Valutazione del declino cognitivo

La diagnosi precoce del deterioramento cognitivo è essenziale, ma quali strumenti vengono utilizzati per rilevarlo?
Valutazione del declino cognitivo

Ultimo aggiornamento: 14 dicembre, 2021

In presenza di segni evidenti, è importante rivolgersi a professionisti specializzati che ricorreranno ai necessari strumenti di valutazione del declino cognitivo. Nel caso abbiano in cui dipenda dallo stress, si conseguenza di farmaci o altro elemento transitorio, possiamo invertire la situazione.

Risalire alla causa è essenziale, dunque consultare il medico è la prima misura da adottare. Uno dei primi professionisti da consultare è il medico di famiglia.

All’inizio potrebbe effettuare un’anamnesi, ovvero “interrogherà” il paziente e i suoi familiari per rilevare i sintomi. Durante il colloquio, il medico raccoglie sistematicamente i dati che gli consentiranno di sviluppare una patografia del paziente (Redondo, V. 2017).

Donna che abbraccia un anziano.

Lo scopo finale di questo primo esame è formulare un’ipotesi diagnostica. Ciò si ottiene analizzando i seguenti aspetti:
  • Dati personali/Affiliazione.
  • Motivo della consulta.
  • Storia personale.
  • Contesto familiare.
  • Sintomi più rilevanti del paziente.

La valutazione del declino cognitivo

Prima di tutto, è importante sapere quali criteri vengono seguiti per la diagnosi del declino cognitivo.

Criteri diagnostici per DCL (Petersen et al., 1999)

Quando si valuta un possibile deterioramento cognitivo lieve, vengono esaminati:

  • Perdita di memoria, riferita dal paziente o da un informatore affidabile.
  • Facoltà di memoria inferiore alla media per la sua età.
  • Cognizione generale normale.
  • Normale svolgimento delle attività della vita quotidiana.
  • Assenza di criteri diagnostici per la demenza.

Criteri diagnostici per disturbo neuro-cognitivo minore (secondo DSM-V)

Per diagnosticare un disturbo neurocognitivo minore, vengono considerati:

  • Prova di un modesto declino cognitivo da un precedente livello di prestazioni più elevate in uno o più di uno dei domini cognitivi.
  • I deficit cognitivi non interferiscono con l’indipendenza e potrebbe essere necessario impegnarsi di più, utilizzare strategie compensative o trovare un accomodamento per mantenere l’indipendenza.
  • Questi deficit cognitivi non si verificano esclusivamente nel contesto di un delirio.
  • I deficit cognitivi non sono principalmente attribuibili alla presenza di altri disturbi mentali.

Una volta che il medico di base ha preso in considerazione i criteri di cui sopra ed è stato in grado di offrire una diagnosi, indirizzerà il paziente verso i servizi specialistici che ritiene appropriati. Alcuni dei professionisti che collaborano alla valutazione del deterioramento cognitivo sono:

  • Neurologo.
  • Psicologo.
  • Psichiatra.
  • Neuropsicologo.
  • Fisioterapista.
  • Terapista occupazionale.
  • Lavoratori ed educatori sociali.

È importante notare che tutti i professionisti coinvolti nella diagnosi lavorano per ottenere una valutazione più completa possibile del deterioramento cognitivo. A tale scopo, dispongono di strumenti e test specifici.

“Quando il ricordo non ce la fa, dove andrà a finire la mia memoria? Una cosa è il ricordo e un’altra è ricordare”.

-Antonio Machado-

Test per la stimolazione cognitiva.

Strumenti per la valutazione del declino cognitivo

Test di screening

  • Mini-Mental State Examination: è un pratico strumento di screening per rilevare alterazioni cognitive. È uno strumento molto usato e veloce. È necessario conoscere in precedenza l’età e il livello di istruzione del paziente. Questo test è abbastanza completo per valutare un possibile deterioramento cognitivo. Valuta l’orientamento nelle tre sfere, memoria a breve e lungo termine, attenzione, linguaggio, prassi, etc.
  • Test dell’orologio: offre informazioni molto preziose sulla percezione visiva, la coordinazione visuo-motoria, la capacità visuo-costruttiva, nonché la pianificazione e l’esecuzione motoria. Per tutto ciò, ci permette di valutare l’attività di diverse funzioni cognitive.
  • Test dei 7 minuti: fornisce informazioni sull’orientamento temporale, permette di conoscere lo stato della memoria a breve e lungo termine e l’abilità del nome, tra gli altri. (Ayuso, et al. 2007). Questo test ha anche dimostrato la sua utilità nell’individuazione della malattia di Alzheimer tra i soggetti con disturbi della memoria.
  • Test cognitivo Leganés: è indicato per le persone con un basso livello di istruzione. Questo strumento valuta la memoria e l’orientamento del paziente. È progettato per ridurre al minimo l’effetto del bagaglio culturale sulle informazioni.

Test per l’esame neuro-psicologico

  • Test di memoria disegno della batteria CERAD: attraverso questo test possiamo valutare la capacità di apprendimento dell’utente. Così come la memoria a breve e lungo termine. Si consiglia di applicare questo strumento a persone che, applicando altri test di screening, hanno ottenuto risultati dubbi.
  • Test del Wisconsin: con questo test possiamo misurare alcune funzioni esecutive, tra cui la flessibilità di fronte al cambiamento, la formazione di categorie, il pensiero astratto, la risoluzione dei problemi, ecc.
  • Go/No go: secondo Buller (2010), come il test precedente, ci permette di determinare il grado di coinvolgimento di eventuali lesioni del lobo frontale. Pertanto, con questo test misuriamo la concettualizzazione, la flessibilità mentale, l’autonomia e il controllo inibitorio, tra gli altri.
  • CAMCOG di CAMDEX: questo test, oltre a permetterci di diagnosticare e valutare le demenze, serve anche per valutare possibili stati di depressione, delirio e paranoia (Contador, 2017).

Sebbene esistano molti test per valutare un possibile deterioramento cognitivo e anche probabili demenze, è molto importante che le valutazioni siano svolte da professionisti adeguatamente formati.


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