Asimov, il potere della psicostoria

Asimov è stato uno dei grandi precursori della fantascienza. Il suo Ciclo delle Fondazioni sviluppa un concetto interessante, la psicostoria. Può questa scienza diventare realtà?

Ultimo aggiornamento: 05 febbraio, 2021

Isaac Asimov, considerato uno dei padri della fantascienza contemporanea, è autore di più di 500 titoli, un’opera inestimabile. Nato in Russia, ma cresciuto negli Stati Uniti, Asimov fu sempre un convinto difensore delle scienze applicate. Credeva fermamente, inoltre, nel potere della fantascienza come antesignana della scienza reale arrivando a parlare persino di psicostoria.

Due delle sue opere principali Io, robot e il ciclo delle Fondazioni contengono concetti destinati a durare nel tempo. Nella prima lancia le famose Tre leggi della robotica, un codice etico che governa un mondo immaginario.

Ma forse l’opera più conosciuta è la trilogia della Fondazione. Qui Asimov sviluppa l’idea della psicostoria, una disciplina scientifica di sua invenzione, una combinazione tra psicologia delle masse e matematica avanzata in grado di prevedere il comportamento di una società.

Se ci avviciniamo all’opera di Asimov, vedremo quanto la psicostoria è passata da disciplina immaginaria a un possibile ramo della psicologia sociale.

Isaac Asimov, vita di un genio

Nacque in Russia nel 1920, ma presto la sua famiglia si trasferì a Brooklyn. A New York, Asimov dimostrò un talento precoce: a cinque anni aveva già imparato a leggere da autodidatta.

Dopo aver imparato a leggere e scrivere perfettamente l’inglese, Isaac imparò anche lo yiddish, la lingua degli ebrei ashkenaziti. A 15 anni si diplomò alla Columbia University e a 19 anni era già laureato.

Come molti giovani dell’epoca, subito dopo la laurea, Asimov entrò nell’esercito. Fu in questo periodo, precisamente nel 1939, che cominciò a prendere forma la sua carriera di scrittore di fantascienza.

Durante la seconda guerra mondiale, Asimov lavorò presso il Naval Air Experimental Station di Philadelfia. Qui entrò in contatto con altre figure destinate a diventare a loro volta autori famosi di fantascienza come Robert Heinlein e L. Sprague de Camp.

Dopo la guerra, Asimov riprese il suo percorso accademico alla Columbia University conseguendo un dottorato in biochimica per entrare, al termine, nel corpo docenti della Boston University.

Per un decennio, Asimov collaborò con varie riviste di fantascienza e fantasy. In queste rubriche lo scrittore cominciò a sviluppare le storie che ritroveremo nelle sue opere più importanti: Io, Robot e Fondazione.

La Trilogia delle Fondazioni di Asimov e la psicostoria

Ispirata alla caduta dell’Impero Romano, il Ciclo delle Fondazioni prende il via negli ultimi giorni di vita dell’Impero Galattico. Una realtà cronologicamente molto lontana da noi, ma plausibile in modo agghiacciante.

In questo scenario, alla caduta dell’Impero si profila un’età oscura – chiara allusione al Medioevo – destinata a durare trentamila anni. Hari Seldon, ideatore della psicostoria, sostiene la possibilità di ridurre questa era a soli 1000 anni a patto di riunire le menti più brillanti dell’impero su un solo pianeta. Il pianeta prescelto è Terminus, su cui i saggi avranno il compito di archiviare tutte le ultime conoscenze acquisite.

Lo stile narrativo di Asimov è avvincente, ma non è la sua abilità letteraria su cui vogliamo mettere l’accento. La scienza della psicostoria è forse una delle più grandi predizioni elaborate dalla fantascienza.

La psicostoria è, fondamentalmente, un confluire armonioso di psicologia delle masse, antropologia e alta matematica. Un abile psicostorico, in futuro, potrebbe essere in grado di prevedere il comportamento di un’intera società.

La scienza è stata spesso capace di concretizzare molte delle invenzioni descritte nella letteratura fantascientifica. Jules Verne è un ottimo esempio. Ciò nonostante, la psicostoria è un concetto affascinante, ma difficilmente realizzabile.

Il nuovo secolo, tuttavia, ha portato con sé una quantità infinita di invenzioni tecnologiche, compreso internet e le piattaforme online, fatto che si traduce in una quantità esorbitante di dati.

Cosa succederebbe, allora, se la psicostoria utilizzasse questi dati per trasformarsi in qualcosa di più che un semplice miraggio della fantascienza?

Psicostoria e realtà: analisi dei big data

I dati in questione possono provenire da un impressionante numero di fonti e misurare praticamente ogni fenomeno in rete. La quantità di tempo che un utente si sofferma su una pagina web, i contenuti più in evidenza, i colori più popolari, il tempo di vita di un prodotto, le dinamiche di una tendenza. Il flusso di dati è, in definitiva, infinito.

Un flusso che prende attualmente il nome di big data. In altre parole, una raccolta dati di grande eterogeneità che vengono memorizzati ad altissima velocità: una mole via via crescente.

I big data rappresentano tutti i dati generati con le nostre attività elettroniche e che ancora non possono essere elaborati dai database tradizionali.

Esperti in scienze sociali, matematici e ingegneri stanno lavorando senza sosta per definire l’elaborazione ideale di questa mole di informazioni. Un’ardua impresa, ma la posta in gioco è altissima. 

I libri aprono una finestra sul passato, su un certo momento della storia, ma anche sul presente e sul possibile futuro che ne potrà derivare. Internet, da parte sua, ci offre una più ampia visione del presente, sebbene l’analisi dei suoi dati potrebbe permetterci di guardare al futuro con maggiore obiettività.

La psicostoria, un impressionante lavoro in sinergia

Asimov, tuttavia, è chiaro su un punto: la psicostoria non è alla portata di tutti. Così come avviene per gli psicostorici, trovare ciò che ha valore in una massa di dati insignificanti è un come cercare un ago nel pagliaio.

Il processo di scoperta e di calcolo psicostorico richiede, secondo Asimov, un gruppo scelto di esperti. Una task force specializzata in analisi dei dati, teorie e storia sociale, marketing: imprenditori e ricercatori. Solo un gruppo così formato sarà in grado di porre le domande giuste, prevedere comportamenti e ricondurli a determinati schemi.

Isaac Asimov è stato un pioniere, una di quelle figure che ha ampliato la nostra visione del mondo e l’ha rivolta al futuro. Con le sue storie di fantascienza, ha aperto la strada a una dimensione di più tangibile, reale e applicabile.

Potrebbe interessarti ...
La Mente es MaravillosaLeerlo en La Mente es Maravillosa
Jules Verne: il viaggio della sua vita

Jules Verne è considerato il padre del genere fantascientifico, anche se in realtà sarebbe più giusto parlare di narrativa basata su scienza e tecnologia.



  • Gutierrez-Sánchez, J. (s/f) El sueño de Isaac Asimov o ¿son matematizables las ciencias de lo humano?. España: Red de Revistas Científicas de América Latina y el Caribe, España y Portugal.
  • Asimov, I. (1989) Trilogía de la Fundación: Fundación, Fundación e Imperio, Segunda Fundación. Barcelona: Plaza y Janes.