"Holy Camp": un barlume di speranza in tempi bui

20 luglio, 2020
"Holy Camp" è un musical in grado di combinare il vecchio e il nuovo, la commedia e le emozioni... Senza cadere nei cliché, ci fa ridere, ci entusiasma e ci insegna ad accettare le differenze e ad amarci un po' di più. Quale percorso scegliere? Come facciamo a sapere qual è il nostro ruolo nel mondo?
 

Dopo il successo di Otto cognomi baschi, il cinema spagnolo prova di nuovo a far sorridere lo spettatore attraverso un aneddoto, un cliché. Holy Camp (2017) è un film divertente, una boccata d’aria fresca nel panorama del cinema comico che dimostra che si può ridere anche senza cadere nei cliché.

Le radici di questa forma d’arte possono essere ricondotte alla commedia di costume. Questo sottogenere drammatico presenta alcune somiglianze con la realtà, ma non la approfondisce. Di solito i protagonisti appartengono alla classe media o borghese e vengono ridicolizzati in maniera piuttosto convenzionale. In poche parole, si tratta di una commedia dalla componente sociale, ma che non sembra preoccuparsi più di tanto di riflettere sulla realtà.

Questo genere ha ispirato autori come Shakespeare e Molière e il suo successo è indubbio, tanto che la sua eredità ha dominato la tendenza del cinema per lungo tempo. L’unico problema è la mancanza di varietà, creatività e novità.

Oggi la commedia contemporanea ricorre quasi sempre a storie e intrecci amorosi che tendono a farci ridere per come si evolvono. Ma gli scontri culturali, generazionali o di classe sono argomenti così ricorrenti che hanno finito per stancare lo spettatore.

È difficile trovare delle commedie che vadano oltre, che siano spontanee e che non producano quella sensazione di “già visto”. Ecco perché Holy Camp rappresenta una vera novità cinematografica.

Si può parlare di religione in una commedia senza offendere nessuno? È possibile avviare un discorso religioso totalmente imparziale? La risposta a queste domande è: sì. Holy Camp non solo riesce a non offendere nessuno, ma fa anche appello al rispetto, all’amore e all’entusiasmo. Credere in se stessi, sperimentare, crescere, fare degli errori e conoscersi sono alcuni argomenti trattati in questo film.

 
Scena del film Holy Camp

Holy Camp: il potere delle nuove generazioni

La gioventù è senza dubbio una delle protagoniste di Holy Camp. I registi Javier Calvo e Javier Ambrossi si sono fatti conoscere con l’irresistibile serie Paquita Salas. Holy Camp è il loro primo lungometraggio ed è ispirato all’omonimo lavoro teatrale presentato a Madrid nel 2013. Una nuova creazione di due giovani autori che portano sul grande schermo volti noti e maturi del cinema spagnolo, come Gracia Olayo, ma anche la freschezza di attrici come Macarena García o Anna Castillo.

Anche dal punto di vista musicale, il vecchio e il nuovo si fondono, alternando i brani classici di una diva come Whitney Houston con le canzoni nuove di zecca che compongono la colonna sonora originale. L’elettro latino è un genere molto recente che ha conquistato i più giovani, come si può notare nel film dove la musica rappresenta questo divario generazionale.

Mentre le adolescenti Susana e María sognano di diventare delle stelle del genere, Suor Bernarda, una delle suore del campo, lo ignora totalmente, così come di Suor Milagros che, sebbene sia più giovane, appartiene comunque a un’altra generazione.

 

Uno scontro generazionale?

Il vecchio sembra sempre migliore del nuovo, ma non dimentichiamo che ciò che è vecchio e classico oggi, un tempo era considerato rivoluzionario e generava timori e rifiuto. Holy Camp decodifica alla perfezione questo contrasto generazionale attraverso la musica: Dio canta le canzoni di Whitney Houston attraverso una suora che ama le canzoni religiose, mentre le adolescenti preferiscono l’elettronica latina. Eppure, tutto sembra combaciare alla perfezione.

Holy Camp potrebbe rasentare l’assurdo per alcuni e persino generare un certo rifiuto in altri spettatori. La verità, però, è che riesce ad affascinare, soprattutto il pubblico più giovane. Il film è un barlume di luce che ci attraversa, che ci dà speranza e che ci trasmette la voglia di vivere e di celebrare la vita dei giovani.

In un momento in cui gli unici musical di successo provengono da Broadway, Holy Camp ci ricorda che non ci sono confini o limiti per esprimere l’arte. Per questo è importante sostenere i giovani talenti e dare più spazio alle produzioni non americane.

Holy Camp: quale percorso scegliere?

Holy Camp è ambientato in un campo estivo gestito da suore che si chiama La Brújula (la bussola in italiano). Il nome è più che azzeccato, perché il cast corale che compone il film proprio in quel campo troverà il suo destino cercando di non perdere l’orientamento.

I giovani che vivono nel campo non hanno molto interesse per la religione o le attività religiose, sono lì per divertirsi, sgattaiolare via e fare festa come qualsiasi adolescente della loro età. María e Susana sono due amiche con una grande passione per la musica, in particolare per l’elettronica latina e non hanno idea di chi sia Whitney Houston.

 

Come tutte le adolescenti, sognano di avverare i loro desideri, che, per quanto irrazionali possano sembrare, rendono la loro vita un po’ più sopportabile. Vogliono avere successo, vogliono farsi strada nel mondo della musica, sono innocenti e si entusiasmano facilmente.

Entrambe vivono alla giornata, preoccupandosi del presente e pensando solo a divertirsi. Nel corso del film dicono spesso: “Intanto facciamolo e poi si vedrà!”. Questo motto rappresenta chiaramente l’atteggiamento delle ragazze verso la vita, ovvero non dare troppo peso a nulla e che l’importante è vivere il presente, senza preoccuparsi troppo del futuro.

Suora che parla con un'adolescente

Questo atteggiamento contrasta nettamente con la rettitudine di Suor Milagros e Suor Bernarda. Suor Milagros è giovane e molto permissiva con le ragazze, motivo per cui non viene presa molto sul serio e le ragazze si approfittano della sua bontà. Suor Bernarda, al contrario, è una donna devota che ha intenzione di mettere sulla retta via i più giovani anche se i suoi metodi sono poco ortodossi e obsoleti.

Rispondere alla “chiamata”: alla scoperta di se stessi

Nel corso del film, ognuno dei personaggi scoprirà aspetti di sé che non conosceva e traccerà il proprio percorso personale. L’argomento religioso anticipato dal titolo del film è legato al personaggio di María e al suo incontro con Dio. Quella “chiamata” celeste che le farà ripensare alla sua vita, al suo futuro e al suo ruolo nel mondo. La chiamata si manifesterà in modi diversi per ogni personaggio, non solo nella forma di Dio, ma soprattutto dell’amore e della scoperta di sé.

 

Infine, porterà all’accettazione delle diverse realtà e singolarità dei personaggi. Il vecchio e il nuovo, i vecchi valori e quelli moderni… ma, alla fine, prevalgono i sentimenti, l’amore, l’accettazione e il rispetto.

In breve, Holy Camp è un musical divertente, necessario e capace di trasmettere il vero significato di una “chiamata”, nel senso più simbolico di scoperta personale che porta un raggio di luce e voglia di vivere in questi tempi un po’ bui.

“Intanto facciamolo e poi si vedrà!”

-Holy Camp!-