L'uomo senza nome: reinvenzione di un genere

Il cinema fa parte della nostra vita, lascia un segno, un'eredità immortale e indelebile. Nonostante il tempo, i film di Sergio Leone continuano a ottenere proseliti. Clint Eastwood ottenne la fama interpretando l'inconfondibile uomo senza nome.
L'uomo senza nome: reinvenzione di un genere

Ultimo aggiornamento: 23 maggio, 2021

Cappello sfilacciato, poncho immortale, sigaro eterno e sguardo penetrante sono alcuni tratti distintivi del misterioso personaggio conosciuto come l’uomo senza nome. Un uomo che cambiò per sempre l’immagine dell’eroe del selvaggio west, un personaggio portato in vita da niente meno che Clint Eastwood.

Questo archetipo era già conosciuto in Per un pugno di dollari nel personaggio di Joe che, in gergo americano, è anche un termine usato per riferirsi a qualcuno come “ragazzo”, “giovanotto”.

In Per qualche dollaro in più, è conosciuto con il soprannome di “il monco” e, infine, in Il Buono, il Brutto e il Cattivo, come “il biondo”. Il suo nome, come il suo passato, è un mistero assoluto.

La sua immagine è associata a un genere che è durato poco, ma ha lasciato un segno importante nella storia del cinema. Stiamo parlando dello spaghetti western e di una delle rivoluzioni più importanti del genere: la nascita dell’uomo senza nome.

Spaghetti western

Il western nordamericano aveva insistito nel presentarci eroi i cui valori erano in contrasto con i territori attraverso i quali si muovevano, territori pullulanti di indiani, banditi e città senza legge.

In Europa, questo genere era eccitante: per un continente così antico senza nient’altro da scoprire, incontrare territori lontani e inesplorati era affascinante.

In un articolo della rivista Área Abierta dell’Università Complutense di Madrid, viene affrontata l’idea mitizzata degli stereotipi e del modo in cui questo genere affascinò l’Europa. Seguendo il percorso medievale, il western incarnava l’archetipo dell’eroe tracciando una linea ferma che separava il bene e il male.

In Europa non potevamo più credere alle fate o agli esseri mistici, ma potevamo credere a culture lontane, a uomini selvaggi “dalla pelle rossa”. I registi europei abbracciarono il genere più americano che esistesse. I tedeschi furono i primi a provarlo e, a poco a poco, l’onda del western europeo avrebbe trascinato anche il resto del continente.

Tra gli anni ’60 e ’70 iniziano a fiorire innumerevoli produzioni a cui partecipano diversi paesi europei, tra i quali spiccano Spagna e Italia. La Spagna, grazie alla sua particolare geografia, era il luogo ideale per ricreare gli aridi paesaggi nordamericani.

Queste produzioni di solito non avevano budget elevati e generavano il rifiuto della critica; per questo motivo, iniziarono a chiamare questo genere spaghetti western, chiaramente dispregiativo. Un uomo però riuscì a rivalutare il genere, e quell’uomo era Sergio Leone.

La sua impronta è fondamentale e ha ispirato registi come Quentin Tarantino, Martin Scorsese o persino George Lucas. Ma il riconoscimento non ha sempre accompagnato Leone e, soprattutto negli Stati Uniti, la rivendicazione del suo cinema sarebbe stata tardiva.

Leone reinventò un genere e diede a Clint Eastwood, che allora era quasi sconosciuto, l’opportunità di interpretare uno dei personaggi più iconici del cinema: l’uomo senza nome. Spezzò l’archetipo dell’eroe del western nordamericano per darci un personaggio di dubbia moralità, misterioso e che spara non solo agli indiani, ma a chiunque si trovi sulla sua strada.

L’uomo senza nome: rompere la dicotomia tra il bene e il male

Nella tradizione medievale, l’eroe è presentato attraverso le sue origini e i suoi valori vengono esaltati. Questa impronta è sopravvissuta nella nostra cultura, e la ritroviamo di solito nei supereroi nei fumetti.

Sappiamo tutto dell’eroe che, ovviamente, incarna una morale radicata nella società in cui vive. Serve a mostrarci onore e nobiltà e che vengono portati all’estremo, alla perfezione.

L’idea dell’eroe è profondamente legata al momento in cui è concepita. Così, nei western, sono molto presenti l’orgoglio della sua storia, della conquista dell’occidente e dei valori della civiltà. Ma questo non è il caso negli spaghetti western di Leone.

Nei film che compongono la famosa Trilogia del dollaro, Clint Eastwood ha dato vita all’uomo senza nome, un personaggio che ha offuscato i valori e ha trasformato il genere.

