Una sventura condivisa è più sopportabile?

8 Gennaio 2020
Pensate che si possa trovare conforto nelle persone che si trovano nella nostra stessa situazione? In questo articolo proveremo a dare una risposta.

Una sventura condivisa è più sopportabile? Svariati detti popolari affrontano la questione da diverse prospettive. Il più famoso è certamente “mal comune, mezzo gaudio” che fa riferimento all’insensata convinzione che se una sventura colpisce più persone (e non solo noi) ci sentiremo più sollevati. In realtà, i nostri problemi non si risolveranno perché anche altri si trovano nella stessa situazione.

Eppure, a quanto pare, sapere di non essere i soli ad affrontare una situazione difficile risulta confortante. Esistono, difatti, diverse situazioni quotidiane in cui ravvisare tale fenomeno.

Ad esempio, quando uno studente non supera un esame, l’impatto di tale evento si riduce significativamente se anche a buona parte dei compagni di corso è toccato lo stesso destino. Allo stesso modo, i gruppi di supporto per persone con disturbi psicologici si rivelano di grande aiuto per il semplice fatto di entrare in sintonia con persone che condividono lo stesso problema.

Ma a cosa è dovuto tutto ciò? Forse ci rallegriamo della sfortuna altrui? Siamo intrinsecamente cattivi? Niente di tutto questo. Esistono diverse ragioni che spiegano l’esistenza di questa dinamica e del perché una sventura condivisa ci appare più sopportabile.

Donna che piange

Una sventura condivisa è più sopportabile? L’impatto del confronto sociale

Le ricerche nel campo della psicologia sociale si impegnano da diversi anni a spiegare la pressione esercitata dal gruppo sociale sull’individuo. Gran parte della nostra identità si forgia tramite le relazioni con gli altri e, pertanto, la lori influenza sulla nostra immagine è notevole.

Tutti gli esseri umani tendono a paragonarsi agli altri per misurare il proprio valore e la propria adeguatezza. Il risultato di questo confronto ha un forte impatto sul concetto di sé. Quando ci accade una sventura, il saldo comparativo va a nostro svantaggio. Ci sentiamo diversi e inferiori e iniziamo a sprofondare nelle emozioni negative.

Incontrare altre persone nella stessa situazione rende il paragone meno sfavorevole. E ciò, in un certo senso, protegge la nostra autostima: non siamo i soli ad “aver fallito”.

Non è una sventura, fa solo parte della nostra umanità

L’aspetto confortante che deriva dal sapere che non siamo i soli ad affrontare una situazione difficile risiede nel fatto che ci ricorda la nostra umanità condivisa. Quando un evento negativo e inaspettato ci colpisce, lo shock emotivo può essere elevato.

Se non superiamo un esame importante, se il nostro partner ci tradisce, se soffriamo di un disturbo da panico… Tutte queste situazioni ci collocano inizialmente in una posizione di svantaggio. Riteniamo di aver fallito, di non essere adeguati, di avere qualcosa di sbagliato.

Essere consapevoli che non siamo soli amplia la nostra prospettiva. Ci ricorda che siamo tutti umani e che viviamo tutti eventi sia positivi che negativi. Infine, che il dolore fa parte dell’esperienza umana tanto quanto il piacere. Successo e fallimento sono entrambi componenti dell’avventura della vita.

Ci aiuta a calmare la mente, a mettere a tacere quell’accusatorio dialogo interiore e a normalizzare le emozioni riconoscendolo come un processo passeggero e accettabile. Vedere in che modo le altre persone affrontano circostanze simili può motivarci a mettere in moto le nostre risorse. Prendendo da loro le idee per farlo al meglio.

Ragazza che piange

L’importanza dell’azione

A prescindere dal confronto che deriva dal condividere determinate situazioni con gli altri, è importante ricordare che la soluzione risiede sempre nell’azione. Se non avete superato un esame, forse dovreste studiare di più o meglio per sostenere il prossimo. Se anche gli altri compagni hanno ottenuto voti bassi, questo non migliorerà di certo il nostro rendimento.

Analogamente, se abbiamo chiuso una relazione, dovrete mettere in moto le risorse necessarie per andare avanti. Non è raccomandabile circondarsi di persone che affrontano la stessa situazione per crogiolarsi nella sofferenza, bensì motivarsi ad andare avanti, così da evitare che frequentare persone nella stessa situazione porti a sprofondare nel vittimismo, nel rancore o nella rabbia.

Saranno sempre e solo le nostre azioni a farci uscire dallo stallo in cui ci troviamo e a condurci dove desideriamo. Pertanto, se volete paragonarci agli altri, facciamolo con chi ci motiva ad andare avanti, con chi ci mostra come accettare l’errore in quanto parte della vita e trarre un insegnamento da esso. Appoggiamoci agli altri per curare le nostre ali e spiccare nuovamente il volo.

  • Festinger, L. (1954). A theory of social comparison processes. Human relations7(2), 117-140.
  • Robinson, W. P., & Tajfel, H. (Eds.). (1996). Social groups and identities: Developing the legacy of Henri Tajfel. Psychology Press.