Il disturbo bipolare: cos’è esattamente?

9, agosto 2017 in Curiosità 2076 Condivisi

In psicologia “popolare” o “di strada” il disturbo bipolare è stato definito come quel disturbo in seguito al quale la persona cambia d’umore con maggiore frequenza e minore contegno rispetto al solito (a volte è triste e subito dopo contenta, altre irascibile e poi calma). Tuttavia, non è del tutto vero ed è necessario definirlo nel dettaglio e con più rigore.   

Si distinguono due forme di disturbo bipolare: il disturbo bipolare di tipo I e il disturbo bipolare di tipo II. Il disturbo bipolare di tipo I è caratterizzato dall’insorgere di un episodio maniacale (stato euforico), mentre il tipo II dalla presenza di un episodio ipomaniacale e di depressione maggiore. A seguire, definiamo con chiarezza questi due concetti.

Episodio maniacale ed episodio ipomaniacale

Cos’è un episodio maniacale?

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5 , 5ª Ed.), con episodio maniacale si intende un periodo ben definito durante il quale si ha uno stato d’animo anormale e continuamente elevato, espansivo o irascibile, e un anomalo o persistente aumento delle attività o delle energie.

Uno stato nel quale la persona si trova per la maggior parte della giornata, quasi ogni giorno, per almeno una settimana (o a tempo indeterminato al punto da essere così acuto da dover ricoverare la persona). È accompagnato da almeno tre sintomi aggiuntivi: minore bisogno di dormire, aumento dell’autostima o di sentimenti di grandezza, eccessiva partecipazione ad attività che molto probabilmente avranno conseguenze dolorose, etc.

Lo stato d’animo di un episodio maniacale si descrive spesso come euforico, troppo allegro, elevato o come se la persona si trovasse “in cima al mondo”. Ad esempio, l’individuo può iniziare spontaneamente lunghe conversazioni in pubblico con sconosciuti. I suoi pensieri sono spesso molto più veloci di quello che riesce ad esprimere verbalmente.

Lo stato d’animo in un episodio maniacale si descrive spesso come euforico, troppo allegro, elevato o come se la persona si trovasse “in cima al mondo”
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L’umore espansivo, l’eccesso di ottimismo, la grandiosità e l’assenza di giudizio spesso inducono a realizzare attività imprudenti, come spese eccessive, regalare i propri beni, guidare in modo spericolato, fare investimenti insensati in certi affari e una promiscuità sessuale che è inusuale per l’individuo. Tutte iniziative che in numerose occasioni causano solo perdite per la persona, siano esse economiche o sociali.

Tale episodio è sufficientemente grave da causare un serio deterioramento nelle attività sociali o lavorative e da rendere necessario il ricovero, può anche essere accompagnato da caratteristiche psicotiche (deliri, allucinazioni, etc.).

Cos’è un episodio ipomaniacale?

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5 , 5ª Ed.), un episodio ipomaniacale è un periodo ben definito durante il quale si ha uno stato d’animo anormale e continuamente elevato, espansivo o irascibile e un anomalo e persistente aumento delle attività o delle energie, della durata minima di quattro giorni consecutivi.

A differenza dell’episodio maniacale, quello ipomaniacale non è sufficientemente grave da causare una seria alterazione dell’attività sociale o lavorativa né da rendere necessario il ricovero. Inoltre, non è accompagnato da caratteristiche psicotiche.  

A differenza dell’episodio maniacale, quello ipomaniacale non è sufficientemente grave da causare una seria alterazione dell’attività sociale o lavorativa né da rendere necessario il ricovero
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Episodio di depressione maggiore

La depressione è un concetto più noto alla popolazione in generale. Colloquialmente, usiamo la parola “depressione” per descrivere stati di tristezza, malinconia, mancanza di energia, sonnolenza, lentezza, etc. Come abbiamo fatto con la mania e l’ipomania, vediamo ora quali criteri devono presentarsi per poter diagnosticare un episodio di depressione maggiore.  

Per diagnosticarlo, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), richiede la presenza di almeno cinque dei seguenti sintomi quasi ogni giorno e per la maggior parte della giornata per almeno due settimane. È necessaria anche la presenza di uno stato d’animo depressivo o della perdita di interesse o piacere.  

Stato d’animo depressivo 

Almeno un 90% dei soggetti depressi sembra essere triste o abbattuto. È importante chiedergli qual è il momento migliore e quello peggiore della giornata e se c’è qualcosa che lo aiuta a stare meglio, tutti questi aspetti sono relazionati con la malinconia.

Anedonia

Si tratta dell’incapacità da parte del soggetto di provare piacere durante le sue attività quotidiane. Nulla lo fa stare bene (nemmeno uscire, vedere i nipoti o un programma televisivo…).

Aumento o perdita di appetito e/o peso

Il criterio impiegato è un aumento o una perdita del 5% del peso abituale in un mese, anche se a volte può essere complicato valutare questo sintomo.

Disturbi del sonno

L’insonnia è sempre stata considerata un sintomo depressivo, ma in caso di iperinsonnia vi sono alcuni dubbi, poiché tale sintomo può essere atipico. In questo caso, dovremmo analizzare l’insonnia iniziale, mediana e finale e osservare se lo stato di sonnolenza del paziente dura tutta la giornata, così come se il suo sonno è rigenerante o meno, il tempo che trascorre a letto, etc.

