Neuroarchitettura: ambiente e cervello

La neuroarchitettura è una disciplina che studia come l'ambiente modifica il cervello e, quindi, il comportamento. In questo articolo vi mostreremo gli elementi architettonici più importanti che influenzano lo stato mentale.
Neuroarchitettura: ambiente e cervello
Sergio De Dios González

Revisionato e approvato da lo psicologo Sergio De Dios González.

Scritto Sonia Budner

Ultimo aggiornamento: 16 febbraio, 2023

Sebbene la neuroarchitettura sembri una nuova disciplina, in realtà sta per compiere i suoi primi 70 anni di vita. Ben sette decenni in cui il suo obiettivo centrale non è mai cambiato. La sua funzione è creare spazi capaci di suscitare felicità, garantire benessere, produttività e migliorare la qualità di vita. Insomma, edifici e costruzioni fatti apposta per ridurre lo stress e l’ansia.

Punto d’incontro tra neuroscienze e architettura, all’interno della neuroarchitettura lavorano gomito a gomito architetti e neuroscienziati. Questa sinergia interdisciplinare ha lo scopo di progettare spazi ed edifici focalizzati sul funzionamento del cervello di coloro che, poi, andranno a viverci o lavorarci.

La posizione delle finestre, gli angoli delle pareti e dei mobili, i colori, le travi, gli spazi aperti e i suoni, ma non solo, sono le componenti su cui si basa questa scienza “condivisa”.

Cos’è la neuroarchitettura?

Vista dall’approccio alla creazione di edifici che influenzano il funzionamento del cervello, si potrebbe dire che è una disciplina che risale ai primi edifici gotici. Anche se, ovviamente, come scienza è molto più giovane.

La neuroarchitettura come la conosciamo ora è nata circa 25 anni fa ed è stata ispirata dalla neuroplasticità del cervello. È una disciplina che è interessata a come l’ambiente modifica la chimica cerebrale e, quindi, le emozioni, i pensieri e i comportamenti.

Il Dr. Fred Gage, neuroscienziato del Salk Institute, era interessato agli effetti sul cervello causati dai cambiamenti ambientali. Il suo interesse si concentrava su come il cervello interpreta, analizza e ricostruisce lo spazio che lo circonda. In questo modo, la neuroscienza fornisce preziosi indizi agli architetti per distribuire gli spazi. La creazione di determinati ambienti fa sì che il cervello avvii dei meccanismi che rilasciano gli ormoni necessari per lo sviluppo di determinate emozioni e sensazioni.

“I cambiamenti ambientali mutano il cervello e quindi modificano il nostro comportamento.”

-Fred Gage-

Architettura moderna

L’influenza psicosociale dell’architettura

Si stima che gli esseri umani trascorrano più del 90% del loro tempo all’interno di edifici. Sapendo che l’ambiente ha un’influenza primaria sul cervello, questo dato ci fornisce molte informazioni. Ci dà un’idea piuttosto chiara dell’importanza di creare edifici più umani, sani e capaci di favorire il benessere. La neuroarchitettura si concentra su aspetti estetici e simbolici.

Le neuroscienze possono mappare il cervello e capire cosa lo stimola. Per esempio, esiste una chiara differenza tra un edificio la cui architettura ispira calma e un altro che ispira ansia. In questo senso, la neuroarchitettura permette di gestire aspetti cruciali, come la quantità e la proiezione della luce o l’altezza dei soffitti. Sa come influenzare la creatività e la produttività. Prende in considerazione l’effetto degli elementi architettonici sul cervello, favorendo un effetto collaborativo o garantendo una maggiore privacy.

L’armonia degli elementi architettonici

Sono già noti diversi elementi architettonici che influenzano lo stato mentale umano. Ad esempio, si sa che i progetti architettonici con angoli marcati o appuntiti favoriscono lo stress. Gli spazi rettangolari esercitano una maggiore sensazione di spazio chiuso rispetto ai disegni a pianta quadrata. L’illuminazione è un altro elemento importante. Una scarsa luce artificiale costringe il cervello a lavorare di più su un compito, il che influenza la produttività.

I soffitti alti sono appropriati per attività creative e artistiche. Al contrario, i soffitti bassi favoriscono la concentrazione e il lavoro di routine. I colori condizionano l’umore, e quindi le decisioni e gli atteggiamenti. Il verde riduce la frequenza cardiaca e allevia lo stress. I toni rossi stimolano i processi cognitivi e di attenzione, quindi sono di grande aiuto nei compiti che richiedono una grande concentrazione mentale.

 

Edifici e cervello

In simbiosi con l’esterno

Negli ultimi anni, la neuroarchitettura ha colto l’importanza degli spazi esterni e della natura per il corretto funzionamento del cervello. È fondamentale quanto la ricarica della batteria dei dispositivi elettronici. La natura dà al cervello la possibilità di disconnettersi e ricaricarsi.

Un altro elemento importante è quando la disconnessione è offerta dalla corteccia uditiva. Questa area cerebrale si occupa di interpretare le vibrazioni del suono. Quando una persona attiva quest’area con la musica di suo gradimento, genera quantità extra di dopamina, ormone che migliora la concentrazione sul lavoro.


Questo testo è fornito solo a scopo informativo e non sostituisce la consultazione con un professionista. In caso di dubbi, consulta il tuo specialista.