Ho tolto la benda dagli occhi e ne ho fatto un fiocco

28, gennaio 2017 in Psicologia 1439 Condivisi
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In un modo o nell’altro, finiamo per farlo tutti: toglierci la benda dagli occhi e farne un fiocco per capelli. Perché in fondo, è così che il nostro volto brillerà davvero, lo sguardo libero e pronto a scoprire la realtà per come appare, senza veli.

Ortega y Gasset una volta disse che “l’amore è come una specie di imbecillità transitoria, uno stato di angoscia mentale e di origine psichica”. È possibile che il celebre filosofo, nel tentativo di trovare una spiegazione agli affetti umani, non vedesse molta logica nell’innamoramento e in quella cecità che spesso ci intrappola in quello che sembra essere un grande sogno. Eppure, anche se non lo si crederebbe, l’amore ha una propria logica ben precisa.

Il dottor Robert Einstein dell’Università di Harvard, ci dice che vivere parte della nostra vita con una benda sugli occhi, che sia nelle nostre relazioni affettive o in altre dinamiche personali, fa parte della nostra crescita psicologica ed emotiva. Non dobbiamo, pertanto, pentirci di questo periodo, di tutte le energie spese, dei sogni fatti o delle emozioni provate. Farlo vorrebbe dire rinnegare una parte di noi stessi.

In realtà, l’amore non è cieco, a volte vede più di quanto dovrebbe: miraggi e immagini distorte che spesso non corrispondono alla realtà. Vedere la vita con gli occhi del cuore, a volte, ci porta a sbagliare, eppure è anch’essa una normale fase del nostro apprendimento. Qualcosa che non potremmo mai imparare se ci negassimo la possibilità di amare, di provare e sperimentare, di fare quei salti nel vuoto senza paracadute dove talvolta atterriamo integri, talvolta no.

Vi proponiamo di riflettere a riguardo.

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La benda sugli occhi, quella che più di una volta avete fatto cadere

A volte la scansiamo dagli occhi, ma solo per un momento. Anziché metterla via definitivamente per poter avanzare a testa alta e con lo sguardo fiero, commettiamo gli stessi errori di un tempo; amare alla cieca, fidarci del buio, camminare a tentoni, affidare il nostro cuore ad estranei. Perché lo facciamo? Perché a volte ricaschiamo in quello che è l’amore più difficile e doloroso?

Le persone schiave dell’amore dannoso, quelle che si incatenano alle stesse catene più e più volte, soffrono di un dolore molto comune: la mancanza di amor proprio. In fondo, il mondo non è fatto per farci incontrare sempre e solo “cattive persone”, come trafficanti dell’egoismo e approfittatori dell’equilibro emotivo. Si tratta solo di avere ben chiaro in mente ciò di cui abbiamo bisogno, così da diventare più selettivi, più attenti e recettivi. Perché è solo quando si sa quello che si vuole che si merita di averlo.

Secondo uno studio pubblicato dall’Ufficio Nazionale di Statistica del Regno Unito, le persone dichiarano di trovare quello che avevano sempre desiderato una volta superati i trenta e, a volte, i quaranta anni di età. Si tratta di un’età in cui ci si sente più sicuri di se stessi e capaci di integrare l’esperienza delle relazioni passate con la serenità di un presente a cui non manca nulla.

Bisogna saper aspettare il momento in cui si cerca qualcosa di più del semplice innamoramento o della semplice passione. Si cerca l’amore, l’autorealizzazione insieme ad un partner in un progetto comune nel quale investire con maturità e onestà.ragazza-con-benda-sugli-occhi

Ama con gli occhi aperti ed il cuore protetto

I biologi più all’avanguardia lo sanno bene: quel caos emotivo che ci mette una benda sugli occhi, che ci intrappola, che accelera i battiti del nostro polso o ci porta in labirinti tanto oscuri quanto appassionanti, ha in realtà uno scopo: la procreazione. Sotto questo punto di vista, i nostri geni ci predispongono alla procreazione quando ci innamoriamo: i neuroni specchio si connettono all’istante, installando nel nostro cervello veri e propri fuochi d’artificio fatti di dopamina, testosterone, vasopressina, ossitocina e serotonina… facendo aumentare a dismisura l’attrazione.

L’amore è cieco e la pazzia lo accompagna
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Un altro aspetto che i neurologi ci invitano a prendere in considerazione è che la passione mette in stand by alcuni processi  importanti come il sentimento della discriminazione, dell’analisi logica e perfino del giudizio. La nostra mente prende la forma di un “tunnel” per farci concentrare su quello che in quel momento è importante, il partner.ragazza-con-cuore-sulle-spalle

Veli: amare senza, innamorarsi con

Erich Fromm era convinto ci fossero persone predisposte ad innamorarsi, persone che godono di quello stato di amore cieco, frizzante ed anestetico come una vera e propria Isola di Circe. Eppure, quando arriva la fase della maturità in cui si deve lavorare sulle differenze, accettare i difetti e allestire un progetto comune, si allontanano.

  • Come ci segnala Fromm nel suo libro “L’arte di amare”, la saggezza autentica, la vera pienezza affettiva non sta nell’innamoramento, ma nell’amore. Perché quando ci innamoriamo, godiamo di quella profonda connessione, di quell’intimità dove sconsideratezza e passione si fondono in una cosa sola.
  • Tutto questo, non vi è dubbio, è positivo. Ma la vera avventura arriva dopo, con quell’amore artigiano che aspetta e ascolta, che è consapevole dei difetti dell’altra persona, delle sue imperfezioni, dei suoi angoli bui. La persona matura ha gli occhi ben aperti e il cuore protetto: vede le cose per quello che sono e decide di lottare per esse, di essere un faro di luce in quell’amore costruito insieme al partner.

Se ancora non avete incontrato una persona così, non abbiate fretta. Smettete di pettinare le vostre tristezze, legatevi ben alti i capelli e guardate il mondo con la sicurezza di chi, prima o poi, otterrà ciò che merita davvero.