Potremmo classificare l’uomo senza nome più come un antieroe che come un eroe. Non sappiamo nulla del suo passato, è guidato dai soldi e ha una freddezza assoluta.

Il suo aspetto e il suo guardaroba ci fanno intuire che ha conosciuto diverse culture e la sua origine è incerta.

Cowboy che parlano.

I silenzi prendono il sopravvento sul cinema di Leone e diventano un segno distintivo del suo protagonista. I personaggi non risultano piatti, sappiamo molto su di loro, un buon esempio sarebbe Tuco in Il Buono, il Brutto e il Cattivo o la trama oscura tra Indio e il colonnello Mortimer in Per qualche dollaro in più.

L’uomo senza nome contrasta gli altri personaggi di cui conosciamo interessi, motivazioni e passato. È buono o cattivo? Un eroe o un antagonista?

La dicotomia è spezzata, si fonde nell’uomo senza nome per presentarci un personaggio che si trova a metà di tale linea. Sembra che la sua unica motivazione siano i soldi e non esita a usare la violenza in qualsiasi situazione. Tuttavia, non possiamo dire che sia del tutto malvagio.

Il suo aspetto sporco, il suo cipiglio e il suo fare freddo lo fanno apparire come un uomo inquietante e totalmente imprevedibile. Un archetipo che si ripete per tutta la trilogia e che può essere versionato, modificato, riutilizzato e trasferito ad altre ambientazioni.

È così che l’abbiamo visto nel film Il cavaliere pallido, diretto e interpretato da Eastwood, in cui il protagonista è anche un fuorilegge che si muove tra il bene e il male ed è conosciuto come “il predicatore”.

Sergio Leone non voleva catturare personaggi nobili e gentili, ma la violenza e la disperazione che prendono il sopravvento sui suoi film. In luoghi inospitali, ciò che prevale è la sopravvivenza e gli interessi personali.

L’uomo senza nome non agisce in difesa degli altri, mostra indifferenza verso le ingiustizie e non salverà nessuno se non può beneficiarne lui stesso.

Il cinema come parte della nostra cultura

Quella freddezza di cui parliamo è incorniciata da un mondo violento, ostile e, ovviamente, affatto felice. Per creare quell’atmosfera, Leone ha dato vita a personaggi sporchi, vestiti in abiti impolverati e consumati, con volti inquietanti e rugosi.

In questo modo, è riuscito a fornire un maggiore realismo che contrasta nettamente con l’immagine incontaminata dei personaggi del western americano.

Il volto dell’uomo senza nome è perfettamente riconoscibile, ma Leone si è incaricato di ritrarre minuziosamente tutti i suoi personaggi, anche quelli che compaiono sullo schermo solo per pochi minuti.

È stato alquanto criticato per aver mostrato alti livelli di bruttezza. Una bruttezza che si respira nell’ambiente, che incornicia volti atipici, consumati dal tempo e in attesa della morte.

Il buono il brutto il cattivo.

Primi piani di mani, piedi, volti e sguardi eterni; silenzi infiniti e musica inconfondibile sono alcuni dei tratti distintivi del suo cinema. Un cinema in cui il bene e il male sono relativi, premiato innumerevoli volte.

Il genere ha trascinato molte persone nei cinema, e il suo successo ha portato a uno sfruttamento eccessivo che lo avrebbe fatto cadere sotto il suo stesso peso.

Parte della magia di questi film risiede nella loro colonna sonora, composta da Ennio Morricone, autore di molte delle più indimenticabili colonne sonore dei film. Ancora attivo a 90 anni, nel 2019 ha intrapreso l’ultimo tour della sua carriera.

Leone e Morricone formavano un duo inconfondibile e avevano una prerogativa comune: che la musica venisse scritta prima, cioè prima che la scena fosse girata. In questo modo si ottiene una simbiosi eccezionale che va ben oltre lo schermo.

Lo stesso Stanley Kubrick ammirava il lavoro di Leone in C’era una volta il West, e applicò la stessa tecnica del regista italiano al suo film Barry Lyndon.

L’impronta rimane indelebile a tal punto che, nel 2017, è uscito il documentario Salvate Sad Hill, che è stato nominato per il premio Goya e in cui viene presentata l’omonima associazione incaricata di recuperare il mitico cimitero di Il Buono, il Brutto e il Cattivo nella provincia di Burgos.

Il cinema è anche arte, cultura e, ovviamente, patrimonio. Dobbiamo contribuire alla sua memoria, in modo che non cada nell’oblio.

“Io dormirò tranquillo, perché so che il mio peggior nemico veglia su di me”.

-L’uomo senza nome, Il Buono, il Brutto e il Cattivo