Un criterio abituale per l’insonnia iniziale è impiegare più di 30 minuti per addormentarsi. L’insonnia mediana si presenta quando il soggetto si sveglia per più di 30 minuti durante la notte avendo difficoltà a riaddormentarsi. L’insonnia tardiva esiste quando l’individuo si sveglia tra 1 e 3 ore prima della sveglia e non riesce a riaddormentarsi. Per l’iperinsonnia, invece, non vi sono criteri stabiliti.

Disturbi psicomotori

Parliamo del ritardo e dell’agitazione psicomotoria e la diagnosi richiede una manifestazione comportamentale visibile agli altri.

Mancanza o perdita d’energia

A volte i soggetti dicono di non avere energie, in realtà si tratta di una riduzione dell’interesse.  

Eccessivi sentimenti di mancanza di valore, autorimproveri o colpa 

È utile chiedere al paziente di auto-descriversi e di indicarci come crede che lo descriverebbero i suoi conoscenti o familiari.

Difficoltà di concentrazione, di presa di decisione o di pensiero

Le domande tipiche in questo caso riguardano la capacità da parte del paziente di seguire una conversazione o un programma televisivo, di concentrarsi sul lavoro, etc.  

Pensieri ricorrenti di suicidio o morte 

Tra un 60 e 80 percento dei suicidi viene commesso da soggetti a cui è stato diagnosticato un quadro depressivo. Soffrire di depressione, infatti, aumenta di circa 30 volte il rischio di suicidio.  

Se una persona presenta 5 o più di questi sintomi, tuttavia, non vuol dire che si possa parlare automaticamente di un “disturbo depressivo maggiore”. Deve’esservi, infatti, anche un serio deterioramento psicosociale e la certezza che tale condizione non sia conseguenza di sostanze, condizioni mediche (ad esempio, demenza senile) o di un normale processo di lutto.

Per diagnosticare un episodio di depressione maggiore, è necessaria la presenza di uno stato d’animo depressivo o della perdita di interesse o piacere.
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Alcune caratteristiche e curiosità sul disturbo bipolare di tipo I

Come abbiamo già visto, il disturbo bipolare di tipo I è caratterizzato dalla presenza di un episodio maniacale. Tuttavia, possono insorgere anche episodi ipomaniacali o di depressione maggiore.

Durante gli episodi maniacali, i pazienti di solito non avvertono di essere malati e non riconoscono la necessità di un trattamento, dunque si oppongono con veemenza ad esso. Spesso cambiano il loro modo di vestirsi, il trucco o il proprio aspetto con uno stile più vistoso o succinto dal punto di vista sessuale.

Alcuni pazienti possono divenire molto aggressivi e proferire minacce fisiche; in caso di delirio, possono aggredire fisicamente altre persone o suicidarsi. L’episodio maniacale può avere conseguenze catastrofiche in seguito ad un impoverimento della capacità di giudizio, della scarsa consapevolezza della malattia e dell’iperattività.

Lo stato d’animo può passare molto in fretta dalla rabbia alla depressione. Durante gli episodi maniacali, possono presentarsi sintomi depressivi che durano momenti, ore e, più raramente, giorni.

Il disturbo bipolare di tipo I è caratterizzato dalla presenza di un episodio maniacale
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Rischio di suicidio nel disturbo bipolare I

“Si stima che il rischio di suicidio durante l’arco della vita dei soggetti con disturbo bipolare sia 15 volte superiore a quello della popolazione generale. Il disturbo bipolare, infatti, rappresenta la causa di un quarto di tutti i suicidi commessi.” (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM-5).

Alcune caratteristiche del disturbo bipolare di tipo II

Come visto anteriormente, il disturbo bipolare di tipo II è caratterizzato dalla presenza di un episodio ipomaniacale e di depressione maggiore. L’episodio maniacale, infatti, è esclusivo del tipo I.

I pazienti con disturbo bipolare II di solito si rivolgono al medico durante un episodio depressivo maggiore ed è poco probabile che inizialmente si accorgano dei sintomi dell’ipomania. Tali episodi, infatti, non causano disfunzione.

La disfunzione è conseguenza degli episodi depressivi maggiori o di un persistente quadro di cambiamenti imprevedibili e fluttuanti dello stato d’animo, così come di un quadro di rapporti interpersonali o lavorativi poco affidabili. Spesso i pazienti affetti da disturbo bipolare II non considerano gli episodi ipomaniacali come patologici o sfavorevoli, anche se il comportamento erratico dell’individuo può infastidire altre persone.

Una caratteristica comune di questo disturbo è l’impulsività, che può contribuire ai tentativi di suicidio e al consumo di sostanze nocive.

Il disturbo bipolare di tipo II è caratterizzato dalla presenza di un episodio ipomaniacale e di depressione maggiore.
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Rischio di suicidio nel disturbo bipolare II

“Il rischio di suicidio è maggiore nel disturbo bipolare II. Circa un terzo dei pazienti affetti da disturbo bipolare II riferiscono precedenti di tentativi di suicidio. La letalità dei tentativi, definita da un minor tasso di tentativi rispetto ai suicidi commessi, è maggiore nei pazienti con disturbo bipolare II rispetto ai pazienti con disturbo bipolare I” (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM-5).

Bibliografia:

DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta Edizione, Raffaello Cortina Editore, 2014.

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