tuttavia, le risposte negative cancellano qualsiasi tentativo di connessione. Cioè, se uno lancia la pallina e l’altro non muove la racchetta la partita è finita.

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Riassumendo, abbiamo varie opzioni per rispondere ai tentativi di connessione e, a seconda di quale seguiamo, giocheremo più o meno a lungo a ping pong. Vediamo quali modi abbiamo di rispondere dinanzi a un gesto altrui:

  • Rispondere con empatia verso l’altro: per esempio quando una persona fa un commento giocoso e l’altra ride. Se favoriamo tale tipo di connessioni, otterremo come ricompensa relazioni durature e piene di buone sensazioni.
  • Rispondere con ostilità: le persone che rispondono in tal modo si possono definire belligeranti o polemiche. Usare questo tipo di risposte denota sarcasmo e disprezzo. Un esempio sarebbe: “Mi piacerebbe comprarmi una macchina” e la risposta ostile: “Col tuo stipendio te la sogni”.
  • Ignorare l’altro: ciò è sinonimo di indifferenza verso l’atteggiamento altrui, il che ovviamente distrugge le nostre relazioni.
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Trattare con affetto le persone che apprezziamo non dev’essere un’eccezione, ma una regola. Molte volte trascuriamo questi dettagli e sfibriamo le nostre relazioni, che si deteriorano senza soluzione.

Quindi svegliamoci e curiamo le risposte che diamo nel nostro quotidiano. Non lasciamo che i brutti gesti si alimentino e soddisfiamo i tentativi di connessione emotiva come dobbiamo, con rispetto e tolleranza.

NOTA: Se il lettore vuole saperne di più riguardo questo argomento può leggere autori come John Gottman o Deborah Tannen.

Le immagini sono cortesia di Puung e Claudia Tremblay