Umberto Eco: biografia di uno scrittore e filosofo

18 Aprile 2019
Umberto Eco è stato uno dei pensatori più interessanti del XX secolo in Europa. Il suo lavoro comprendeva diversi settori e, probabilmente, è conosciuto a livello mondiale grazie al suo romanzo Il nome della rosa. Ma Eco è stato pioniere nel campo della semiotica e degli studi culturali. 

Umberto Eco è stato uno scrittore, critico letterario, filosofo, semiotico e professore universitario. È conosciuto in particolare per il suo romanzo del 1980, Il nome della rosa, un romanzo giallo storico che unisce la semiotica alla narrativa con l’analisi biblica, gli studi medievali e la teoria letteraria.

Umberto Eco nacque il 5 gennaio 1932 in Piemonte. Suo padre, Giulio, era un commercialista e prestò servizio in tre guerre durante la sua vita. Da bambino, Umberto passava ore nella bottega del nonno dove iniziò ad avvicinarsi alla letteratura. Leggeva la collezione del nonno che comprendeva Jules Verne, Marco Polo e Charles Darwin. Durante la dittatura di Benito Mussolini, Eco vinse il primo premio in un concorso di scrittura per giovani fascisti.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si unì a un’organizzazione giovanile cattolica. In breve tempo, ne divenne leader nazionale. Tuttavia, lasciò l’incarico nel 1954 durante alcune proteste contro la politica conservatrice di Papa Pio XII. Ma Eco mantenne un forte legame con la chiesa, che si riflesse nella sua tesi di dottorato su Tommaso d’Aquino in Filosofia all’Università di Torino nel 1956.

Lavorò come editore culturale per la RAI e fu professore all’Università di Torino (1959-1964). Durante il suo lavoro alla RAI, strinse amicizia con un gruppo di artisti d’avanguardia. Noto come Gruppo 63, era formato da musicisti, artisti e scrittori che diventarono un’influenza fondamentale nella carriera letteraria di Umberto Eco.

Umberto eco da giovane

L’eredità culturale di Umberto Eco

In quanto semiotico, Umberto Eco cercò di interpretare le culture attraverso segni e simboli. Analizzò linguaggio, icone religiose, pergamene, vesti, spartiti musicali e persino cartoni animati. Quando insegnava all’Università della Borgogna, pubblicò più di 20 libri al riguardo.

La singolarità del suo lavoro fu di aver intriso i suoi romanzi di molte delle sue preoccupazioni accademiche. Eco trovò il modo di tenere unite la vita accademica e il suo lavoro di scrittore.

L’esito de Il nome della rosail suo primo romanzo, non venne equiparato dalle opere successive e nemmeno da altri suoi lavori. Il nome della rosa inizialmente venne pubblicato in Europa nel 1980 e vendette più di 10 milioni di copie in circa 30 lingue. Nel 1986 è stato prodotto un film, diretto da Jean-Jacques Annaud e con protagonista Sean Connery. Opera che ottenne altrettanto successo.

“Credo che ciò che diventiamo dipende da quello che i nostri padri ci insegnano in momenti strani, quando in realtà non stanno cercando di insegnarci. Noi siamo formati da questi piccoli frammenti di saggezza”.

-Umberto Eco-

Continuò a insegnare filosofia e poi semiotica all’Università di Bologna. Ottenne una certa fama in Italia grazie ai suoi articoli settimanali sulla cultura e la politica popolare pubblicati su L’Espresso.

Il suo contributo alla cultura dei mezzi di comunicazione è immensa e la si può notare tra i saggi come Fenomenologia di Mike Bongiorno. Grazie alla sua influenza, Eco fu ampiamente riconosciuto e, di conseguenza, onorato con più di 30 lauree honoris causa da istituzioni riconosciute e rispettate come l’Università dell’Indiana o la Rutgers University.

Il nome della rosa e altre opere letterarie

Come già anticipato, il suo romanzo più famoso, Il nome della rosa, è ambientato in un monastero italiano del XIV secolo. Il luogo scelto è il più adatto per la trama che presenta. Un monastero medievale impenetrabile; si può quasi percepire l’atmosfera della chiesa, del luogo sacro… In questo ambiente sacro, si costruisce la tragedia. Presto iniziano gli omicidi, i monaci muoiono per colpa dei correligionari che vogliono occultare un manoscritto filosofico perso da Aristotele.

