La storia di una delle canzoni più belle

9 giugno 2015 in Curiosità 1 Condivisi

“Ne me quitte pas” di Jacques Brel è la più bella canzone di tutti i tempi, infatti ha ricevuto numerosi premi. In realtà, è la storia del cantautore umiliato e lasciato dalla fidanzata “Zizou”. La canzone fu pubblicata per la prima volta nel 1959 da Warner Chappell e compare nel disco “La Valse à Mille Temps”. Da quel momento, ne sono state registrate molte versioni, tra le più famose ricordiamo quella di Edith Piaf, di Charles Aznavour, di Nina Simone, di Frank Sinatra, di Julio Iglesias e di Madonna, oltre al fatto che la canzone è stata tradotta in molte lingue.

Ma cosa si nasconde dietro le belle, ma tristi parole di questa canzone? Una storia drammatica, senza ombra di dubbio. Jacques Brel conquistava il pubblico con la sua drammaticità sul palco, era una sorta di “Dandy” che faceva sospirare le donne con una lingua così sensuale com’è il francese.

Durante la sua fase di artista nei club, Brel conosce una donna di nome  Suzanne Gabriello, un’attrice comica, sensuale ed intelligente. Il colpo di fulmine non tardò ad arrivare, ma il sentimento che legava i due innamorati è diventato odio, per diversi motivi. La nuova “fidanzata” di Brel è mora, con una bellissima risata. Lui si dedicherà completamente a lei per cinque anni, un periodo pieno di incomprensioni, intrighi e tanto altro. Il loro è una specie di amore proibito, strano e appassionato nella Parigi moderna. La storia tra Brel e Zizou è davvero melodrammatica.

Bisogna ricordare che Brel aveva una moglie, Therese Michielsen, e tre figli. La sua famiglia viveva in un sobborgo della capitale francese. Brel doveva trovare qualsiasi scusa per poter vedere la sua amante. L’amico Georges Pasquier lo aiuta coprendo le sue bugie e permettendogli di mantenere l’immagine di marito fedele e padre esemplare pur facendo parte del mondo dell’arte e dello spettacolo, che non era proprio considerato rispettoso all’epoca. Dopo due anni di pressioni da parte di Zizou e le continue bugie di Brel, la moglie Miche (questo il suo soprannome) e i bambini fanno ritorno a Bruxelles. Nel frattempo, Brel affitta una stanza in un appartamento a Place de Clichy per poter stare con la sua amante.

Dopo poco tempo, Zizou rimane incinta, ma Brel nega di essere il padre del bambino e dice che non lo riconoscerà come suo figlio. Questo è l’inizio della fine di una storia veramente patetica. Furiosa, Zizou minaccia di denunciare e portare Brel in tribunale per far vedere alla gente che razza di persona lui sia in realtà. Brel, a quel punto, va a Bruxelles dalla moglie legittima. In quel periodo scrive il testo della canzone “Ne me quitte pas”.

Per quanto riguarda la musica, questa canzone si rifà alla melodia della  “Rapsodia Ungherese N°6”, di Franz List (anche se lui stesso lo nega). Alla canzone vengono apportati numerosi cambiamenti prima di essere finalmente registrata. La bella cantante Simone Langlois la interpreta per la prima volta. Qualche mese più tardi è lo stesso Jacques Brel a registrarla. La canzone, infatti, compare nel suo quarto album, “La Valse à Mille Temps”.

Edith Piaf, un’altra famosa cantante che ha registrato una versione di “Ne me quitte pas”, dichiarò di non essere d’accordo con il comportamento di Brel, in quanto era a conoscenza delle sue “avventure amorose parigine”. Tuttavia, non sapeva che la canzone parlasse proprio della storia del cantante, pensava che fosse una specie di inno di come gli uomini vedono l’amore e possono umiliarsi per una donna. La canzone è una sorta di ode all’umiliazione maschile e maschilista, anche se in realtà non è altro che il purgatorio o l’inferno dello stesso cantautore.

È una canzone disperata, parla di una rottura tragica, dell’abbattimento di un uomo quando cade, della disperazione, dell’agonia mentale e della morte dei sentimenti. Gli esperti dicono che Brel stia citando Dostoevskij quando canta “fa di me una cosa tua, il tuo cane” e suggeriscono anche che ci siano riferimenti a García Lorca per quanto riguarda il tesoro perduto e l’immagine servile dell’uomo.

Si potrebbe dire che lo stesso Brel odiasse questa canzone perché gli ricordava l’amante Zizou, la palpabile definizione di ciò che stava succedendo nella sua mente e nel suo cuore. Una specie di catarsi per i suoi peccati. Jacques Brel è morto a 49 anni per embolia polmonare (era un fumatore incallito). Il suo corpo riposa nella Polinesia francese, a sud dell’Isola di Hiva Oa, nello stesso posto del suo pittore preferito, Paul Gauguin. Dal canto suo, Suzanne Grabiello è morta di cancro nel 1992, all’età di 60 anni. È sepolta a Parigi. Verrà sempre ricordata per essere stata la “dolce pazzia” di un musicista belga.

Traduzione del testo di “Ne me quittes pas”:

Non mi lasciare,
bisogna dimenticare,
tutto si può dimenticare
che già fugge via,
dimenticare il tempo
dei malintesi
e il tempo perso
a chiedersi come,
dimenticare queste ore
che uccidevano a volte
a colpi di perché
il cuore della felicità,
non mi lasciare,
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare

Io ti offrirò
perle di pioggia
venute da quei paesi
dove non piove (mai),
Io scaverò la terra
fin dopo la mia morte
per ricoprire il tuo corpo
di luce e di oro
creerò un regno,
dove l’amore sarà re,
dove l’amore sarà legge,
dove tu sarai regina,
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare

Non mi lasciare
inventerò per te
delle parole prive di senso
che solo tu comprenderai
ti parlerò
di quegli amanti
che hanno visto due volte
i loro cuori accendersi
ti racconterò
la storia di questo re
morto per
non averti potuto incontrare
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare

Si è visto spesso
riaccendersi il fuoco
dell’antico vulcano
che qualcuno credeva troppo vecchio
Sembra si siano viste
terre bruciate
dare più grano
del migliore aprile
E quando viene sera,
perché il cielo prenda fuoco
il rosso e il nero
non devono sposarsi?
non mi lasciare,
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare

Non mi lasciare,
non piangerò più,
non parlerò più,
mi nasconderò lì
a guardarti
danzare e sorridere
e ad ascoltarti
cantare e poi ridere,
lasciami diventare
l’ombra della tua ombra,
l’ombra della tua mano,
l’ombra del tuo cane,
non mi lasciare,
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare

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