11 domande che ci poniamo dopo la morte di una persona cara

Il dolore per la morte non è facile da affrontare, quindi è necessario cercare alcune strategie, come il confronto. Queste domande possono aiutarvi a farlo.
11 domande che ci poniamo dopo la morte di una persona cara
Raquel Aldana

Scritto e verificato la psicologa Raquel Aldana.

Ultimo aggiornamento: 10 giugno, 2024

La morte di una persona cara ci provoca un forte dolore e ci fa entrare in una sorta di letargo da cui ci sembra impossibile uscire. Si tratta di uno stato naturale dopo una perdita, il lutto, però, cambia ed è diverso da persona a persona.

Quando qualcuno ci lascia, qualcosa dentro di noi si frattura. È un sentimento difficile da spiegare e che porta con sé una moltitudine di pensieri e domande, alle quali molto spesso non possiamo dare risposta.

Per dare attenzione a questi sentimenti e aiutare noi stessi, dobbiamo permetterci di esplorare e portare alla luce le domande che ci tormentano e catturano la nostra mente. Parlare e non mettere veti è essenziale. Le risposte a questa situazione sono molto variabili, possono andare dal pianto e l’ansia, fino alla tristezza e la paura.

È fondamentale concederci il tempo per reagire ed elaborare, ma anche di permettere alle persone che ci vogliono bene di accompagnarci. Silenzi, sguardi, sensibilità, presenza senza pressione o disagio, sono tutti fattori che in questi momenti hanno più valore delle parole.

Guardo il cielo e ti cerco tra le stelle, cerco tra le ombre la tua immagine perduta.

Disegno il tuo viso nelle nuvole che vedo passare, viaggiando senza meta precisa, e lasciandomi guidare dalla luna, le domando:

Dove sei?

E subito il mio petto si agita dandomi la risposta assieme ad una lacrima che scende e che di nuovo mi fa comprendere: non sei qui, resti nel mio cuore.

-Autore ignoto-

11 domande e 11 risposte a seguito della morte di una persona cara

Sebbene ciascuno viva la morte di una persona cara in modo diverso, ci sono alcune domande comuni durante il lutto. Non ci è possibile ovviare a questa realtà, in quanto al nostro stato emotivo si sommano un grande dispiacere e l’incertezza. Vediamo alcune delle domande più frequenti ((Martínez González, 2010):

1. Dimenticherò la sua voce, la sua risata, il suo viso?

Quando muore una persona a noi vicina, ci impegniamo al massimo per mantenere la sua presenza nella quotidianità. Sentiamo che dimenticare la sua risata, il suo sguardo, il suo viso e il suo modo di camminare, sarebbe come tradire la persona stessa. Tuttavia, il tempo rende il suo ricordo meno nitido e veniamo assaliti dai dubbi. La possibilità di dimenticare le sue caratteristiche fisiche ci provoca grande sofferenza.

A tal riguardo, dobbiamo sapere che per quanto la persona cara non ci sia più e non possiamo più toccarla né ascoltarla, rimane nel nostro cuore. L’affetto e i momenti vissuti rimangono nel nostro cuore, niente e nessuno ce li potrà togliere, nemmeno il tempo.

2. Sto impazzendo? Riuscirò a sopportarlo?

La perdita di un essere caro provoca uno stato di shock, un blocco, qualcosa di estremamente difficile ed alienante. Queste emozioni, tutte insieme, creano la sensazione di perdita del controllo su noi stessi. Va detto che quasi sempre si tratta di una  fase transitoria necessaria per elaborare l’avvenimento subito, è come un meccanismo di difesa che allinea la nostra grande forza interiore per raccogliere le energie di cui abbiamo bisogno per tornare a galla e continuare la nostra vita.

3. Quanto durerà tutto questo?

La risposta a questa domanda è estremamente variabile, perché il tempo dipende dalle circostanze sopraggiunte, dalle caratteristiche personali, dal rapporto che ci univa, dal modo in cui avviene la perdita, ecc. In ogni caso, il primo anno è molto difficile, tutto ci ricorda la persona defunta, mentre scorrono date sul calendario. I primi Natali, i primi compleanni, le prime vacanze, ecc.

Lo sconforto dovuto al non poter condividere con questa persona gli avvenimenti, le conquiste e i sentimenti, ci fa rivivere costantemente la tragedia. Tuttavia, possiamo dire che questo tempo interiore non è un tempo passivo, in quanto ci aiuta ad accettare la morte e, lentamente, a convivere con essa.

