Quello che faccio non piacerà a molta gente, ma che importa?

· 30 dicembre 2016

Non fatelo, non stressatevi, non amareggiatevi l’esistenza perché quello fate non andrà bene a molta gente. Ma che importanza ha? Smettere di preoccuparsi per ciò che non è importante significa guadagnare salute mentale e porre fine ai pensieri infiniti che ci rubano energia e tranquillità.

Dobbiamo ammetterlo: questa costanza nell’offrirci agli altri è quasi un gesto istintivo in molti di noi. È come una tenda psichica che per molto tempo ha rivestito un ruolo specifico nell’essere umano, quello di farlo accettare nel gruppo. Chi pensa cose diverse o agisce in nome di un egoismo sano spesso viene isolato dal gregge di pecore bianche. E questo, per molte persone, può risultare traumatico.

“L’autostima non è un peccato vile quanto la disistima verso se stessi”.

(William Shakespeare)

Tuttavia, per quanto possa sembrare ironico, offrirsi tutti i giorni e totalmente agli altri non fa altro che ledere la nostra autostima e annientare le nostre speranze. Nel mondo ci sono tanti compiacenti assoluti quanti depredatori senza scrupoli. Individui preparati quasi istintivamente a trarre beneficio dalle persone per cui la parola “no” non esiste o è proibita dalla loro coscienza.

Che ci crediate o meno, la necessità di adattarci continuamente alle aspettative altrui è anche una forma di auto-aggressione. Poco a poco, entriamo in una dinamica complessa in cui bisogna scoprire che ci stanno manipolando, che dire di “sì” è diventato un riflesso incontrollabile. La frustrazione degenera in ira, l’ira in sconsolatezza e la sconsolatezza in depressione nervosa.

Nulla è tanto desolante quanto trasformarci nel nostro stesso nemico per non osare praticare l’egoismo sano. Vi proponiamo di riflettere con noi su questo argomento.

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Qualsiasi cosa facciate non andrà bene agli occhi di molti

Ossessionarsi per realizzare ogni aspettativa del nostro partner, dei nostri familiari e del nostro capo ci sottrae forza mentale. Le nostre risorse emotive e psicologiche si riducono e iniziamo a sviluppare un tipo di anemia esistenziale in cui il tessuto della nostra autostima diventa fortemente logoro.

L’aspetto più complesso è che questo pesante sacrificio non sempre viene ricompensato. Non tutti conoscono il principio di reciprocità o valorizzano i nostri sforzi; ciononostante continuiamo ad investirvi energie. Questa dedizione mentale non conosce giorni festivi o riposi a fine giornata.

Il sovraccarico psichico che deve sopportare l’individuo compiacente si intensifica con i pensieri ossessivi e con i tormentati dialoghi interiori dominati da frasi del tipo “se non faccio questo, magari…”, “devo farlo bene perché se non viene alla perfezione è possibile che…”.

C’è un aspetto essenziale che va tenuto a mente: questo continuo stress, causato dalla nostra mania di assumerci più impegni di quanti non possiamo gestire, degenera spesso in un ciclo di depressione. Albert Ellis, celebre psicoterapeuta cognitivo, ci ricorda che questa profonda sofferenza non è provocata solo dalle persone che ci fanno richieste, che pretendono perfezione e favori avvelenati: siamo noi, con le nostre credenze irrazionali, ad incrementare un patimento che potrebbe altrimenti evitarsi.

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Una di queste credenze irrazionali consiste nel pensare che l’approvazione altrui ci determini come persone. È possibile che da bambini ci abbiano spiegato questo. Tuttavia, crescere, maturare ed evolversi significa avvicinarsi a se stessi per scoprire che l’unica persona a cui non dobbiamo far mancare nulla siamo noi.

Pertanto, è bene comprendere quanto prima che, qualsiasi cosa facciamo, ci saranno molti che non lo vedranno di buon occhio. Così facendo, riusciremo ad addormentarci con la coscienza tranquilla, senza pesi e senza ansie. È un modo formidabile di migliorare la propria qualità di vita.

Qualsiasi cosa facciate, fate in modo che vi renda felici

Non ha importanza se non siete particolarmente divertenti quando fate le battute, se vi siete rifiutati di fare la facoltà che tanto sognavano i vostri genitori, se i vostri amici si contano sulle dita di una mano o se ridete in modo molto ridicolo. Niente di tutto questo ha importanza se manterrete integra la vostra essenza, se sarete voi stessi in ogni parola detta e gesto compiuto.

“Tu ti meriti il meglio del meglio, sei una delle poche persone in questo misero mondo che continua ad essere onesta con se stessa, ed è questo che importa davvero”.

(Frida Khalo)

Se avrete il coraggio di mettere da parte la compiacenza, emergerà l’essenza autentica, piena e meravigliosa che tutti portate dentro. E se a qualcuno non va bene, che imbocchi un’altra strada. Perché finché ci sarà rispetto, ci sarà convivenza. Tuttavia, come vi abbiamo spiegato prima, il primo passo sta nel rispettare se stessi.

A seguire vi spieghiamo come riuscirci.

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Come smettere di essere una persona compiacente

Una persona compiacente è uno degli esseri più amorevoli che esistano. Gli altri lo sanno bene e spesso se ne approfittano. Tutto questo viene spiegato nel libro “Egoismo sano: come prendersi cura di se stessi senza sentirsi in colpa” di Richard e Rachel Heller; nello stesso testo, viene descritto lo sfinimento mentale e fisico a cui portano questi profili comportamentali.

  • Il primo passo per smettere di alimentare questa abnegazione verso gli altri è ritrovare noi stessi. Ci sono persone che passano talmente tanto tempo ad aiutare, prendersi cura degli altri e compiacerli che si sono dimenticate completamente delle loro passioni e volontà, ovvero ciò che le identificava.
  • Una volta consapevoli dei nostri interessi e desideri, il secondo passo è iniziare a praticare l’egoismo sano. A questo scopo, bisogna ricordarsi questa regola: dobbiamo ricordarci di dire “sì” senza paura e “no” senza senso di colpa.

All’inizio non sarà semplice. Questi gesti istintivi non scompariranno da un giorno all’altro. Ciononostante, tenete presente questo semplice consiglio: lasciate passare qualche minuto tra la richiesta e la vostra risposta e cercate di fare in modo che le vostre azioni vi rendano felici.

Solo allora smetterete di essere compiacenti.

Immagini per gentile concessione di Isabelle Arsenault, Kristin Vestgard