L’insonnia: un mostro notturno nelle nostre vite

2 agosto 2016 in Psicologia 4 Condivisi

Molti bambini hanno paura del buio e dei mostri che quest’ultimo può nascondere. Mostri che s’infilano sotto il letto, li rapiscono mentre sono addormentati o potrebbero sbucare e spaventarli se si alzano nel cuore della notte per andare in bagno. Per fortuna questi mostri dell’infanzia sono immaginari. Al contrario, però, esiste un mostro reale che può fare la sua comparsa di notte nella vita dei bambini e, molto più spesso, in quella degli adulti: l’insonnia.

L’insonnia rientra tra i disturbi del sonno, i queli si dividono in due grandi gruppi: dissonnie e le parasonnie. Nelle prime rientrano i disturbi che alterano la quantità, la qualità e l’orario del sonno, mentre nel caso delle parasonnie si verificano +eventi anormali associati al sonno, come gli incubi. L’insonnia, quindi, rientra nella categorie delle dissonnie.

Cos’è l’insonnia e come si manifesta

Anche se esistono persone che hanno naturalmente un sonno “buono” o “cattivo” e che hanno abitudini diverse (mattiniere o nottambuli), ci sono chiari indizi che indicano se una persona soffre di insonnia. Il punto in comune più evidente è il malessere che la persona arriva a provare nella sua vita per colpa della mancanza di sonno, che non riesce a conciliare per diversi fattori, spesso relazionati con le sue abitudini.

Per distinguere una difficoltà passeggera nel conciliare il sonno da un’insonnia vera e propria, gli specialisti segnalano che quest’ultima deve avvenire per 3 o più notti alla settimana e per un periodo minimo di 3 mesi.

L’insonnia è un disturbo del sonno che rientra nella categoria delle dissonnie, caratterizzata da una difficoltà persistente o per un’incapacità di iniziare e/o mantenere il sonno. Alle persone che soffrono di insonnia capita anche di svegliarsi troppo presto, anche se si sono addormentate molto tardi.

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Come distinguere l’insonnia da altri problemi del sonno

Come abbiamo detto, l’insonnia fa parte delle dissonnie, per cui, prima di tutto, il vostro sonno deve essere “normale”, non devono verificarsi fenomeni strani come gli incubi, ma dovete avere problemi nella quantità, nella qualità e negli orari del sonno.

Per differenziare l’insonnia primaria da altri disturbi simili, il primo passo è conoscerli. La cosa certa è che, anche se hanno caratteristiche comuni, non sono causati dagli stessi fattori e, quindi, non necessitano dello stesso trattamento. Vediamo, quindi, quali sono i diversi disturbi del sonno:

  • Disturbi relazionati con la respirazione durante il sonno, come l’apnea o l’ipoventilazione alveolare
  • L’ipersonnia primaria, come la Sindrome di Kleine-Levin
  • La narcolessia
  • I disturbi del ritmo circadiano (dovuti a sonno ritardato, jet-lag, turni di lavoro)
  • Disturbi del sonno non specifici, come la sindrome delle gambe senza riposo o il mioclono notturno
  • Disturbi dovuti al consumo di sostanze che alterano la quantità e qualità del sonno (caffeina, farmaci, droghe)
  • Disturbi del sonno secondari derivati da malattie o altre patologie

Una volta scartate tutte queste cause, possiamo star certi che la nostra è un’insonnia primaria, vale a dire che non è dovuta ad un’altra causa organica oppure ad un altro disturbo psicologico. A volte l’insonnia può comparire come conseguenza della depressione, per esempio; in questi casi, il trattamento sarà diverso rispetto a quando si verifica in modo isolato.

Come influisce l’insonnia sulla nostra vita?

La mancanza di sonno può essere davvero esasperante per chi ne soffre: non solo la persona si sente stanca, ma la fatica accumulata causa apatia, mancanza di concentrazione ed irritabilità. Non dormire a sufficienza influisce direttamente sulla nostra energia per ovvi motivi, e questo avrà delle ripercussioni sul nostro lavoro e sulle nostre relazioni di coppia o con gli amici.

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La mancanza di sonno influisce anche sulla nostra capacità di relazione, apprendimento e memoria. Anche se molte persone famose si definiscono “nottambule”, questo non deve trarci in inganno. Può essere che, anche se non dormono di notte, dormano a sufficienza di giorno, e questa, anche se non è l’abitudine prevalente nella popolazione, non può considerarsi insonnia.

Dobbiamo anche tenere in considerazione il fatto che certi lavori hanno un orario più flessibile; non è la stessa cosa dedicarsi alla scrittura che lavorare come autista di un autobus. Non dormire nel primo caso potrebbe essere relativamente sopportabile, mentre nella seconda situazione la mancanza di sonno può portare a conseguenze davvero disastrose.

I migliori trattamenti contro l’insonnia

Se state attraversando un periodo di insonnia grave, in cui vi sentite incapaci di conciliare il sonno per giorni interi, il vostro medico di base può prescrivervi delle benzodiazepine o farmaci ipnotici. Questi ultimi sono i più indicati in caso di insonnia e vengono smaltiti dal corpo nel giro di circa 5 ore, il che causa una minore dipendenza.

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Queste medicine, però, sono solo un aiuto momentaneo contro l’insonnia, perché questo problema ha come cause generali diversi fattori ambientali e comportamentali che sono specifici per ogni persona. Per questo è consigliabile rivolgersi ad uno psicologo clinico con una formazione cognitivo-comportamentale, che possa aiutarvi a sconfiggere l’insonnia. Le tecniche più adottate in questi casi sono:

  1. Controllo degli stimoli: controllare la temperatura e il rumore del luogo in cui si dorme, evitare di trascorrere del tempo nella camera da letto realizzando altre attività come studiare o vedere un film. Anche se si consiglia di leggere prima di dormire, poiché si tratta di un’attività che concilia il sonno, è bene cercare di farlo fuori dal letto.
  2. Restrizione del sonno: si tratta di una tecnica inventata da Spielman, che consiste nel ridurre le ore di sonno durante alcuni giorni, finché la persona non crollerà addormentata da sola. Attenzione, però, a non ridurre le ore a meno di 4 ore al giorno.
  3. Intenzione paradossa: consiste nel contraddire il nostro desiderio. Se sappiamo che dobbiamo dormire, cerchiamo invece di pensare che è necessario rimanere svegli. È stato dimostrato che questa lotta cognitiva “paradossale” finisce con l’indurre sonnolenza.
  4. Tecniche di rilassamento come il training autogeno e il rilassamento progressivo.
  5. Igiene del sonno: migliorare la consapevolezza della persona riguardo alle abitudini che favoriscono il sonno (diminuire la quantità di caffeina, fare sport, correggere l’alimentazione, evitare l’alcol).
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