Un emozionante cortometraggio su una realtà da conoscere

31 maggio 2016 in Curiosità 0 Condivisi

Quest’emotivo cortometraggio si apre con il tepore di una delicata poesia. Ci immergiamo in un mondo di bianchi luminosi e di un grigio avvolgente che ci suscita ricordi un po’ tristi; tra quel letto marino di alghe che ballano a ritmo di musica, però, dobbiamo avanzare per poi trovare lei: la nostra balena.

Non è una balena qualsiasi, appartiene alla famiglia delle adorabili focene. Sono più piccole di un delfino e abitano principalmente i freddi mari baltici. Nel nostro cortometraggio, individuiamo immediatamente la protagonista in compagnia del proprio piccolo. Entrambe nuotano, ballano e avanzano con la loro caratteristica pinna dorsale, triangolare e piccola, molto piccola.

L’oceano è più antico delle montagne, più vecchio degli alberi e della nostra fragile pelle di essere umano. È lì che risiede la memoria della Terra, lì la sua essenza, lì le sue belle custodi dallo sguardo saggio: le balene.
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In poco più di tre minuti, Oliver Latta ci conduce in modo delicato e magistrale in questo cortometraggio intitolato “The last memory”: una piccola storia, ma con un inizio e un finale che non lascia nessuno indifferente.

La sua unica intenzione è stata mostrare al mondo qualcosa che accade ogni giorno e che qui vogliamo ripetere, affinché la voce delle nostre balene, degli abitanti più sacri dell’oceano, non si perda nel mare del silenzio.

“L’ultima memoria dell’oceano”: un emotivo cortometraggio che non dovrebbe avere un finale

balene

Cosa pensereste se vi dicessimo che si stima che attualmente rimangono circa 300 focene nel mar Baltico? In effetti, questa è l’incresciosa realtà di un oceano che progressivamente sta perdendo uno dei suoi antichi abitanti.

Il nostro oceano è un lascito che ci è stato dato come il bene più prezioso di questo pianeta, che porta il suo colore, un rivestimento di magia e dolcezza. Tuttavia, noi, che non siamo altro che inquilini passeggeri, ci siamo impegnati a svuotarlo di anno in anno, un secolo dopo l’altro.
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La focena, che per il suo minuto e dolce aspetto è conosciuta anche con il termine spagnolo “vaquita”, piccola vacca, è sul punto di estinguersi. Secondo un rapporto dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN in inglese), molto probabilmente sarà la prossima specie a scomparire. Un dato allarmante.

  • Le focene sono molto vulnerabili alla pesca. La maggior parte di esse trova la morte nelle grandi reti a strascico, nelle quali restano intrappolate insieme ad altri pesci. Si tratta di una tipologia di pesca indiscriminata, che al momento non dà l’idea di voler cambiare.
  • Un dato che lascia quasi senza fiato è che, nel 1994, la popolazione di focene contava 170.000 esemplari, ma ogni anno ne morivano quasi 8.000. Deplorevole.
  • La situazione è così grave che in molte zone le considerano “animali mitologici”, dato che non è più comune avvistarle.

CORTO-OCEANO

Un soffio di speranza…

Da qualche anno viene utilizzata una semplice tecnica con cui si spera di poter salvare, o almeno ritardare, la scomparsa delle focene. In che modo? Si registrano i suoni che queste emettono quando sono in situazioni di allarme o paura, per poi riprodurli tramite dei dispositivi installati sulle reti da pesca.

Così, non solo si evita che rimangano intrappolate, ma anche che si avvicinino a quella zona di rischio in cui cadono le reti a strascico. Attualmente molte imprese utilizzano tale tecnica, ma non tutte, dato che richiede un investimento piuttosto elevato.

Intanto, la focena del Baltico, un tipo di cetaceo geneticamente distinto dagli altri, è già sul punto di scomparire dall’oceano.

corto-balene

La loro pelle grigiastra e liscia, il loro canto, simile a un triste lamento, ma anche a una ninna nanna, non tornerà più a sentirsi nelle fredde acque di quegli oceani nordici, lì dove ci si è maggiormente accaniti contro di esse; dove la pesca, la caccia, l’estrazione del petrolio e l’inquinamento le stanno facendo scomparire.

Alla fine, molti dei nostri dei del mare non rimarranno che fantasmi di ieri, esseri mitologici a metà strada fra il sogno e l’oblio. Non possiamo ignorare ciò che la pesca intensiva sta provocando nei nostri mari, ciò che la caccia selvaggia delle balene, ma anche dei delfini e degli squali, sta provocando al nostro ecosistema marino.

Non permettete che l’oceano divenga un palazzo privo di voci, senza la nobile presenza delle nostre balene, delle nostre belle creature marine. Senza di loro, parte della nostra essenza rimarrà orfana e non avremo più alcun lascito da offrire ai nostri nipoti.
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