Attaccamento ambivalente e dipendenza emotiva

L'attaccamento ambivalente instaurato durante l'infanzia si perpetua nelle relazioni adulte, dando origine a dipendenza emotiva.
Attaccamento ambivalente e dipendenza emotiva

Ultimo aggiornamento: 25 marzo, 2022

Per capire se stessi, una delle principali sfide da affrontare è identificare il proprio stile di attaccamento. Questa tendenza che si manifesta durante la prima infanzia nel rapporto con i genitori condiziona notevolmente la condotta e le relazioni adulte. Non a caso, l’attaccamento ambivalente e la dipendenza emotiva sono strettamente correlati ed è importante risalire alla radice del conflitto per risolverlo.

Si stima che oltre il 23% degli adolescenti e dei giovani adulti sia emotivamente dipendente nelle proprie relazioni. E questo incide gravemente sul loro benessere psicologico.

La persona emotivamente dipendente prova ansia e disagio costanti nei suoi legami affettivi e ciò può essere molto limitate nella vita quotidiana. Tuttavia, questi tratti dipendenti hanno un’origine che dovrebbe essere analizzata.

Cos’è l’attaccamento ambivalente?

L’attaccamento è un intenso legame affettivo che si instaura tra il bambino e il suo caregiver primario (di solito la madre) durante i primi anni di vita. Ciò si basa sulle richieste del bambino e sulla capacità dell’adulto incaricato di rispondere in modo appropriato.

Quando il caregiver o la figura di attaccamento principale è sensibile ai bisogni del neonato ed è coerente nelle sue risposte, il bambino cresce sentendosi sicuro.

Quando ciò non accade, invece, possono instaurarsi diversi legami disfunzionali, tra questi vi è l’attaccamento ambivalente.

Bambino che piange.

Con questo termine si intende la relazione che si instaura quando la figura di attaccamento principale è incoerente, variabile e imprevedibile nelle cure rivolte al bambino.

A volte risponde in modo rapido e appropriato, altre è indifferente o reagisce con rabbia al pianto e alle richieste infantili. Questa dinamica fa crescere il bambino in una costante incertezza, poiché non è sicuro di poter contare sull’aiuto dell’adulto quando necessario.

Teniamo presente che durante i primi anni di vita, la sopravvivenza dipende interamente dalle capacità della figura di attaccamento di prendersi cura di noi; questa incoerenza è dunque vissuta come un vero pericolo di morte.

Il bambino imparerà a essere sempre vigile, insicuro e ansioso e a cercare modi per garantire che l’adulto risponda ai suoi bisogni.

Dipendenza emotiva nelle relazioni

La dipendenza emotiva è uno schema psicologico in cui il proprio benessere dipende dalla presenza, dall’affetto e dall’attenzione di un’altra persona.

Si cerca dunque di instaurare relazioni molto strette e si prova un fervente desiderio (piuttosto un’urgenza) di mantenere una forte intimità con il partner.

Si verificano grande paura della solitudine, costante ricerca di attenzioni e tendenza a sottomettersi, compiacere e lasciare che sia l’altro a prendere le decisioni. Quale relazione esiste tra attaccamento ambivalente e dipendenza emotiva?

Attaccamento ambivalente e dipendenza emotiva: come sono correlati?

Perché un adulto dovrebbe permettere una relazione squilibrata, perché sentirsi ansioso per qualsiasi cambiamento nel comportamento del partner o perché dovrebbe accettare di sottomettersi e annullare se stesso per mantenere qualcuno al suo fianco?

A prima vista sembra assurdo, ma è più facile da capire se pensiamo che è il bambino emotivamente privato a prendere le redini.

Quel bambino che non è mai essere sicuro di ricevere l’aiuto necessario, oggi sente il bisogno di accettarsi che il partner è a sua completa disposizione. Per questo chiede ed esige continui segni di affetto e di impegno.

Quel bambino che ha dovuto imparare a cogliere i gesti indicativi dell’umore del suo caregiver, oggi trema alla minima variazione nel comportamento del partner. Se lo stile di attaccamento durante l’infanzia è sano, si ricevono attenzioni e sostegno, se invece è altalenante, si avranno probabilmente indifferenza oppure ostilità.

La persona in età adulta penserà che la sua sopravvivenza dipenderà dalla sua capacità di compiacere il partner. Da bambino capito che il suo pianto o la sua rabbia potrebbero turbare il suo caregiver e ha imparato a sopprimerli per ottenere attenzioni.

Sulla stessa lunghezza d’onda, da adulto non esita ad assecondare i desideri e le preferenze del partner, a scapito dei propri bisogni, per averlo al suo fianco.

Donna che cerca di parlare con suo marito.

Da attaccamento ambivalente e dipendenza emotiva verso legami sicuri

Se abbiamo avuto la fortuna di stabilire un attaccamento sicuro durante l’infanzia, oggi probabilmente godiamo di buona autostima, ci fidiamo degli altri e siamo capaci di legarci senza paura.

E sono proprio questi gli obiettivi che cercano coloro i quali presentano attaccamento ambivalente e dipendenza emotiva. Per raggiungerli, tuttavia, bisogna individuare l’origine dell’approccio disfunzionale.

Le esperienze della prima infanzia continuano a condizionarci, ma per evitarlo bisognerà smettere di cercare sicurezza e supporto nel partner e prendere il controllo.

A tale scopo, si può pensare di ampliare la cerchia sociale per ottenere intimità emotiva anche con altre persone (amici e familiari), ristrutturare i pensieri e controllare l’impulso di assicurarsi costantemente l’amore dell’altro.

Si tratta, senza dubbio, di un percorso complesso che richiede tempo, poiché tutto ciò che si impara nell’infanzia e che non è più utile deve essere disimparato e sostituito da atteggiamenti, pensieri e azioni più funzionali. Per questo motivo, il supporto psicologico può rivelarsi molto utile.

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