L’attaccamento e la sua importanza nella costruzione del mondo emotivo dell’adulto

· 23 luglio 2015

Lo sviluppo di un legame sano e stretto tra il neonato e i suoi genitori è essenziale: esso gli dà fiducia e sicurezza, lo fa sentire amato e protetto, tutti pilastri per la sua crescita e la sua maturità nella vita adulta. In un modo o nell’altro, la natura delle relazioni che abbiamo instaurato durante l’infanzia sarà determinante anche per i legami più intimi che stringeremo durante tutta la vita. Se da bambini abbiamo vissuto un attaccamento adeguato e sano, è probabile che nella vita adulta stabiliremo con gli altri lo stesso tipo di relazione.

Se, invece, questo attaccamento in tenera età è stato negativo o disfunzionale, questo ci influenzerà moltissimo. Può darsi che ci renda diffidenti, che ci faccia aver paura di instaurare rapporti duraturi e ci faccia temere che gli altri ci feriscano o ci abbandonino. Secondo gli psicologi evoluzionisti, se le relazioni di attaccamento nell’infanzia non sono state adeguate, c’è un’alta possibilità che i processi di pensiero siano negativi e che in un determinato momento della vita si soffra di depressione.

L’attaccamento durante l’infanzia

La teoria dell’attaccamento venne formulata dallo psichiatra britannico John Bowlby; secondo il punto di vista degli evoluzionisti, è essenziale che i genitori del bimbo stabiliscano continuamente relazioni di affetto e di attenzione con lui. Queste interazioni permettono ai bambini di esplorare il loro ambiente con sicurezza, sapendo di essere difesi e curati. L’affetto apporta consapevolezza di sé stessi e delle proprie capacità, per quanto siano ancora piccole.

Ma quando un bambino sperimenta l’abbandono da parte dei genitori oppure riceve maltrattamenti o abusi, la relazione di attaccamento non solo si rompe, ma diventa per lui nociva e minacciosa. Questo tipo di avvenimenti provoca in noi una risposta emotiva specifica: paura, insicurezza, bassa autostima, sfiducia in sé stessi e addirittura rabbia. Sicuramente, si tratta di esperienze che la persona si porterà dentro tutta la vita, sfociando, in qualche momento della vita adulta, crisi o disturbi emotivi che possono degenerare in depressione.

Maturità e attaccamenti negativi

Secondo gli psicologi evoluzionisti, le persone che in tenera età hanno sperimentato questo tipo di esperienze possono presentare due forme di attaccamento negativo:

  • Lo scostante-sdegnato: in questo caso l’adulto cerca di nascondere le sue emozioni per un meccanismo di difesa; non mostrandosi, pensa di proteggersi e che nessuno possa fargli del male. È inoltre possibile che abbia idealizzato un determinato tipo di relazione e sembra che nessuno corrisponda alle sue necessità; per questo motivo la sua vita emotiva è un continuo fallimento. È esigente e, allo stesso tempo, sfuggente; chiede, ma non sa offrire. E, talvolta, questi continui fallimenti finiscono per trasformarsi in depressione.
  • Il persistente-preoccupato: sono persone che vivono costantemente con la paura di perdere le loro relazioni, che si tratti di amicizie o di relazioni di coppia; possono arrivare ad essere veramente ossessivi. Mostrano anche atteggiamenti di autocritica e un certo vittimismo … Sanno di star facendo male agli altri, ma allo stesso tempo, enfatizzano il loro bisogno di sentirsi amati. Attraversano stati d’animo complessi in cui l’ansia e la paura di essere abbandonati sono il fulcro di tutte le loro preoccupazioni, fino ad arrivare all’estremo di cadere in depressione.

Come potete vedere, la complessità della questione dell’attaccamento durante l’infanzia può essere determinante; per cui ogni padre, ogni madre e ogni tutore ha l’obbligo di mostrare affetto ai piccoli, di dar loro sicurezza e attenzione. La nostra infanzia è la base della nostra felicità adulta.