La tristezza: cosa c’è da sapere?

9, aprile 2016 in Emozioni 969 Condivisi

Ciò che vorrei che la gente capisse riguardo la tristezza è che ho il diritto di provarla, viverla e abbracciarla senza per questo essere etichettata come “debole”. Il mio mondo verrà ricostruito di nuovo, pezzo dopo pezzo, dopo che avrò compreso ogni sua sfumatura e affrontato i miei demoni.

Essere tristi non vuol dire essere ammalati né essere depressi né lasciarsi sopraffare dall’inclemenza della vita come un’anima sconfitta. La tristezza è un’emozione, uno stato d’animo preciso che ci porta a rimanere immobilizzati per poterci capire un po’ meglio, per comprendere a fondo i nostri vuoti.

La tristezza, a volte, si nasconde dietro ad un sorriso. È come un’eterna viandante che ci visita a suo piacere, ricordandoci che siamo umani e che dalle nostre debolezze, talvolta possono nascere grandi punti di forza.
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Sebbene sia vero che avere per un periodo prolungato uno stato emotivo negativo, come la tristezza, può sfociare nella depressione o nella vulnerabilità, ciò non sempre accade.

La tristezza viene e va. Talvolta, anzi, pur essendo alla ricerca delle sue origini, veniamo soggiogati da una tristezza che non ha spiegazioni: appare senza motivo. Si tratta di uno stato d’animo di abbattimento che sparisce in poco tempo, quando il mormorio della vita ci sopraffà nuovamente con la sua speranza, i suoi giorni di sole e le sue risate altrettanto prive di spiegazione. Per questo motivo, si rivela fondamentale approfondire meglio quest’emozione, senza averne paura. Senza mai etichettarla come sinonimo di debolezza personale.

Buongiorno tristezza, oggi mi sono ricordata di te

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Apriamo gli occhi un mattino e, senza sapere come, ecco che veniamo sopraffatti da quell’implacabile sensazione che ci toglie il respiro e ci fa tornare alla memoria tutti i ricordi di un tempo. La tristezza ci avvolge con il suo manto freddo e rimaniamo paralizzati.

Ci sono persone che scelgono di conservare un amaro silenzio, poiché sanno che basterebbe una parola a far sgorgare le lacrime; e ci sono quelle che dicono “non è niente”, quando in realtà la tristezza è tutto…
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La tristezza fa parte delle nostre vite, e può essere tranquillamente considerata una delle emozioni più comuni e meno capite al tempo stesso. Nessuno si azzarda a dire ad alta voce “sono triste”, si preferisce sempre optare per la finzione, la maschera.

Alle volte, quando osiamo comunicare a qualcuno il nostro stato d’animo, arriviamo persino a sentirci dire “Rallegrati, la vita è breve, sorridi”. Questa non è la frase più appropriata.  La tristezza deve essere capita, e poche volte trova rimedio in un sorriso dipinto sul volto. Eppure spesso ci comportiamo proprio a questo modo.

Scopriamo insieme quali sono gli aspetti essenziali che tutti dovrebbero capire.

Le mille sfaccettature della tristezza

Consideriamo la tristezza unicamente come un’emozione negativa. Ebbene, nonostante la maggior parte delle volte essa venga associata ad eventi drammatici come una separazione, una perdita, un fallimento o una delusione, in origine non è sempre presente un elemento “negativo” in quanto tale.

  • A volte la tristezza consiste in una semplice fase di abbattimento, di apatia, nel bisogno di restare da soli con se stessi e i propri pensieri.
  • Essere triste non è legato all’aver paura, al voler sfuggire da qualcosa. Eppure c’è chi tende a confondere la rabbia con la tristezza. Mi abbandonano e reagisco con rabbia, ma imparerò ad accettare la realtà attraversando un periodo con la mia tristezza, con il dolore emotivo, in questo caso.

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Non è sempre possibile determinarne i fattori scatenanti

Gli elementi scatenanti della tristezza possono apparire estremamente chiari, e sono quelli citati in precedenza: perdite, fallimenti, separazioni, delusioni, etc.

  • La tristezza può facilmente scaturire da un’esperienza legata alla rabbia e alla paura, è il momento in cui il cervello deve “farsi carico” di quanto accaduto, e per far ciò, dovrà interiorizzare il fatto passato e sfogarsi.
  • La tristezza può apparire a seguito di un processo cognitivo. Si tratta di quegli istanti in cui si analizza un aspetto passato o presente della propria vita, e d’improvviso si presenta una serie di emozioni negative.
  • A sua volta, la tristezza può fare atto di presenza senza uno specifico motivo. Talvolta si tratta di una semplice mancanza temporanea di energia, una visita da parte del pessimismo, una fase legata ai fattori metereologici o addirittura un problema di salute.

Lascia che pianga, lascia che viva la mia tristezza, ma impara a capire il mio processo

Colui che è triste sarà sempre grato per la vostra presenza, il vostro sostegno ed il vostro interesse, ma non commettete l’errore di pronunciare frasi come “è da sciocchi sentirsi così”: non accentuate mai con l’ironia uno stato come la tristezza.

  • Per comprendere quell’istante e scavare nelle sue origini, è fondamentale viverlo. A questo scopo, se necessario, si può ricorrere alle lacrime, ad uno sfogo inevitabile.
  • Comprendere la tristezza implica realizzare un viaggio nel proprio io più profondo, per questo si è fondamentale un periodo da passare con se stessi. Bisogna capire e ricostruire. Avremo bisogno di comprensione e rispetto.
  • Il primo passo per il recupero sta nel prendere consapevolezza e comprendere le emozioni, e per questo, è opportuno saper affrontare ogni tristezza quotidiana. Non nascondetevi dunque dietro ad una maschera, affrontate la tristezza prima di riempire il vostro vuoto con un tiepido sorriso.
Addio tristezza, oggi ho deciso di affrontarti, di aprire la finestra e lasciarti andare, perché ho imparato ad essere forte, perché oggi mi vestirò di fiducia e nuova speranza.  
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Immagini per gentile cortesia di Anna Dittman e Amanda Cash

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