4. Tornerò ad essere come prima?

La risposta è NO. È evidente che la morte di una persona cara ci segna e ci spezza, e questo inevitabilmente ci cambia. perdiamo parte di noi stessi, una parte che se ne va con questa persona. Maturiamo in alcuni aspetti, ridefiniamo il nostro sistema di valori, diamo importanza a cose diverse, pensiamo in modo diverso. Tutto questo costituisce un processo di crescita che spesso si trasforma in un più grande compromesso con la vita.

5. Perché è successo a me? Perché mi ha lasciato? Perché adesso?

È nel disperato tentativo di comprendere l’incomprensibile e l’ingiusto che ci poniamo queste domande. Hanno la funzione di aiutarci a rivedere, analizzare e comprendere la realtà in modo razionale, perché sentiamo la necessità di controllare e gestire la situazione per combattere l’angoscia.

La morte di una persona cara è sgradita e indesiderata. Dinanzi all’assenza di risposte finiremo per domandarci “a quale scopo”, il che risulterà molto più adatto per ristrutturare la nostra esperienza e il nostro lutto.

6. Sono malato/a?

No. L’angoscia e i sentimenti di dolore per la perdita di una persona cara non sono una malattia. Fanno parte di un processo naturale che dobbiamo vivere. Questo non vuol dire che non dobbiamo prestarvi particolare attenzione, dobbiamo anzi meditare sempre accuratamente su di essi. Avremo bisogno di un tempo non definito per recuperare e ristabilire un equilibrio psicologico che ci permetta di gestire le nostre emozioni e i nostri pensieri.

7. Ho bisogno di aiuto psicologico?

È normale stare male durante il lutto. All’inizio la persona che soffre ha bisogno di esprimersi, rivedere e ricordare il defunto in modo costante, ripetutamente. Alcune persone hanno bisogno di un professionista che definisca i limiti del malessere, di essere ascoltate, accompagnate e comprese incondizionatamente.

Tutto ciò viene offerto dalla terapia, ma indubbiamente non tutti necessitano di aiuto terapeutico per percorrere questo cammino. Ciò dipende dalle condizioni personali.

8. Che ne faccio delle sue cose?

Le reazioni di solito sono estreme. Alcune persone si liberano di tutto, con l’idea che mitigheranno il dolore del ricordo. Altre, invece, conservano tutto così come l’ha lasciato il defunto. Qualsiasi reazione ci mostra che non c’è accettazione di fronte alla perdita, motivo per cui è raccomandabile aiutare queste persone ad assimilare l’assenza.

Non c’è un modo migliore per procedere, ma è sicuramente consigliabile non cadere negli estremi. La cosa migliore è disfarci delle cose o distribuirle poco a poco, a mano a mano che ne abbiamo la forza ed elaboriamo la perdita. Dobbiamo tenere a mente, però, che conservare le cose che hanno maggior valore sentimentale ci aiuterà a ricordare con amore e affetto, in base al significato che gli conferiamo.

9. Il tempo guarisce tutto?

Il tempo non guarisce tutto, ma senza dubbio ci offre una nuova prospettiva. Aggiungendo tempo ed esperienze al nostro cammino, aggiungiamo distanza tra l’avvenimento doloroso e il presente. Questo ci porta a dover scegliere quale atteggiamento adottare nella nostra vita: possiamo avere un atteggiamento disfattista oppure possiamo avere un atteggiamento di superamento. Il tempo ce lo ricorda.

10. Quando finisce il lutto?

Il lutto finisce quando torniamo a mostrare interesse per la vita e i vivi. Quando investiamo le energie nelle relazioni, in noi stessi, nei nostri progetti lavorativi e nel nostro benessere emotivo. È allora che cominciamo a rinnovare il nostro entusiasmo per la vita.

Finisce nel momento in cui possiamo ricordare la persona cara con amore, affetto e nostalgia, senza che il ricordo ci trascini in un dolore profondo, in un malessere emotivo senza fine.

11. Che ne faccio di tutto ciò che sto provando?

Dinanzi al turbinio di emozioni e sensazioni che che ci hanno travolto, ci troviamo ad affrontare l’impostazione dell’utilità. Ognuna di queste manifestazioni ha un significato intimo su cui dobbiamo lavorare, che dobbiamo esplorare e decifrare per ricostruire noi stessi. Può esserci d’aiuto scriverne, ascoltare musica che stimoli l’elaborazione delle emozioni oppure praticare attività che per noi siano significative.

Questo ci aiuterà ad apprezzare e ricordare con affetto la persona defunta, la quale non ci abbandonerà mai perché rimarrà in noi sotto forma di ricordi e insegnamenti. Noi saremo la sua essenza, l’essenza che mai scomparirà.

Illustrazione principale di Mayra Arvizo

 


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