Pensieri di Krishnamurti per riflettere su noi stessi

· 7 giugno 2016

Krishnamurti è universalmente considerato uno dei più grandi pensatori e maestri religiosi di tutti i tempi; si rese noto per la sua grande saggezza, ricoprendo il ruolo di guida spirituale per molte persone in tutto il mondo. I suoi argomenti principali invitano ad una rivoluzione psicologica che parte da ognuno di noi. Le riflessioni di Krishnamurti ci aiutano ad approfondire la conoscenza del nostro vero essere.

I temi affrontati da Krishnamurti ci avvicinano alla sperimentazione di questo processo di conoscenza di sé; questo a partire dalla nostra esperienza di vita, dalla nostra anima, non invece da tutto ciò che proviene dall’esterno e da quanto di teorico assorbiamo. Ci invita a dubitare, a domandare e mantenere dello scetticismo di fronte a tutto ciò che ci si presenta, incluse le nostre proprie esperienze, pensieri, idee e conclusioni.

La scoperta di se stessi è un processo che dura dalla nostra nascita fino alla morte, nel quale possiamo contare sulle risorse necessarie ad avvicinarci alla nostra propria natura, in costante cambiamento.

È normale abituarsi all’inganno nel quale viviamo. Non desideriamo sapere davvero chi siamo. Aspiriamo alla felicità, all’equilibrio, alla sicurezza e all’armonia, ma diviene tutto un autoinganno se non siamo disposti a passare per ogni nostro stato. Se cerchiamo dolore, rabbia, tristezza, nostalgia, pianto e angoscia, arriviamo a perdere ciò che siamo.

Creiamo i nostri propri dolori, vivendo attraverso l’attaccamento e la paura di non essere apprezzati dagli altri. Non siamo disposti a sperimentare la nostra natura umana.

“Se sono solo interessati alla crescita personale, non arriveranno a capire se stessi, ossia non comprenderanno ciò che sono.”

-Krishnamurti-

Krishnamurti e la natura del pensiero

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Il pensiero ci serve come grande strumento per generare energia, per stimolarci a fare ciò che desideriamo. Abbiamo creato questa società in cui viviamo a partire dal pensiero. Ma che cos’è il pensiero? Krishnamurti studiò principalmente quest’argomento: il pensiero è basato sulla nostra conoscenza, la sua struttura è quella di conoscenza – memoria – pensiero.

La conoscenza proviene da ciò di cui facciamo esperienza, e questa sarebbe l’origine del pensiero. Dato che l’esperienza risulta limitata, la conoscenza è limitata, la memoria è limitata e anche i nostri pensieri sono limitati. Tutto quello che creiamo, dunque, possiede una natura limitata. Le nostre divinità e le nostre credenze, i nostri progressi e le nostre scoperte: tutto ha una struttura limitata, che si può sempre ampliare e confutare.

Anche il pensiero genera paura

Paura di restare soli, paura dell’abbandono, paura di non andare a genio alle altre persone, paura di non arrivare dove vogliamo, paura del rifiuto, di non venire accettati, di perdere il lavoro; paura di quanto possa succedere in futuro, ecc.

Tutte queste paure le creiamo da soli, impedendo il nostro sviluppo personale, limitando la nostra mente a pensare a ciò di cui abbiamo paura. Ci trasformiamo in persone timorose della vita, pensando al futuro, al passato e a come adattarci rapidamente alla paura. Come afferma Krishnamurti, questa sorge quando desideriamo sicurezza:

Se si cerca sicurezza nel legame, questo diventa un investimento per ottenere conforto, quindi un’illusione. I rapporti sono molto incerti, questa è la loro grandezza; se vi cerchiamo sicurezza, ne ostacoliamo la funzione, con le relative conseguenze e disgrazie.

Quando l’insicurezza si trasforma in dipendenza, come è inevitabile che succeda, abbandoniamo quella relazione specifica e ne cerchiamo una nuova che ci offra la speranza di ottenere sicurezza duratura. Tuttavia, non esiste la sicurezza in un rapporto e la dipendenza genera solo timore.

Senza la comprensione del processo della sicurezza e della paura, il legame diviene un ostacolo vincolante, un cammino verso l’ignoranza e, di conseguenza, tutta l’esistenza diviene lotta e dolore, senza alcuna uscita se non quel retto pensiero che arriva dalla conoscenza di sé.”

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La paura distrugge l’amore

Krishnamurti ci trasmette un messaggio chiaro: non è possibile amare quando c’è la paura. L’amore è incapace di fronte alla paura, allo stesso modo in cui la paura non può nulla quando esiste l’amore vero. Sono energie opposte.

Comprendendo l’origine della paura, possiamo a sua volta capire la natura dell’amore. È una cosa comune a tutti gli esseri umani; abbiamo paura della morte e della perdita, ma l’attaccamento fa sì che non possa esistere l’amore.

La paura della morte l’abbiamo creata attraverso le nostre credenze riguardo a cosa sia la morte; ma non sappiamo cosa sia, non abbiamo provato cosa significhi morire. Stiamo morendo mentre viviamo, costantemente. Krishnamurti insiste su questo: vivere è morire.

Questo messaggio di grande profondità ci mostra l’assurdità dei nostri pensieri, che generano le paure che ci impediscono di vivere in libertà.

Possiamo vivere abbandonando ciò a cui ci leghiamo ogni giorno? Con questa domanda Krishnamurti ci indica cosa sia vivere e ci invita a liberarci dalle nostre paure, in modo da poter sperimentare l’amore.

“Voglio verificare da me cosa significhi morire, cosa significhi liberarmi completamente da tutto ciò che l’uomo ha creato, incluso me stesso.”

-Krishnamurti-