La necessità di “spegnere il cervello”

28 marzo 2015 in Psicologia 50 Condivisi

Quotidianamente le persone utilizzano l’espressione “spegnere il cervello” per riferirsi alla necessità di eliminare lo stress, vale o dire, quel desiderio di poter dimenticare le ansie e le preoccupazioni legate alle responsabilità e ai doveri della vita di tutti i giorni. Per soddisfare questa necessità, ricorriamo a diverse attività contro lo stress, come ad esempio prendersi delle piccole vacanze oppure ascoltare della musica, uscire a fare una corsa oppure farsi un bel bagno caldo.

Come funziona lo spegnimento automatico?

Ben oltre la scelta consapevole e deliberata su cosa fare o quale strada intraprendere per ridurre lo stress, la realtà è che il nostro cervello possiede un meccanismo di “spegnimento automatico” che si avvia quando superiamo certi livelli di stanchezza. Questo significa che, anche se noi non “spegniamo” il cervello in maniera consapevole, quest’ultimo lo fa al posto nostro. Può anche prendersi una vacanza se “decide” che è necessario per la nostra salute.

Questo meccanismo funziona in maniera molto particolare. Ad esempio, vi è mai capitato di non riuscire a concentrarvi sul lavoro nonostante vi sforzaste di farlo? Questo è un chiaro esempio dello spegnimento automatico del cervello, in quanto la mente, impedendo la corretta concentrazione, vi obbliga a dedicarvi ad altri compiti che richiedano uno sforzo cognitivo minore.

Le ricerche scientifiche

Diversi ricercatori dell’università del Wisconsin hanno scoperto che esistono certe cellule nervose che si spengono per brevi periodi di tempo durante lo svolgimento di attività che non le richiedono. È una sorta di “sonno programmato” perché questi neuroni entrano in uno stato simile a quello del sonno. In altre parole, il cervello addormenta alcune delle sue parti.

Il professor Andrew F. Leuchter, dell’Università della California, ha scoperto che le persone depresse hanno seri problemi nel momento in cui vogliono “spegnere il cervello”. Lo studio di Leuchter ha coinvolto 121 volontari affetti da diversi tipi di depressione per valutare la sincronizzazione delle onde cerebrali con diverse aree del cervello.

Tra le aree cerebrali a riposo, queste persone hanno presentato una maggiore interconnessione e attività. Ma questo fatto, lungi da essere un aspetto favorevole, ha rivelato che i loro cervelli non si spengono automaticamente, in quanto non si riconoscono gli stati di saturazione.

In conclusione, le persone con sindrome depressiva si ritrovano in un circolo vizioso di pensieri da cui fanno fatica a uscire. Questo perché le persone depresse non sono in gardo di controllare lo scambio cognitivo tra alcune delle loro aree cerebrali, di conseguenza non riescono a spegnere quelle che non sono in attività. Vale a dire che la forte interazione che dimostrano di avere le persone depresse non rappresenta un vantaggio, al contrario, impedisce loro di raggiungere lo “spegnimento” di cui hanno bisogno.

Puntare sul cambiamento

Non tutto è perduto: uscire da questo circolo di pensieri ricorrenti è possibile. Al giorno d’oggi, esistono numerose tecniche pensate per combattere la depressione e, anche se i risultati non sono visibili, senza ombra di dubbio sono utili ad allenare e ri-educare il cervello. Come tutti i cambiamenti della vita, anche questo deve essere graduale in quanto richiede tempo, dedizione e, cosa più importante, un sincere interesse a voler migliorare la propria qualità di vita.

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