Virginia Satir e la terapia familiare

4 Novembre 2019
Virginia Satir è stata una psicoterapeuta statunitense che ha rivoluzionato le linee guida della terapia familiare.

Virginia Satir è stata una psicoterapeuta statunitense che ha rivoluzionato le linee guida della terapia familiare. Al giorno d’oggi è considerata una delle figure più importanti nella storia della terapia sistemica. A lei si deve anche il modello del processo di cambiamento di Virginia Satir, ancora oggi in uso nel quadro dell’assistenza familiare e sul piano organizzativo.

Questa grande terapeuta nordamericana è stata cofondatrice del famoso Mental Research Institute, a Palo Alto, in California (USA). Quest’ultimo divenuto poi La Mecca della terapia familiare negli Stati Uniti. Buona parte dei contributi in questo campo del XX secolo provengono e si sono sviluppati proprio da questo celebre istituto.

È evidente che Virginia Satir ha avuto una notevole influenza sulla psicologia umanisticaNei suoi postulati vi è infatti una forte presenza di concetti come autostima, valori e autotrascendenza. Tuttavia, a lei si deve il merito di aver reso questi concetti in una pratica terapeutica concreta.

Penso che il miglior regalo concepibile da parte degli altri sia quello di essere vista, ascoltata, compresa e toccata da loro.

-Virginia Satir-

I primi anni di Virginia Satir

Virginia Satir nacque a Neillsville, un piccolo villaggio del Wisconsin, negli Stati Uniti. Era la maggiore di quattro fratelli. Una bambina curiosa e sveglia che imparò a leggere da sola, all’età di 3 anni. A 9 anni aveva già divorato tutti i libri custoditi nella piccola biblioteca della sua scuola.

Durante la sua infanzia visse un’esperienza che l’avrebbe segnata per sempre. All’età di cinque anni si ammalò di appendicite. Sua madre si rifiutò di portarla in ospedale a causa delle proprie convinzioni religiose. Proprio per questo, Virginia si ritrovò in punto di morte. Il padre, alla fine, si impose e venne portata al pronto soccorso. Trascorse più di tre mesi in ospedale.

Da allora si trasformò in un’acuta osservatrice delle dinamiche familiari, forse per quello scontro tra i genitori che aveva messo a repentaglio la sua stessa vita. Qualche tempo dopo, la famiglia si trasferì a Milwaukee, dove Virginia iniziò la scuola superiore.

Arrivarono gli anni della Grande Depressione e fu costretta a lavorare come bambinaia per aiutare la sua famiglia e per potersi laureare presso la scuola professionale per insegnanti, dove fu ammessa una volta finita l’educazione di primo livello.

Manina contro finestra

Il modello di crescita

Virginia Satir conseguì un master in educazione e brillava nel ruolo di docente ovunque lavorasse. Più avanti sarebbe diventata assistente sociale, trasformandosi in una sorta di professoressa itinerante; verso il 1950 iniziò a esercitare come consulente privata. Nel 1951 ebbe in terapia la sua prima famiglia e nel 1955 si associò all’Istituto Psichiatrico dell’Illinois.

La sua formazione e il suo tirocinio le permisero di elaborare un modello di crescita che mirava a quattro obiettivi:

  • Aumentare l’autostima.
  • Potenziare la presa di decisioni.
  • Adottare una personalità responsabile.
  • Raggiungere l’autocongruenza.

Gli obiettivi del modello di crescita da lei formulato erano gli stessi cui aspiravano le famiglie che si rivolgevano a lei. Virginia Satir pensava che se ciascuno dei membri fosse riuscito a raggiungere questi obiettivi, allora la famiglia si sarebbe rafforzata e sarebbe stata in grado di risolvere i suoi conflitti.

La terapia familiare

Virginia Satir elaborò così la terapia sistemica applicata alla famiglia e diventò anche una figura di grande rilevanza grazie alla pubblicazione di numerosi testi. Riassunse il suo approccio in una frase che ripeteva spesso: “Diventare più pienamente umani”.

Virginia Satir la terapia familiare

La terapia familiare di Virginia Satir è guidata da cinque principi terapeutici fondamentali. Essi sono:

  • Metodologia esperienziale. Ricerca la piena percezione dell’esperienza personale e rivivere esperienze significative del passato. Per questo motivo si fa leva sulla memoria corporea.
  • Carattere sistemico. Ha a che vedere con l’interazione tra i membri della famiglia, tra altri contesti interpersonali, tra il passato e il presente e tra l’organismo e l’ambiente.
  • Direzionalità positiva. Lo psicoterapeuta deve aiutare i pazienti a sviluppare un approccio positivo. Il percorso consiste nella genesi di un nuovo quadro interpretativo per le esperienze e in un rafforzamento delle risorse personali.
  • Attenzione rivolta al cambiamento. La trasformazione deve essere personale e interpersonale. Le domande di profonda autoriflessione sono molto utili allo scopo di conoscersi per trasformarsi.
  • Autocongruenza del terapeuta. Il professionista deve essere coerente con se stesso e con il proprio lavoro. Il cliente capisce sempre se c’è coerenza o meno nel proprio psicoterapeuta.

Diversi libri di Virginia Satir sono diventati veri e propri classici. Tra questi, Peoplemaking e Making Contact. Con il passare del tempo, la psicologia organizzativa è diventata custode di molti dei suoi approcci. Questa prolifica terapeuta morì il 10 settembre del 1988 in California (USA).