Sfruttando il mistero e la finzione, Eco lascia spazio al dibattito intercalando capitoli dedicati alle discussioni su teologia cristiana ed eresie. Questa idea può sembrare brillante, ma è inevitabile pensare alla polemica che poteva suscitare.

Risulta saggio fare di un’opera pensata per intrattenere una cosa distinta, trasformandola in uno spazio per la riflessione e il dibattito. Contro ogni aspettativa, Eco riuscì ad affascinare un vasto pubblico con questo romanzo di suspense e mistero.

In quest’opera, Eco stabilisce vari conflitti filosofici paralleli: verità assoluta vs interpretazione individuale; arte stilizzata vs bellezza naturale; destino vs libero arbitrio. E, ovviamente, spirito vs religione. Una serie di dicotomie fondamentali nell’essere umano e, con ciò, provoca un costante dialogo tra il mondo tradizionale del cristianesimo medievale e il postmodernismo. In questo dialogo, Eco riesce a esaminare i limiti di ognuno di noi.

“Non c’è niente di meglio che immaginare altri mondi per dimenticare quanto sia doloroso il mondo in cui viviamo”.

-Umberto Eco-

I romanzi successivi presentano diversi protagonisti che affondano le proprie radici nella storia, ad esempio: un crociato chiaroveggente nel Medioevo, un naufrago del decennio del 1600 e un fisico del XIX secolo.

Anche questi romanzi hanno portato i lettori ad assorbire grandi dosi di riflessioni semiotiche con racconti di finzione convincenti. Eco ha sempre lavorato mantenendo uno strano equilibrio tra storia, realtà e fantasia nella produzione letteraria.

Eco

Umberto Eco: contributo al pensiero universale

Nel settembre del 1962, sposò Renate Ramge, una professoressa d’arte tedesca con cui ebbe due figli, un maschio e una femmina. Eco divise il suo tempo tra un appartamento a Milano e una casa vacanze vicino a Rimini. Nella sua residenza milanese possedeva una biblioteca di 30.000 volumi e a Rimini una di 20.000 volumi. Morì nella sua abitazione a Milano per un cancro al pancreas la notte del 19 febbraio 2016, a 84 anni.

Nel 1988, all’Università di Bologna, Eco presentò un insolito programma di studi chiamato Antropologia occidentale.Questo programma risultò estremamente rivoluzionario per l’epoca, poiché era pianificato dalla prospettiva dei non occidentali (studiosi africani e cinesi).

Da questa iniziativa, Eco sviluppò una rete internazionale transculturale in collaborazione con l’antropologo francese Alain Le Pichon. Il programma di Bologna ebbe come risultato una serie di conferenze che sarebbe stato un abbozzo de L’unicorno e il dragone, un’opera in cui Eco solleva la questione della creazione delle conoscenze in Cina ed Europa.

Evidenziò la tendenza di classificare simboli, idee e concetti delle culture straniere, adattandole al proprio sistema di riferimento culturale. L’esempio più rilevante citato da Eco è quello secondo il quale Marco Polo, vedendo un rinoceronte durante i suoi viaggi in Oriente, lo identificò subito come un unicorno. Marco Polo aveva classificato l’animale in base all’immagine occidentale dell’unicorno: una creatura con un corno.

Possiamo trovare questo aneddoto nei testi medievali e nei primi libri di viaggi; anche con la scoperta dell’America, molti viaggiatori affermavano di aver visto sirene o parlavano di luoghi esotici e fantastici. Eco presentava una conseguenza della nostra cultura. Come Marco Polo, cerchiamo di comprendere qualcosa di sconosciuto adattandolo al filtro di ciò che ci è noto.

Il suo approccio lo rese pioniere nell’interpretare il mondo in base alla nostra cultura. Umberto Eco fondò e sviluppò uno degli approcci più importanti della semiotica contemporanea, generalmente denominato semiotica interpretativa.

  • Proni, G. (1987) Umberto Eco: An intellectual biography. Londres: De Gruyter Mouton.