Non so come sentirmi: perché e come rimediare?

Le emozioni scaturiscono automaticamente in risposta agli eventi esterni. Ma se non fosse così? Perché a volte non sappiamo come sentirci? Scopriamolo in questo articolo.
Non so come sentirmi: perché e come rimediare?

Ultimo aggiornamento: 29 giugno, 2021

La maggior parte di noi ha difficoltà a gestire le proprie emozioni. C’è chi ha difficoltà a esprimere quello che prova e chi a controllarsi. Tuttavia, alcuni affrontano un dilemma molto più problematico: “Non so come sentirmi!”. Questa affermazione vi è familiare? Se è così, dovreste sapere che non siete soli e non avete perso la testa. In questo articolo scoprirete perché succede.

Per molte persone può essere inconcepibile che qualcuno non sa come sentirsi. Dopo tutto, le emozioni scaturiscono automaticamente. Tuttavia, coloro che lo hanno sperimentato sapranno di cosa stiamo parlando.

L’impotenza di voler reagire e non sapere in che direzione farlo, la confusione provocata dal fatto che queste emozioni non vengono da sole e dobbiamo decidere quale scegliere. Come quasi tutto, anche questo è il prodotto di un apprendimento disfunzionale che possiamo e dobbiamo modificare.

Perché non so come sentirmi?

Questa curiosa situazione si rivela in diversi momenti della vita quotidiana. Per esempio, quando riceviamo il voto di un esame potremmo sentirci felici oppure insoddisfatti.

In quel momento ci rivolgiamo all’ambiente circostante per trovare degli indizi su come dovremmo sentirci. Gli altri si congratulano con noi o non gli danno troppa importanza? Il resto dei compagni di classe hanno ottenuto voti migliori o peggiori?

È molto comune che ciò accada anche durante una discussione, quando qualcuno ci manca di rispetto o ci tratta in modo inappropriato. Sappiamo che non è giusto, eppure non sappiamo se sentirci tristi o arrabbiati. Non è chiaro se vogliamo allontanarci dall’interlocutore o dialogare per cercare di risolvere il conflitto.

Come possiamo essere così insicuri riguardo ai nostri sentimenti? Quando una persona vive questa situazione con frequenza, appare evidente che si è disconnessa da se stessa. Sa bene cosa prova, piuttosto si è privata del diritto di sentire. Quando succede qualcosa, non si chiede in che modo la influenza, ma come il suo ambiente si aspetta che influisca su di lei.

L’attaccamento ambivalente

Se non so come sentirmi, è perché ho imparato a disconnettermi dai miei stati d’animo per prestare attenzione a quelli degli altri. Ciò si verifica quando viene stabilita una relazione di attaccamento ambivalente con i genitori.

I genitori che hanno prodotto questo tipo di attaccamento mostrano reazioni incoerenti fra loro: a volte sono molto attenti al bambino e altre volte passivi, indifferenti o addirittura infastiditi. Questo fa crescere il bambino in un mondo affettivo molto imprevedibile, contro il quale non trova modi o strumenti di controllo.

Oltre a ciò, l’ambivalenza induce il bambino a prestare eccessiva attenzione all’altro. Trasportato nella vita adulta, questo aumenta le probabilità che la persona agisca per soddisfare le aspettative altrui. Cosa penseranno gli altri di me se mi arrabbio? E se divento triste? Quale delle due opzioni mi consentirà di ottenere la sua approvazione?

In genere, si tratta di individui con grandi insicurezze e scarsa autostima. Il bisogno di piacere, di adattarsi, di dare un’immagine appropriata di se stessi pesa di più a livello inconscio.

Cosa fare se non so come sentirmi?

Prima di tutto, non bisogna incolpare se stessi. Disconnettersi dai propri bisogni per occuparsi dell’esterno era un bisogno del passato, una strategia che ha permesso di sopravvivere.

Oggi, in quanto adulti funzionali, dobbiamo dare la priorità a noi stessi e ignorare la paura di essere rifiutati o disapprovati dagli altri. Se non so come sentirmi, è perché non mi sono mai permesso di ascoltarmi liberamente ed è ora di imparare.

Quindi, bisogna iniziare a chiare i propri valori e principi. Cos’è importante per me? Quali sono i miei standard personali e rispetto agli altri? Questo ci aiuterà a capire come ci sentiamo e come desideriamo reagire quando vengono violati.

Soprattutto, bisogna mettere da parte le paure: sia la paura di quello che potrebbero pensare gli altri sia la paura di perderli. La tristezza spesso viene accolta meglio dal nostro ambiente rispetto alla rabbia, quindi scegliamo di mostrarci tristi e sottomessi, anche se vogliamo davvero arrabbiarci. Al contrario, altre volte scegliamo la rabbia senza provarla realmente: pensiamo che questo ci farà apparire più forti e più fiduciosi.

Dimenticate tutti i fattori di condizionamento esterni e iniziate ad ascoltare il modo in cui vi fanno sentire veramente le varie situazioni. All’inizio, sarà difficile, ma con il tempo vi ricongiungerete con voi stessi.

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