Tre riflessioni di Erich Fromm sull’amore

17 settembre 2016 in Psicologia 120 Condivisi

Con il suo libro “L’arte di amare”, Erich Fromm ci ha lasciato una ricca fonte di ispirazione sull’amore. L’autore paragona l’amore ad un’opera d’arte, un sentimento che tutti sono in grado di generare, ma che necessita di attenzioni per poter essere tutelato.

Le riflessioni di Erich Fromm riguardo l’amore sono relativamente note, e da esse scaturiscono importanti domande, come “Cosa significa amare?”, “Come si può mantenere in vita questo sentimento?”, “L’amore è passeggero?”.

Lo studio sull’amore portato avanti dallo psicologo e filosofo umanista spicca per la sua incredibile maturità – egli guarda l’amore come un’arte, ossia l’inevitabile frutto di un apprendimento anteriore. Comprende la necessità di prendersene cura e coltivarlo, per non interrompere il processo di apprendimento dell’amore.

L’amore maturo secondo Erich Fromm

Con questa riflessione, l’autore segna la differenza tra amore maturo e amore infantile. Parla di questo sentimento come di un bisogno e del bisogno dell’altro come conseguenza dell’amore:

Questo principio mette in discussione il nostro modo di relazionarci nella società, e non esita ad affermare che lo facciamo per bisogno più che per condividere il nostro amore con un’altra persona. Fromm crede che per condividere i propri sentimenti sia necessario essere in connessione con essi, comprendendoli e prendendosene cura, in modo tale da non cercare all’infuori di noi i bisogni che non si è in grado di soddisfare da soli.

Amore non corrisposto

L’uso dell’amore come fuga dalla propria solitudine

Quando facciamo uso dell’amore per fuggire dai nostri disagi, siamo condannati a distruggerlo. Utilizzando questo sentimento come via di fuga da tutto ciò che non sopportiamo più nella nostra vita, non facciamo altro che scappare da noi stessi.

Questa forma di amare si trasforma in patologia, poiché porta a trascurare il proprio sviluppo personale. Vuol dire non ascoltarsi ed aspettarsi che gli altri si assumano le responsabilità che noi non siamo in grado di prenderci, anche quando spetterebbe a noi farlo.

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È così che sorgono le proiezioni, quelle che ci portano a vedere negli altri ciò che detestiamo vedere in noi. Si tratta di un modo infantile di eludere le responsabilità della propria esistenza, con tutto ciò che questo implica. Quando utilizziamo l’amore come strumento, come via di fuga per non trovarci con noi stessi, perdiamo la capacità di amare e l’onestà necessaria per stringere relazioni.

L’energia attiva dell’amore

L’amore è un’energia in più dalla quale possiamo attingere solo soddisfacendo le nostre necessità di base. Erich Fromm rivela che tale energia deve essere mobilitata, non basta sentirla: essa va vissuta, e ciò è possibile soltanto prendendosi cura di essa ed alimentandola.

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In ogni rapporto esistono alcune difficoltà inevitabili, talvolta persino necessarie, alcuni ostacoli che generano emozioni negative con le quali bisogna imparare a combattere. È bene lasciare esse il giusto spazio e capire che le discrepanze sorgono in modo spontaneo a partire da ciò che trascuriamo. Le emozioni sono il nostro linguaggio più intimo e personale, ciò che ci serve per rapportarci nel più onesto dei modi.

Infine, questo passaggio fa riflettere sull’importanza che due persone entrino in relazione a partire dalla loro essenza, poiché solo tramite la conoscenza profonda e reciproca la coppia sarà in grado di costruire una base solida, sulla quale l’amore possa evolversi. L’autore considera, dunque, un errore il fatto di amare per fuggire da se stessi, poiché in questo modo è impossibile raggiungere un punto di incontro sano e reciproco.

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